Riapertura dello Stretto di Hormuz e fine del blocco navale Usa contro l’Iran. L’accordo verrà firmato venerdì in Svizzera e sarà poi formalizzato da una risoluzione Onu. Entro 60 giorni dovranno essere risolte tutte le problematiche principali, tra cui anche il programma nucleare iraniano. Ben Gvir: “Israele non è subordinato agli Usa”
L’ufficialità è arrivata nella notte, dopo oltre cento giorni di attesa. Stati Uniti e Iran hanno raggiunto l’accordo di pace per porre fine alla guerra. Lo ha scritto in un post su Truth il presidente Usa Donald Trump, il quale ha annunciato la riapertura dello Stretto di Hormuz e di aver autorizzato «la rimozione immediata del blocco navale» nei confronti dell’Iran.
La notizia è stata confermata anche dai vertici delle autorità iraniane. «La Repubblica Islamica ha costretto il nemico americano-sionista a porre fine alla guerra su tutti i fronti», ha spiegato Kazem Gharibabadi, vice ministro degli Esteri iraniano, spiegando che l'accordo è stato raggiunto grazie alla «potenza, fermezza e resistenza» delle forze armate e del popolo iraniano. «Questo grande accordo porterà pace e sicurezza nell'intera regione. Molti presidenti hanno tentato di raggiungere la pace con l'Iran, ma tutti hanno fallito prima di me. Per la prima volta, i leader della regione hanno trovato un presidente in grado di aiutarli a conseguire una pace reale», ha scritto Donald Trump su Truth.
Il ministro pakistano, Shehbaz Sharif, ha fatto sapere, invece, che l’accordo sarà firmato venerdì 19 giugno in Svizzera e sarà approvato con una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. Il protocollo d’intesa raggiunto da Iran e Stati Uniti apre la strada a un accordo definitivo entro 60 giorni.
Rimangono tensione e incertezza sul fronte libanese. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto apertamente che le truppe di Tel Aviv non si ritireranno dal Libano, seguito dal ministro degli Esteri Israel Katz. Posizioni più estreme e belligeranti arrivano dal ministero delle Finanze – guidato dal suprematista ebraico di estrema destra Bezalel Smotrich – sia su Hezbollah che sull’Iran: «Dovremo portare avanti la campagna per rovesciare il regime con le nostre forze e in modi creativi, e fare in modo che l’Iran non disponga mai di armi nucleari».
Lato Beirut, come riferisce Afp, i vertici libanesi non sono stati informati dei termini dell’accordo di pace e nel Sud del paese l’allerta rimane alta: le autorità comunali hanno esortato gli sfollati a non tornare ancora nelle proprie abitazioni: troppo pericoloso. Non a caso, alle prime ore dell’alba, Israele ha riaperto il fuoco verso diverse città nel Sud del Libano, provocando, secondo l’agenzia nazionale libanese Nna, diversi feriti. Ciononostante, un fiume di automobili di sfollati è in viaggio verso casa.
PUNTI CHIAVE
10:37
Libano: "Non siamo stati informati dell'accordo"
10:31
Teheran: Israele deve cessare totalmente di attaccare il Libano
10:18
Israele continua a fare fuoco sul Sud del Libano: ci sono feriti
Tajani: "Mercoledì riunione alla Farnesina sullo Stretto di Hormuz"
In arrivo al Consiglio degli Esteri a Lussemburgo, il ministro Antonio Tajani ha detto che "il cessate il fuoco, e' un fatto molto importante, bisogna rinforzarlo con un grande lavoro diplomatico". Ha poi aggiunto, tornando al perimetro nazionale: "Mercoledì si terrà alla Farnesina una riunione dedicata alle iniziative da adottare, ascoltando le organizzazioni di categoria, le imprese, i settori interessati alla ripresa della navigazione dentro Hormuz".
