L’azienda non demorde ma anche i giornalisti non sono disposti a fare passi indietro se i nomi scelti dalla Rai dovessero restare. Oggi il confronto di Corsini con i cronisti
Un incontro dopo l’altro, nel tentativo di stabilizzare una vicenda che pare sempre più destinata a esplodere. Lo showdown ci sarà oggi, quando il direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini incontrerà l’intera redazione di Report per porre le basi della prossima stagione. Si preannuncia un dibattito serrato, considerata la totale contrarietà della redazione al metodo impiegato dall’azienda per scegliere i sostituti di Sigfrido Ranucci, modalità che non è stata dimenticata.
Il programma dovrebbe tornare in onda il prossimo 8 novembre, ma sulla data d’inizio si allunga ancora l’ombra dell’addio degli inviati minacciato qualora Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi non vengano sostituiti alla conduzione dall’azienda che li ha scelti per prendere il posto di Sigfrido Ranucci. Ma neppure di fronte a una redazione così ostile alla nuova conduzione Presutti e Piervincenzi sarebbero disposti a fare un passo indietro. Anzi c’è chi riferisce di una loro determinazione a proseguire, persino a ricominciare da zero, con una nuova squadra, qualora i colleghi dovessero davvero decidere di fare le valigie.
Delle strategie per “ripopolare” una redazione potenzialmente non si è ancora ragionato in profondità in azienda: non sono però da escludere né sostituzioni interne alla Rai, né innesti esterni. Uno dei nomi che è circolato di più nelle ultime ore è quello di Tommaso Ricciardelli, instagrammer che produce contenuti sulla mafia e negli ultimi tempi ha iniziato a lavorare con il podcast Pulp di Fedez e Marra. Un’ironia amara, visto che Fedez è stato più volte al centro delle attenzioni del programma d’inchiesta.
Ieri, l’incontro preliminare con i conduttori scelti da Corsini – «ordinaria amministrazione dopo la loro investitura» spiegano dall’azienda – ha rivelato la volontà dell’azienda di tenere il punto. Nessun passo indietro: nel pomeriggio era filtrata la disponibilità di tornare al dialogo con la redazione sui nomi dei capiautore, ma Bernardo Iovene e Giulio Valesini, che hanno già rifiutato questo incarico e sono tornati a parlare con il direttore nel ruolo di rappresentanti rispettivamente degli inviati esterni e dei redattori interni, sono rimasti fermi.
Nessuna disponibilità se prima non saranno rimossi i due conduttori scelti dall’azienda: «Il dialogo riprende se c’è il ritiro oppure la rinuncia da parte dei due nominati, altrimenti non c’è dialogo», ha detto Iovene al termine dell’incontro. Insomma, un muro contro muro, in cui entrambe le parti si sono esposte a tal punto da non poter più tornare sui propri passi senza incassare una figuraccia.
Punti di vista
In serata viale Mazzini ribalta la narrazione: a fronte di una tale pervicacia, è il ragionamento che filtra, chi vuole mettere un punto all’esperienza di Report così com’è andato in onda fino a questo momento sarebbe la squadra storica. La Rai non si può permettere di rinunciare a Presutti e Piervincenzi neanche dopo le notizie emerse sul loro conto, motivo per cui la strategia di trasformare la vicenda in un gioco ad attribuire reciprocamente la responsabilità della chiusura è l’unica che può salvare l’immagine dell’azienda e trattenere chi vuole andarsene: nessuno vuole addosso l’onta di aver sepolto Report. I buoni uffici di Corsini rischiano infatti di non bastare più, se gli inviati dovessero portarsi via le inchieste dalla trasmissione.
Motivo per cui l’azienda si sta anche sforzando di fare moral suasion nei confronti della redazione per portare il numero più alto possibile di persone a restare. Nel frattempo, per la Rai diventa sempre più importante arginare le quotidiane uscite di Ranucci: anche ieri l’ex conduttore è tornato ad attaccare i due nuovi conduttori. A coprire le spalle alla governance dell’azienda arriva Fratelli d’Italia, che annuncia un’ulteriore interrogazione: «Ranucci parlando dei due nuovi conduttori di Report ha ammesso di averli fatti lavorare per bisogno, perché in difficoltà.
Ecco, viene da chiedersi se le decisioni di lavorare per una trasmissione importante e così iconica del Servizio pubblico possano essere sottoposte a questo tipo di valutazioni», scrivono i componenti della Vigilanza Rai di Fratelli d’Italia in una nota.
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