«Non è stata scritta la parola fine, ma può iniziare un nuovo film». Un altro, rispetto al nostro: la frase è di Walter Veltroni (W_factor, si legge sullo schermo alle sue spalle) e sintetizza al meglio la dialettica noi-loro che emerge da una mattinata di cui resta solo un confronto ingeneroso tra le due amministrazioni del centrosinistra che hanno segnato gli anni Novanta e Duemila di Roma – oltre a quella di Veltroni, quella di Francesco Rutelli, protagonista dell’evento – e quella attuale. A onor del vero i punti di partenza sono sicuramente diversi, c’è l’eredità grillina che non facilita il lavoro di Roberto Gualtieri, ma la festa per il trentennale dell’elezione diretta dei sindaci è inequivocabilmente la celebrazione di una stagione conclusa, soprattutto per Roma.

Che il nuovo sindaco sia espressione della stessa parte politica è irrilevante: anche se dovesse superare la prova del Giubileo, il suo dà l’impressione di essere un altro campionato, tutta un’altra epoca. Serve a poco che Veltroni auguri a Gualtieri di essere rieletto al primo turno come capitò a lui e Rutelli: «Abbiamo lavorato sostanzialmente l'uno nella direzione dell'altro e con il consenso della città, in continuità». Chi è malizioso ricorda che però tutti i nastri tagliati da Veltroni inauguravano progetti del suo predecessore, ma almeno per stamattina i due sindaci rieletti giocano nella stessa squadra. 

Amarcord

«Eravamo proprio belli» è una frase che si sente parecchio in platea. Ed effettivamente l’aria che si respira è la rievocazione dell’ottimismo che pervadeva quegli anni Novanta, e che ha portato anche i centri sociali a sostenere la corsa di Rutelli contro Gianfranco Fini per il governo della Capitale. L’evento segue un lunghissimo alfabeto in cui ogni lettera dà l’occasione ai protagonisti di quella stagione di raccontare la propria versione della storia, con tutti gli aneddoti, dal saluto dal balconcino del Campidoglio con Bill Clinton alla giornata da sindaco di Alberto Sordi. 

Luigi Zanda, Paolo Gentiloni, Claudio Rosi, Enzo Bianco, sindaco di Catania dell’epoca, ma anche Claudio Mancini e Claudio Minelli, oltre al sempiterno Goffredo Bettini, che invia un videomessaggio per raccontare come riconobbe nel giovane Rutelli che girava la città in sella a un motorino il volto necessario per raccogliere voti anche oltre la sinistra e riuscisse a rivolgersi ai ceti moderati. «Lui non si è liberato di me e io non mi sono liberato di lui» pizzica Bettini, passando la torcia dell’amarcord rutelliano a Guido Bertolaso. L’attuale assessore al Welfare della regione Lombardia racconta l’avventurosa visita del papa ai ragazzi accampati a Tor Vergata per il Giubileo (il suo intervento è alla lettera J, come “jeep del papa”).

Obiettivo Giubileo

Ed è Bertolaso a evocare l’elefante nella stanza, dopo che nei giorni scorsi aveva spiegato che «neanche un aborigeno avrebbe votato Roma. La più bella città del mondo, che è stata ridotta come una discarica a cielo aperto, e nessuno chiede scusa e pensa anche di andarsene di notte lasciando il disastro che ha combinato in questi anni».

Per il prossimo Giubileo «non sarà possibile replicare i numeri del 2000», spiega a margine, quasi che l’organizzazione fosse più semplice. Perché quel che tutti pensano e nessuno dice è che la sfida su cui si misurerà Gualtieri, che ha appena dovuto mandar giù l’umiliazione degli appena diciassette voti per Roma alla sfida per l’assegnazione di Expo 2030, è l’anno santo. E che l’asticella che hanno posto quelli che oggi si guardano alle spalle rievocando l'ottimismo che li guidava trent’anni fa, è fissata molto in alto.

Non a caso dell’argomento del giorno, forse dell’anno, parla lo stesso Zanda, all’epoca presidente dell'Agenzia Romana per la preparazione del Giubileo (D come duemila): la raccomandazione è quella di fare in modo che i romani possano continuare a fare la loro vita, come allora, con la «buona regia di Rutelli», l’augurio che anche l’anno prossimo l’evento «avrà successo» e Roma «sarà ancora una volta la capitale dell’accoglienza». Ma sempre recuperando «l’intelligenza strategica dell’anno 2000». 

Alla lettera N, “nuove strade”, interviene Rutelli stesso, raccontando le «molte prime volte» che ha potuto vivere la sua giunta, con un racconto che arriva a sfiorare perfino il conflitto in medio oriente, chiedendo pace a nome di «Roma laica e cristiana». La narrazione di Rutelli cozza tragicamente con il sindaco Gualtieri, che sale sul palco dopo di lui: il sindaco parla di come a breve salirà in elicottero per sorvolare i siti caldi per il Giubileo, racconta che l’amministrazione «sta volando» anche se «è una sfida gigantesca. Siamo partiti in ritardo», ammette.

Poi, la concessione: «Ci ispiriamo alla stagione straordinaria di buon governo e di cambiamento della città di Rutelli a partire dal Giubileo che deve vedere non solo l'organizzazione al meglio dei tanti eventi che ospiteranno decine di milioni di persone ma anche opere che rendano la città più accogliente e più bella per il futuro. E quello che stiamo facendo come fu fatto allora con tanti cantieri che cambieranno la città».

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