Pescando tra le pieghe del regolamento della Camera dei deputati, l’onorevole Federico Fornaro (Pd) ha richiesto al presidente Lorenzo Fontana di istituire una commissione speciale che relazioni sulla fondatezza delle accuse rivolte da Giovanni Donzelli (FdI) che, secondo Fornaro, «ha leso l’onorabilità dell’onorevole Debora Serracchiani». 

La richiesta di Fornaro è stata accolta dalla presidenza sulla base dell’articolo 58 del regolamento della Camera che regola l’istituzione e le funzioni del cosiddetto giurì d’onore, una commissione speciale istituita per l’ultima volta nel corso della XVI legislatura. 

L’articolo 58

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L’articolo 58 prevede che, qualora «un deputato sia accusato di fatti che ledano la sua onorabilità», possa chiedere alla presidenza la nomina di un giurì d’onore che «giudichi la fondatezza dell’accusa», a patto che questa sia stata rivolta al deputato «nel corso di una discussione» d’aula. 

Nello specifico, sono tre le condizioni, determinate dalla prassi parlamentare, che consentono l’istituzione della commissione. In primo luogo, l’addebito personale e diretto di un parlamentare nei confronti di un omologo; l’attribuzione di uno o più fatti determinati; infine, la possibilità che la commissione di indagine, che non dispone di poteri coercitivi, possa acquisire elementi di conoscenza in ambito parlamentare o attraverso testimonianze spontanee. 

Nel caso di specie, il presidente Fontana ha ritenuto che tutte le condizioni di cui sopra si siano manifestate, imponendo così di accogliere la richiesta di Fornaro. La norma parlamentare non fornisce “linee rosse” che i deputati sono tenuti a non superare per non «ledere l’onorabilità» di un o una collega. Parametro, in questo senso, la sensibilità dell’accusato. 

Una volta acquisite le prove e le testimonianze, la commissione relazionerà alla camera sui riscontri ottenuti, stabilendo così se le accuse di Donzelli siano fondate o meno, senza possibilità di procedere oltre in caso affermativo o negativo. Alla presidenza il compito di prendere atto della relazione. 

I precedenti

Non sono molti i casi in cui una diatriba parlamentare abbia portato all'istituzione di un giurì d’onore. I casi più recenti risalgono alla XVI legislatura e fanno riferimento in due casi all’onorevole Francesco Barbato che attentò all’integrità morale di Amedeo Laboccetta e Antonio Mazzocchi. Forse più rilevante il terzo giurì d’onore di quella legislatura che fu istituito per verificare la fondatezza delle accuse rivolte da Massimo Vannucci a Gianni Farina, accusato dal primo di aver intrattenuto rapporti con il Sismi fabbricando addirittura dossier falsi. 

La commissione sentì il generale Nicolò Pollari, direttore dei servizi militari al tempo dei fatti di cui Farina era accusato, che con la sua testimonianza spontanea portò a una relazione che smentiva le accuse di Vannucci. 

Andando, invece, alla XIV legislatura, nel 2004 fu Benito Paolone ad accusare il deputato Enzo Bianco, ex sindaco di Catania, di aver commesso scempi edilizi in uno dei suoi mandati da amministratore locale. Istituito da Clemente Mastella che presiedeva la seduta, quel giurì d’onore relazionò elaborando sulle prove addotte dai accusatore e accusato. I lavori di questa commissione sono quelli meglio documentati

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