La premier interviene a palazzo Madama sulla crisi militare in Medio Oriente, anticipando le comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo: «L’Italia non prende parte e non intende prendere parte al conflitto iraniano»
La premier Giorgia Meloni è intervenuta oggi in Senato per riferire in merito alla guerra in Medio Oriente cominciata dieci giorni fa con l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, anticipando anche le comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo del 19 e 20 marzo.
«Il nostro non è un governo complice di decisioni altrui né isolato in Europa», ha esordito la premier, confutando le «tesi sentite in questi giorni».
La premier ha detto che «il governo italiano, chiamato ad affrontare uno dei tornanti più complessi della storia recente e preferiremmo non farlo da soli. Una nazione democratica deve sapersi compattare intorno ai propri interessi nazionali», e ha parlato non di «unanimismo» ma di «responsabilità di tutte le classi dirigenti, lucidità e capacita di adattare le proprie decisioni alla rapidità degli eventi. Lo ho fatto io in passato e il mio partito, come quando mi sono schierata con il governo Draghi nelle ore dell’aggressione russa all’Ucraina». Meloni ha fatto un «appello e che l’Italia possa parlare con una sola voce».
Violato il diritto internazionale
Meloni ha proseguito ammettendo che «siamo davanti a una crisi del diritto internazionale, un processo in corso da tempo ma con un punto di svolta preciso, ovvero l’invasione dell’Ucraina da parte di un membro delle Nazioni unite, e la destabilizzazione derivata ha avuto ripercussioni in Medio Oriente, la cui destabilizzazione è iniziata il 7 ottobre e non il 28 febbraio», ha detto segnando l’inizio della guerra con l’attacco di Hamas a Israele, con il sostegno dell’Iran, e non con l’attacco israelo-statunitense a Tehran.
Meloni ha ribadito che «l’Italia non prende parte e non intende prendere parte al conflitto iraniano», e ha aggiunto che «è in questo contesto di crisi del sistema internazionale nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale che dobbiamo collocare anche l'intervento americano e israeliano contro il regime iraniano».
Tuttavia ha anche sottolineato che «non possiamo permetterci un regime di ayatollah con la bomba atomica e una capacità missilistica che potrebbe essere in grado di colpire l’Italia e l’Europa, darebbe vita a una corsa agli armamenti con ripercussioni sulla sicurezza globale».
La posizione italiana
Meloni non si è sfilata dalle scelte del presidente Usa, Donald Trump, dicendo che «non essendo stati parte diretta dei negoziati non possiamo avvalorare ne smentire gli Stati Uniti sulla indisponibilità dell’Iran a chiudere un accordo sul nucleare», ma – ha ammesso – «siamo costretti a scegliere tra cattive opzioni»
Quanto alla posizione italiana, Meloni ha parlato di tre direzioni: lavorare sul piano diplomatico per verificare i margini di un ritorno della diplomazia, «impossibile però fin tanto che l’Iran attaccherà ingiustificatamente gli altri paesi del Golfo», ma con il monito internazionale a preservare «l’incolumità dei civili negli attacchi americani, con ferma condanna nella strage delle bambine nella scuola nel sud dell’Iran e la richiesta che si accertino le responsabilità». Poi la messa in sicurezza delle decine di migliaia di italiani nell’area e infine «stiamo fornendo assetti di difesa aerea ai paesi del Golfo, che sono nazioni amiche, ma anche perché lì sono presenti cittadini italiani da proteggere e anche 2mila soldati italiani, unità navale a Cipro per sostenere un partner europeo, atto dovuto ma anche di prevenzione».
Le basi militari Usa
Quanto alle basi militari americane in Italia, «ad oggi nessuna richiesta di utilizzo è arrivata», ha detto Meloni, attaccando però le opposizioni: «Tutti i partner si attengono agli accordi sulla materia, anche il governo spagnolo, e stupisce che questa scelta venga condannata in patria ed esaltata in Spagna dalle stesse persone. A meno che la questione non sia che si debbano chiudere le basi americane in patria, allora chi lo sostiene avrebbe dovuto farlo quando era al governo»,
L’energia
Quanto agli effetti economici della guerra, Meloni ha parlato di «strumenti di monitoraggio sul’aumento dei prezzi e su fenomeni speculativi. Sull’energia e anche sui beni di consumo «è stata attivata una task force» e «stiamo valutando le accise mobili, nel caso i prezzi aumentassero in modo stabile».