Le autorità libanesi hanno avvertito i cittadini del Sud del paese di non tornare ancora nelle proprie case
Un ritorno affrettato a casa degli sfollati potrebbe essere pericoloso. Lo dicono i consigli comunali nel Libano meridionale, dove le forze israeliane hanno occupato una zona di sicurezza autoproclamata. Israele, infatti, ha detto apertamente di non avere intenzione di liberare il Sud del paese dalle proprie truppe e nelle prime ora dell'alba ha nuovamente attaccato diverse città.
Libano: "Non siamo stati informati dell'accordo"
Secondo quanto riporta l'agenzia Afp, citando un funzionario libanese, Beirut non sarebbe stata informata degli ultimi sviluppi dei negoziati in corso e dei dettagli dell'accordo raggiunto tra Iran e Stati Uniti. Il presidente del Parlamento libanese Nabih Berri, alleato di Hezbollah e mediatore tra il gruppo e gli Stati Uniti, ha comunque elogiato l'accordo, ringraziando gli Stati Uniti e Teheran per la loro "insistenza nell'includere una clausola vincolante per porre fine all'aggressione israeliana su tutto il territorio libanese".
Teheran: Israele deve cessare totalmente di attaccare il Libano
Il ministro degli Esteri dell'Iran, Abbas Araqchi, durante un giro di telefonate separate con gli omologhi di Turchia, Iraq ed Egitto, ha affermato che "gli attacchi di Israele contro Libano devono cessare completamente". Come riporta Reuters, ha anche riferito che la responsabilità dell'attuazione dell'accordo è responsabilità statunitense.
Ministero Difesa di Israele: "L'Idf rimane nelle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza"
La diffidenza di Tel Aviv verso l'accordo raggiunto tra Washington e Teheran - che include anche il fronte libanese - si manifesta anche nelle parole del ministro della Difesa Israel Katz: "Il primo ministro Benjamin Netanyahu ed io stiamo portando avanti una politica chiara che stabilisce che le Idf rimarranno nelle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza, senza alcun limite di tempo, per proteggere, da lì, il confine e le comunità israeliane dagli elementi jihadisti".
Israele continua a fare fuoco sul Sud del Libano: ci sono feriti
Come segnalano i media locali, nelle prime ore di lunedì 15 maggio Israele avrebbe colpito diverse città nel Libano meridionale, come Kfar Tebnit, Khiam e la strada Haris-Tibnin. Gli attacchi con i droni e i bombardamenti continuano dopo l'annuncio di un accordo tra Stati Uniti e Iran. Anche l'Orient-Le Jour riporta l'offensiva di Tel Aviv, che "prende di mira qualsiasi movimento nelle vicinanze di Nabatiyé el-Faouqa, Kfar Tebnit e Mayfadoun". Secondo l'agenzia di stampa nazionale libanese, Nna, diverse persone sarebbero rimaste ferite.
Borsa: l'Europa corre in apertura, ai massimi da febbraio scorso
Le Borse europee corrono in avvio di seduta, dopo l'accordo tra Usa e Iran. Con la riapertura dello stretto di Hormuz si intravedono segnali di ripresa degli approvvigionamenti energetici. Lo Stoxx 600, l'indice azionario delle seicento maggiori società quotate, sale dello 0,9 per cento, ai massimi dal 27 febbraio. Avvio brillante per Francoforte (+1,76 per cento) e Parigi (+1,33 per cento). Bene anche Londra (+0,76 per cento).
Meloni: "Occasione di pace da cogliere, l'Italia sostiene il processo per un accordo complessivo"
"Nella notte abbiamo già espresso, insieme a Francia, Germania e Regno Unito, il nostro forte apprezzamento per il memorandum d'intesa siglato da Stati Uniti e Iran nelle scorse ore". Lo dichiara la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una nota diffusa da palazzo Chigi. "Un grazie sentito va a tutti i mediatori, e in particolare al Qatar e al Pakistan, che hanno reso possibile questa intesa - aggiunge -. Si tratta di un'occasione di pace che va colta: l'Italia, come gia' in passato, e' pronta a sostenere il processo diplomatico verso un accordo complessivo".
