Dopo l’articolo pubblicato da Domani, la Commissione pari opportunità della Regione Friuli interviene contro la Gara di mangiatrici di banane durante la Festa degli Uomini di Monteprato di Nimes: «La manifestazione è decisamente scesa di livello, come si evince dall'orribile locandina della manifestazione e dal video pubblicato in rete». E lancia l’invito a tutte le donne per l’evento fissato questa sera, 2 agosto: «Non partecipate».

Le immagini dalle edizioni passate, che per gli organizzatori sono «divertenti», per la commissione invece non lasciano dubbi: «Mortificano e infieriscono sul sacrosanto diritto delle donne a non essere continuamente soggette a violenza, nonché ridicolizzate e banalizzate, come nel caso in questione».

Locandina e video

La nota della commissione friulana fa riferimento esplicito alla pubblicità della gara che si disputerà questa sera, una donna in costume da bagno che morde una banana: «L'intervento premette che molte saranno sicuramente le occasioni di festa tra uomini in questa data, ma di questo particolare evento si scopre che addirittura avrebbe origini leggendarie. Tuttavia, dall'ultima locandina se ne evince solo un gravissimo abbassamento culturale, anche di comunicazione, che ha toccato livelli incredibili». 

Alla locandina si aggiunge il video delle passate edizioni che mostra una donna in ginocchio e bendata intenta a mangiare banane tenute da diversi uomini all’altezza della cintura: «La manifestazione è decisamente scesa di livello», ripete ancora l’organo regionale.

L’appello

La presidenza della Commissione regionale per le Pari opportunità tra uomo e donna (Crpo Fvg) ha deciso di intervenire con una nota dopo aver ricevuto la segnalazione da parte di Valentina Moro, membro della commissione pari opportunità di Cividale del Friuli e tra le promotrici della lettera aperta che due giorni fa ha chiesto di bloccare la gara. A oggi la perizione ha superato le 2.640 firme, supportate dall’articolo di Domani, dalla notizia che è circolata in rete e dai tweet di sostegno dell’attivista per i diritti umani Patrick Zaki e delle giornaliste della campagna “Senza giri di boa”.

Una pagliacciata

Mentre gli organizzatori ci tengono a inserire la gara nell’ambito della kermesse nata negli anni Settanta e si vantano «dei cinque milioni di visualizzazioni» dei video, la regione prende le distanze dalla ricostruzione storica: «Nel primo dopoguerra a causa di condizioni disagiate, clima rigido e povertà, il paese aveva pochi abitanti, per di più anziani, perché i giovani se ne andavano e i bambini non nascevano. C'era una sola osteria, unico centro di aggregazione della vita sociale della comunità e proprio lì si discuteva con preoccupazione in merito alla denatalità». In questo clima, racconta, un gruppo di ragazzi inventò una festa goliardica per ricordare la leggenda e, nel corso degli anni, l'evento ha acquisito fama internazionale ma, evidenzia ancora la Crpo Fvg, non si tratta più di quel tipo di evento.
La regione specifica che il problema non è la festa in sé «quanto l'organizzazione di una gara ben particolare e il conseguente uso di immagini e di un linguaggio che offendono e violano la cultura di parità di cui tutti si fanno paladini». 

Perché, si domanda dunque la nota, tradurre la festa in una forma di denigrazione e di sessualizzazione della donna? «Anche questo agire costituisce una forma, neanche tanto subdola, di violenza alla quale è necessario mettere fine e, per tale motivo, la Commissione invita le donne a non partecipare a competizioni di questo bassissimo livello ma anche, a tutti in generale, di disapprovarne l'organizzazione perché, senza la pretesa di fare la morale a nessuno, si tratta di una questione di mancato rispetto».
Infine, conclude l'intervento della presidenza della Commissione, «chiediamo con forza agli organizzatori di rispettare tutti i generi in egual maniera» e «di non tradurre una tradizione antica in una pagliacciata e di cancellare questa competizione».

Moro aspetta: «Speriamo che questo smuova qualcosa, questa è una decisa presa di posizione che si è aggiunta alla nostra. Come componenti della commissione di Cividale ci hanno chiesto di partecipare alla prossima riunione regionale per confrontarci di persona e decidere risposte significative. Non si chiude qui il discorso».

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