Meloni ha rivendicato il decreto Energia per ridurre i prezzi a famiglie e imprese «che ha scontentato le aziende energetiche ma è stato accolto con favore dal mondo produttivo», riguardo l’attuale aumento dei prezzi il messaggio è stato diretto alle aziende: «Faremo di tutto per evitare che si speculi sulla crisi, anche con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili».
Consiglio europeo
Meloni ha relazionato sulla situazione in Ucraina: «Una prospettiva di pace è ora possibile solo grazie alla tenace resistenza ucraina, e al deciso sostegno occidentale, che hanno impedito che la Russia realizzasse la facile invasione dell'intera Ucraina che si era prefissata. I fatti smentiscono la propaganda del Cremlino, purtroppo ancora molto forte anche in Italia», ma «in questo lungo periodo, la posizione italiana non è mai cambiata: l'Italia resta fermamente al fianco di Kiev. Sostenere l'Ucraina, come ho detto molte volte, significa difendere la sicurezza dell'intero continente europeo».
La premier ha anche parlato del tema dell'allargamento: «Eventuali accelerazioni devono coinvolgere tutti i candidati, a partire da quelli dei Balcani Occidentali, preservando l'equilibrio istituzionale e l'integrità del mercato interno dell'Unione Europea. Perché solo un'Europa riunificata può raggiungere la forza necessaria per competere e restare sicura e influente nel mondo di oggi».
E ancora, sul tema dell’energia: «La questione sollevata dall'Ungheria e dalla Slovacchia, legata alle forniture petrolifere dell'oleodotto Druzhba, tuttavia, richiede a nostro avviso una soluzione politica. Anche su questo l'Italia è pronta a dare una mano, ma non consideriamo praticabile aggirare il principio dell'unanimità richiesto per le modifiche al bilancio Ue. La forza dell'Europa risiede nel rispetto delle sue regole e nella capacità di sintesi politica, nel consenso e non nell'imposizione».
Su competitività e semplificazione burocratica, «ci sia finalmente la svolta che da tempo auspichiamo. In materia di competitività non c'è più tempo da perdere, tanto più in un contesto internazionale così instabile e imprevedibile: il tempo dell'azione è ora, e sono fiera che il nostro governo stia giocando un ruolo di primissimo piano in questa direzione». La premier ha parlato, in merito all’energia, un approccio «pragmatico» guardando alle «rinnovabili» e al «nuovo nucleare».
Migranti
Anche in questo contesto, Meloni ha rivendicato la scelta degli hub in Albania e ha attaccato i giudici sul contrasto all’immigrazione. «Alcune decisioni dei giudici non sono state basate sul buonsenso», ha detto, sostenendo che «l'Europa dice chiaramente, nero su bianco, che il governo italiano ha tutto il diritto di far funzionare i centri in Albania, perché il meccanismo che abbiamo messo a punto è in linea con il diritto internazionale ed europeo, anche se temo che per alcuni non basterà neanche questo e non cesseranno le ordinanze di revoca dei trasferimenti in Albania».
Il riferimento della premier è a decisioni giudiziarie che ha definito prive di «giustificazione nella normativa italiana, nella normativa europea e neppure nel buonsenso», parlando della revoca dei trasferimenti nei cpr in Albania, come «nel recente caso dei migranti irregolari condannati per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso, violenza sessuale di gruppo, e - è molto desolante doverlo raccontare - violenza sessuale su minore, che per i giudici non possono essere trattenuti né rimpatriati perché hanno fatto strumentalmente richiesta di protezione internazionale».
La rivendicazione di Meloni fa riferimento al pacchetto di norme UE su Paesi terzi sicuri, lista europea dei Paesi di origine sicuri e revisione del regolamento sui rimpatri con la previsione di hub in territorio extra-Ue.
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