Ben Gvir, "l'accordo di Trump non è vincolante, Israele non è subordinato a Usa"
L'accordo con l'Iran annunciato dal presidente statunitense Donald Trump "non è vincolante" per Israele, che "non è subordinato agli Stati Uniti". Lo ha scritto su X il ministro per la Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir. "Noi siamo una nazione indipendente e sovrana! Il nostro dovere è verso i cittadini di Israele, i militari delle Forze di difesa israeliane e il popolo ebraico. Il nostro dovere storico verso gli ebrei perseguitati e assassinati in migliaia di anni di esilio è quello di garantire la sicurezza nella terra d'Israele", ha affermato Ben Gvir. "Ogni volta che ci siamo arresi alla pressione internazionale a scapito della sicurezza di Israele, abbiamo pagato un prezzo in sangue con gli interessi. Lo è stato negli Accordi di Oslo, lo è stato nell'accordo in Libano nel 2006, e lo è stato in tutto il periodo di contenimento a Gaza, che ci è esploso in faccia", ha aggiunto il ministro israeliano. "Noi amiamo gli Stati Uniti e siamo grati al presidente Trump. Tuttavia, lo Stato di Israele non è una repubblica delle banane. Dico queste cose al primo ministro tutto il tempo, e le ripeto nelle stanze chiuse in ogni crocevia di decisioni storiche importanti: nei momenti storici bisogna prendere una decisione storica. La mia posizione è chiara: non siamo parte di questo accordo che non tutela la nostra sicurezza, e non ci vincola in alcun modo", ha affermato Ben Gvir. "Non dobbiamo trovare un compromesso su meno dello smantellamento di Hezbollah, non dobbiamo ritirarci da nessun territorio conquistato e ripulito dalle nostre forze dalle infrastrutture terroristiche, non dobbiamo tornare a una situazione in cui migliaia di terroristi siedono sulle recinzioni degli insediamenti del nord, e certamente non dobbiamo tacere nemmeno per un momento di fronte a un fuoco diretto contro lo Stato di Israele", ha spiegato il ministro per la Sicurezza nazionale israeliano.
Netanyahu a Trump: "Non ci ritireremo dal Libano"
Israele non si ritirerà dal Libano e non si considera vincolato dalla clausola contenuta nell'accordo con l'Iran. Lo ha detto il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Secondo fonti israeliane, Netanyahu ha chiarito che le Forze di Difesa Israeliane manterranno le loro attuali posizioni in Libano e continueranno a operare per contrastare la minaccia di Hezbollah, distruggendo le infrastrutture terroristiche e rispondendo a qualsiasi attacco contro Israele. Tra i ministri del governo vi è la convinzione che Israele difenda i propri interessi in Libano e Netanyahu ne ha ricevuto il pieno sostegno durante la riunione di gabinetto.
Wall Street: future corrono dopo accordo Usa-Iran
I future a Wall Street corrono dopo che Washington e Teheran hanno confermato di aver raggiunto un accordo di pace per porre fine al conflitto e riaprire lo Stretto di Hormuz. La firma definitiva e' prevista venerdi' 19 a Ginevra. L'attenzione questa settimana e' tutta rivolta alla riunione della Federal Reserve che dovrebbe lasciare i tassi di interesse invariati. I future sull'S&P 500 avanzano dell'1,22% mentre quelli sul Nasdaq 100 crescono dell'1,3% e i future sul Dow Jones guadagnano lo 0,92%
Crolla il prezzo del petrolio: Brent a 83.41 dollari
I prezzi del petrolio sono crollati dopo l'annuncio di un accordo preliminare - che dovrebbe essere firmato venerdì in Svizzera - tra Stati Uniti e Iran per la fine del conflitto. I future del Brent con consegna ad agosto sono scesi sotto gli 85 dollari, scambiati a 83,41 dollari al barile in calo del 4,49 per cento. Appena sopra gli 80 dollari il Wti con consegna a luglio, che scambia in ribasso del 4,91 per cento a 80,71 dollari al barile. Con l'avvio del conflitto iraniano, alla fine di febbraio, è stato disposto il blocco dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il petrolio globale: ogni giorno da lì, fino al 28 febbraio transitavano circa 20 milioni di barili di greggio, pari a circa un quinto dei consumi globali. Nella notte italiana il presidente americano Donald Trump annunciando l'accordo ha specificato che "il valico di Hormuz riaprirà senza pedaggio e gli Stati Uniti porranno fine al blocco navale dell'Iran".
