Tra prezzi da metropoli globale e salari da paese low-cost, il “modello Milano” ha cambiato significato: non più città che include, ma città che seleziona. Ma sarebbe sbagliato dire che il capoluogo deve smettere di crescere. Deve smettere di raccontarsi che la crescita, da sola, sia una giustificazione
Milano è quella città che, per anni, si è specchiata nei cantieri come in una vetrina: ogni nuova torre un argomento, ogni inaugurazione una prova, ogni record un’altra riga nella biografia ufficiale. E intorno a quella corsa si è consolidata una formula: “modello Milano”. Espressione che per molti anni ha indicato un modello di sinergie – pubblico, imprese e sociale nello stesso perimetro – crescita sì, ma con servizi, welfare urbano, mobilità sociale ancora credibile. Oggi la stessa formula ha


