La nuova dottrina Biden potrebbe essere il più grande riallineamento strategico nel Medio Oriente dai tempi del trattato di Camp David del 1979. L’amministrazione Biden si starebbe concentrando su una nuova dottrina che comporta uno slancio per promuovere immediatamente la creazione di uno stato palestinese smilitarizzato ma solido, ha scritto Thomas Friedman, editorialista del New York Times e spesso anticipatore delle decisioni prese alla Casa Bianca. Anche la Gran Bretagna ha annunciato che sarebbe disposta ad anticipare il momento in cui riconoscerà formalmente uno stato palestinese.

Una storia di fallimento

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In un attacco senza precedenti al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il ministro degli Esteri David Cameron ha sostenuto che «se gli ultimi 30 anni ci dicono qualcosa, è una storia di fallimento». Il reset, ha affermato Friedman, molto rispettato per la profonda conoscenza della materia, «implicherebbe una forma di riconoscimento da parte degli Stati Uniti di uno stato palestinese smilitarizzato in Cisgiordania e Striscia che potrebbe realizzarsi solo dopo che i palestinesi avranno sviluppato una serie di istituzioni definite e credibili e di capacità di garantire che questo stato non minaccerà Israele».

Lo stesso segretario di Stato Antony Blinken aveva reso noto mercoledì di stare valutando il riconoscimento dello stato di Palestina ipotizzando l’ingresso diretto all’Onu. Come anticipato al Wef di Davos dal premier saudita, quella che viene definita la nuova “dottrina Biden” includerebbe anche la normalizzazione dei legami tra Riad e Gerusalemme, e il mantenimento di una opposizione militare contro l’Iran e i suoi satelliti.

Gli Stati Uniti hanno fatto partire il processo di pace nei primi anni Novanta per poi affossarlo meno di un decennio dopo, e per oltre 20 anni non hanno fatto più nulla di concreto per ravvivarlo. Ora il presidente Biden esce dal torpore e parla del riconoscimento della Palestina, ma c’erano 120mila coloni nei primi anni Novanta in Cisgiordania, e ora ce ne sono 6-700mila. Gaza nel frattempo è ridotta a una landa desolata, con una ricostruzione che impiegherà decenni.

Le pressioni da Washington

Paradossalmente, l’ultimo uomo politico a tentare di muovere le acque è stato nel 2005 l’ex premier Ariel Sharon, uomo della destra estrema, che si era ritirato da Gaza e stava per farlo anche dalla Cisgiordania, ma poi è stato colpito da un ictus e tutto quel processo politico si è fermato.

Ora la nuova dottrina Biden mette all’angolo personaggi molto radicali come Ben-Gvir e Smotrich che vorrebbero colonizzare Gaza e far salire la popolazione delle colonie nella West Bank a un milione, per poi annettere la Cisgiordania o gran parte di essa.

Il presidente Biden ha imposto delle sanzioni finanziarie e il blocco del visto a quattro estremisti ebrei israeliani in Cisgiordania che hanno attaccato i palestinesi. Secondo l'ordine esecutivo firmato dal presidente i coloni sono stati coinvolti in atti di violenza, nonché in minacce e tentativi di distruggere o impossessarsi di proprietà palestinesi.

La misura pone le basi per azioni contro attacchi e "atti di terrorismo" in Cisgiordania. Nel frattempo Washington “preme per un cessate il fuoco che possa fermare abbastanza a lungo la guerra a Gaza in modo da porre le basi per una tregua più durevole”.

Il possibile accordo

È quanto scrive il Wall Street Journal. L’accordo in tre fasi che viene esaminato al Cairo prevede un cessate il fuoco di sei settimane nel quale l’esercito israeliano cesserà le operazioni, compresa la sorveglianza con i droni. In una prima fase verranno liberati gli ostaggi civili e i civili palestinesi potranno muoversi liberamente nella Striscia.

Il rilascio delle donne soldato è previsto nella seconda fase, insieme alla riapertura di ospedali, servizi idrici e negozi di alimentari. Hamas chiede la scarcerazione di 150 detenuti palestinesi per ogni donna soldato. La terza fase prevede il rilascio dei soldati uomini e la restituzione delle salme degli ostaggi morti.Il portavoce dell’esercito Houthi, Yahya Sarie, ha rivendicato l’attacco contro una nave mercantile al largo delle coste dello Yemen sostenendo che si tratta di un cargo statunitense.

«Abbiamo effettuato un’operazione utilizzando missili contro la nave mercantile americana ’KOI’ che era in viaggio verso Israele. La nave è stata colpita», ha affermato Sarie. «Continuiamo ad aiutare il popolo palestinese impedendo alle navi di raggiungere Israele, finché gli aiuti umanitari non entreranno nella Striscia di Gaza», ha aggiunto.

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