Mussolini e Gentile, nel 1923, crearono il liceo scientifico. Berlusconi e Gelmini, nel 2010, hanno tragicamente trasformato istituti tecnici in licei. Meloni e Valditara, nel centenario del Fascismo, hanno messo in scena la farsa del liceo del made in Italy (MiI). Tuttavia, con le tragedie si piange e la scuola pubblica italiana sta ancora piangendo per il taglio di otto miliardi di euro della riforma Gelmini. Nessuno, invece, dovrebbe prendere sul serio le farse: in effetti, il liceo del made in Italy (MiI) è stato ignorato o respinto, in tutta Italia, da oltre quattro quinti dei collegi docenti, nonostante il ministero dell’Istruzione e del merito abbia persino prorogato la scadenza per favorirne l’approvazione. Su 535 scuole, di cui 419 pubbliche, che avrebbero potuto attivarlo, lo hanno scelto solo in 92, il 17 per cento.

Un flop annunciato

Per il ministro Giuseppe Valditara «si tratta di un risultato importante, considerati i tempi stretti a disposizione delle scuole per avanzare le loro candidature e completare l’iter di autorizzazione». Purtroppo, la politica non è teatro e questa, in realtà, non è una farsa, ma un flop annunciato. Ad averlo previsto, prima che i dati ufficiali fossero resi noti, è stato il Comitato Salvate il Les, che, monitorando in tempo reale un campione di 118 scuole, ha stimato che soltanto il 23 per cento di quelle pubbliche avrebbe attivato il liceo del made in Italy. Il Les è il liceo economico sociale, un’opzione del liceo delle scienze umane attivata nel 2010, che dovrebbe fornire allo studente, secondo le intenzioni ministeriali, «competenze particolarmente avanzate negli studi afferenti alle scienze giuridiche, economiche e sociali».

L’insegnamento di Diritto, Economia, Sociologia e Psicologia, garantito da docenti laureati e ormai in gran parte formati ad hoc per l’insegnamento, ha consentito di convincere a iscriversi al Les quasi 76mila allievi e allieve nel 2022-2023, salite nel 2023-2024 dal 10,3 per cento delle iscrizioni totali all’11,5 per cento. Questa fiducia contribuisce a spiegare come mai il Comitato Salvate il Les, nato per il riconoscimento e la salvaguardia dell’identità del liceo economico sociale, sia riuscito a mobilitare centinaia di docenti che hanno respinto la proposta di attivare il liceo del made in Italy.

In effetti, non si sentiva il bisogno di un nuovo indirizzo, e nei fatti per adesso non c’è praticamente quasi nessuna differenza tra le due opzioni, tenendo conto che la suddivisione delle materie al momento è stata immaginata solo per il biennio.

L’indicazione

Perché per salvare il Les occorre respingere l’attivazione del MiI? Non possono coesistere? A lasciare con il fiato sospeso è una nota ministeriale del 28 dicembre: dal prossimo anno scolastico potranno essere attivati, a partire dalle classi prime, i percorsi liceali del made in Italy e «contestualmente», afferma la nota, «l’opzione economico-sociale confluisce nei percorsi liceali del made in Italy». Come va interpretata questa indicazione? Il ddl che istituisce il liceo del made in Italy è stato approvato sul fil di lana affinché si potesse inserire fra le scelte degli istituti superiori anche quella del MiI: votata dal parlamento il 20 dicembre, la legge è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 27 dicembre, il 28 è partita la nota ministeriale.

Alcuni collegi dei docenti, che avevano già votato per l’attivazione del MiI prima dell’entrata in vigore della legge, sono stati addirittura riconvocati. Tutta questa fretta perché dal 18 gennaio al 10 febbraio le famiglie potranno iscrivere figlie e figli alle scuole superiori. I tempi, però, sono troppo stretti. Il Comitato Salvate il Les ha chiesto al ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso se «ha veramente intenzione di estinguere con la forza un indirizzo valido ed in crescita, con la sola motivazione economica di farne nascere uno nuovo, ancora debole, a costo zero». Il comma 4 dell’articolo 18 della legge che istituisce il percorso liceale del made in Italy, stando all’interpretazione dei giuristi e delle giuriste del Comitato, non prevederebbe l’estinzione. Ed è quanto ha assicurato la deputata della Lega Giovanna Miele, che in un comunicato ha affermato: «Il liceo economico sociale continuerà ad esistere». E già si parla di fake news, nella normale dialettica tra propaganda e contro propaganda.

Il braccio di ferro tra il liceo del made in Italy e il Les è solo uno dei tanti terreni di scontro. La novità è che, per la prima volta dai tempi degli scioperi contro la riforma della Buona Scuola, si sono invertiti i rapporti di forza tra classe insegnante e classe dominante, composta dai potentati economici, dall’apparato mediatico controllato da loro stessi e dai relativi referenti politici. La prevaricazione delle aziendalismo sulle politiche scolastiche, accentuatasi con l’obbligatorietà dell’Alternanza scuola-lavoro nel 2015, ha accelerato quella trasformazione dell’istruzione pubblica, in senso aziendalistico ed economicistico, che fu avviata dalla riforma Berlinguer, con l’Autonomia scolastica, nel 2000.

Se è stato possibile per un comitato, composto da intellettuali esperti di giurisprudenza e diritto, contrastare, per il momento, l’imposizione di un nuovo indirizzo di studi, molto più complessa sarà la sintesi politica richiesta affinché il flop del MiI non sia solo una vittoria di Pirro. Persino in Francia, dove la sinistra radicale della Nuova unione popolare ecologica e sociale ha attualmente il 22 per cento dei seggi in parlamento, non sono riusciti a fermare la riforma del lavoro nel 2016, né la riforma delle pensioni nel 2023, e ora c’è una ministra dell’Istruzione, Amélie Oudéa-Castéra, che ha dichiarato di preferire le scuole private a quelle pubbliche, per l’educazione della figlia.

La sinistra radicale italiana, rappresentata in parlamento da Alleanza verdi sinistra, ha preso posizione a favore del liceo economico sociale, affermando, per bocca di Elisabetta Piccolotti, che «la scarsa adesione al liceo del made in Italy dimostra che le scuole del nostro paese hanno capito che si tratta di un progetto propagandistico», perciò, ha concluso la deputata, è «fondamentale salvaguardare l’esperienza positiva e consolidata del liceo economico sociale». In vista delle europee, la strategia dell’opposizione italiana potrebbe fare perno, forse, proprio su questa inaspettata vittoria, improntando il futuro dell’Europa, quindi dell’Italia, su una economia che, come prevede l’articolo 41 della nostra Costituzione, sia di utilità sociale?

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