C’è anche Stefano Boeri tra i nomi su cui pende una richiesta di custodia cautelare ai domiciliari avanzata ieri dalla procura di Milano che indaga sulla gara per la Nuova Biblioteca europea di informazione e cultura, la Beic, che dovrebbe sorgere nel 2026 in zona Porta Vittoria. Un progetto stellare da 33 mila metri quadri, finanziato con oltre 100 milioni di euro di fondi del Pnrr, di cui otto solo per la progettazione, e un premio da quasi mezzo milione.

Che l’archistar padre del Bosco verticale e presidente della Triennale, oltre che professore del Politecnico, fosse indagato perché accusato di «turbativa d’asta» era noto almeno dall’ottobre del 2023. Ma ora oltre a Boeri i pm Paolo Filippini, Mauro Clerici e Giancarla Serafini, coordinati dall’aggiunta Tiziana Siciliano, hanno chiesto i domiciliari anche per gli architetti Cino Zucchi e Pier Paolo Tamburelli, altri pezzi grossi del panorama milanese.

Il prossimo step sarà il 4 febbraio, quando il gip Luigi Iannelli si dovrà esprimere dopo l’interrogatorio preventivo, una delle novità della recente riforma Nordio. «Sono sorpreso e molto turbato» ma «attendo con fiducia l’incontro con il giudice per le indagini preliminari allo scopo di poter finalmente chiarire la mia posizione», ha commentato a caldo Boeri.

«Collusioni tra i partecipanti»

La procura milanese contesta a Boeri e Zucchi, che facevano parte della commissione giudicatrice, di aver omesso di dichiarare un potenziale conflitto d’interessi dettato, come hanno scritto i pm, dalla «condivisione del medesimo ambiente di lavoro e della coincidenza dei settori di interesse scientifico e accademico» con progettisti poi risultati tra i vincitori del bando indetto dal comune di Milano. Per questo sono state chieste anche misure interdittive per alcuni ricercatori, tra cui Raffaele Lunati e Giancarlo Floridi, che lavoravano nello stesso dipartimento del Politecnico ed erano componenti della cordata che si è aggiudicata il progetto. 

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Boeri è anche accusato di non aver dichiarato la «frequente collaborazione professionale» fra il suo studio e la Sce project, guidata da Manuela Fantini, anche lei parte della cordata vincitrice, documentata da fatture per 117.728 euro emesse dalla Sce nei confronti di Stefano Boeri Architetti. Secondo i pm sarebbero emerse «collusioni tra i partecipanti alla gara Lunati Angelo Raffaele, Floridi Giancarlo (Onsitestudio) e i commissari Zucchi e Boeri, avvenute per l'intervento di Pier Paolo Tamburelli (socio Studio Baukhu), professionista coinvolto personalmente nella redazione del progetto vincitore del bando e con cui Lunati e Floridi mantenevano i contatti durante la procedura».

«Violando l’anonimato previsto dal bando», si legge nelle 39 pagine di richiesta di custodia cautelare, Tamburelli «entrava ripetutamente in contatto con i commissari Zucchi e Boeri durante l'iter di valutazione dei progetti in gara» nel 2022 «e nelle fasi immediatamente precedenti alla scelta del concorrente vincitore, così che i commissari potessero individuare, valorizzare e sostenere il progetto presentato dal raggruppamento Onsitestudio-Baukuh-Sce + altri ai fini dell'aggiudicazione della gara, come effettivamente verificatosi».

E l’11 luglio del 2022, a pochi giorni dall’aggiudicazione della gara, Giancarlo Floridi, uno dei vincitori del bando, scriveva a Zucchi un messaggio inequivocabile: «Evviva! Grazie!». Zucchi e Floridi «dal 13/06/2022 al 10/07/2022» sono «ben attenti a non scambiarsi alcun messaggio, fino all'11.07.2022, allorché Floridi invia il «messaggio di ringraziamento relativamente all'aggiudicazione del concorso Beic». In altre chat, poi, ci sarebbero allusioni «a ricchi guadagni di cui Tamburelli beneficerà». 

Seconda indagine per Boeri

Per la procura il pericolo di reiterazione del reato, che giustifica la richiesta di custodia cautelare, appare «quanto mai intenso, trovando suo terreno fertile proprio nei rapporti interpersonali e lavorativi sorti nel corso dell'attività professionale svolta». Per Boeri non è l’unica grana giudiziaria. Da qualche mese anche lui è finito al centro della bufera urbanistica che si è abbattuta su Milano ed è indagato in uno dei tanti fascicoli aperti, quello sul progetto Bosconavigli, in cui i pm contestano a vario titolo a costruttori e dipendenti comunali di aver costruito con autorizzazioni facili. Per un altro progetto finito sotto le lenti della procura, il 23 gennaio è arrivato il primo rinvio a giudizio. Ma questa è un’altra storia.

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