Riunioni preparatorie in Qatar prima della firma
Riunioni preparatorie separate con rappresentanti di Iran e Stati uniti si terranno a Doha, capitale del Qatar, in vista della firma del memorandum d'intesa tra i due paesi. Lo riferisce la Cnn, citando una fonte diplomatica. In precedenza, il presidente Usa Donald Trump e il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi hanno confermato il completamento del memorandum d'intesa, che dovrebbe essere firmato in Svizzera il 19 giugno
Trump contro Netanyahu: "Uomo molto difficile"
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha definito il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu "una persona molto difficile", accusandolo di aver rischiato, con gli ultimi attacchi sferrati contro il Libano, di compromettere l'accordo raggiunto tra Stati Uniti e Iran per la fine del conflitto e la riapertura dello Stretto di Hormuz. In un'intervista al quotidiano "New York Times" successiva all'annuncio dell'intesa, Trump ha affermato che Netanyahu "dovrebbe essere molto riconoscente" nei confronti di Washington, sostenendo che senza l'intervento statunitense Israele non sarebbe sopravvissuto a un eventuale Iran dotato di armi nucleari. Trump ha inoltre avvertito che gli Stati Uniti potrebbero riprendere le operazioni militari contro l'Iran se non si arriverà a un accordo definitivo sul programma nucleare della Repubblica Islamica. Secondo Trump, i bombardamenti e gli attacchi missilistici statunitensi hanno avuto un ruolo decisivo nel convincere l'Iran ad accettare l'intesa: "Non volevano un terzo attacco", ha dichiarato, aggiungendo che le operazioni militari hanno avuto "un impatto enorme" sul raggiungimento dell'accordo.
Italia-Francia-Gb-Germania: intesa sia attuata rapidamente
I leader di Regno Unito, Francia, Germania e Italia hanno accolto con favore l'annuncio del memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran, congratulandosi con Washington, Teheran e con tutti i mediatori coinvolti, tra cui Pakistan e Qatar, per quella che definiscono una svolta diplomatica. "Si tratta di un'opportunità per ristabilire la stabilità regionale e contribuire alla stabilizzazione dell'economia globale", si legge nella nota. I quattro Paesi sottolineano ora la necessità di concludere rapidamente i negoziati di dettaglio e di attuare l'accordo in modo completo, assicurando il proprio sostegno al processo. "È ora fondamentale che i negoziati di dettaglio vengano conclusi e che questo accordo sia attuato rapidamente e in modo completo. Siamo pronti a sostenere questo sforzo", affermano i leader. "La riapertura urgente dello Stretto di Hormuz, con una libertà di navigazione incondizionata e senza restrizioni, è essenziale. Siamo impegnati a fare la nostra parte per raggiungere questo obiettivo - in conformità con i rispettivi requisiti costituzionali - anche attraverso una missione indipendente e a carattere strettamente difensivo per rassicurare il traffico commerciale marittimo e condurre operazioni di sminamento". Regno Unito, Francia, Germania e Italia si dichiarano pronti a contribuire, nel rispetto delle rispettive procedure costituzionali, anche attraverso una missione indipendente e a carattere strettamente difensivo per garantire la sicurezza della navigazione commerciale e sostenere le operazioni di sminamento. "Iran non deve mai acquisire un'arma nucleare", affermano i leader dei quattro Paesi, "siamo pronti a lavorare con gli Stati Uniti, l'Iran e l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) per raggiungere questo obiettivo. Siamo inoltre pronti a revocare le sanzioni pertinenti in risposta a passi chiari e verificabili compiuti dall'Iran sul suo programma nucleare". La dichiarazione si conclude ribadendo "il nostro pieno sostegno alla stabilità, alla sovranità e all'integrità territoriale del Libano e sottolineiamo l'importanza di un solido cessate il fuoco".
© Riproduzione riservata

