Lunghe file di camion fermi al confine del Colorado. È la protesta di centinaia di camionisti statunitensi, che hanno deciso di boicottare il sistema dei trasporti del Colorado, dopo la decisione di un giudice locale di condannare a 110 anni di carcere Rogel Aguilera-Mederos, un giovane camionista che il 25 aprile del 2019 ha ucciso quattro persone e ferite altre sei in un incidente stradale. 

Aguilera-Mederos, allora 23enne, guidava un semirimorchio della compagnia Castellano 03 Trucking Llc, con sede a Houston, lungo l’Interstate 70 in Colorado quando ha perso il controllo del mezzo ed è andato a schiantarsi, distruggendo 28 veicoli e uccidendo quattro persone.

Dalle investigazioni è emerso che i freni del camion si erano danneggiati durante la discesa, cosa che – secondo la difesa – dimostra la non intenzionalità dell’incidente, oltre al fatto che Aguilera-Mederos non è stato trovato sotto effetto di alcol o droghe e non ha precedenti penali.

#NoTrucksToColorado

La vicenda, e soprattutto l’eccezionalità della pena – molto alta, se confrontata con quelle che vengono inflitte per reati come stupro o aggressione sessuale – hanno suscitato una vasta mobilitazione tra i camionisti dello stato, che hanno deciso di boicottare il trasporto di merci in Colorado, dove è stata emessa la sentenza.

#NoTrucksToColorado è l’hashtag diventato virale sui social per dare visibilità alla protesta e chiedere «giustizia per Rogel». «È un’ingiustizia – dicono i camionisti mentre si riprendono nei loro mezzi fermi – contro questo ragazzo stanno commettendo un’ingiustizia: è stato un incidente». «Le persone non comprendono quanto è difficile questo lavoro», twittano. E ancora: «Vuoi creare un reale danno all’economia? Fai arrabbiare i camionisti».

Non mancano i confronti con persone che hanno ricevuto una pena inferiore per omicidi ritenuti intenzionali, e accuse di razzismo: «In questo paese esistono due leggi: una per i bianchi e una per i neri», scrive un’utente che sposta la discussione sulla discriminazione razziale.

Proteste e petizioni

Su Change.org alcuni cittadini hanno lanciato una petizione che ha raggiunto 4,5 milioni di firme per chiedere la commutazione della pena di Aguilera-Mederos.

Il testo chiarisce che lo scopo della petizione non è sminuire la gravità della perdita di vite umane, ma far sì che vengano incolpati per questa i reali responsabili. «La compagnia di trasporti – si legge – ha subito diverse ispezioni dal 2017, che hanno trovato diversi problemi meccanici nei mezzi. È la compagnia di trasporti che ha messo quel mezzo sulla strada. Quindi nessuno salvo la compagnia dovrebbe essere ritenuto responsabile dell’incidente».

«Molti camionisti hanno paura di guidare in Colorado. Ci sono molte montagne e colline. Aguilera-Mederos aveva solo 23 anni e non aveva mai guidato fuori dal Texas» ha detto Tony Salas, co-fondatore della Greater Houston trucking association. Dimostrando il proprio appoggio al boicottaggio, Salas ha raccontato che spera possa portare le compagnie di trasporti ad assumersi le proprie responsabilità nel mettere giovani inesperti alla guida di camion su strade difficili.

Un camionista del New Jersey, Rick Santiago, ha organizzato una protesta pacifica di due giorni per il 6 e 7 gennaio prossimi. «Un ragazzino non può essere l’agnello sacrificale dei fallimenti del governo. Sono quasi del tutto certo che nessuno si sia preso il tempo di istruire questo ragazzino su come si guida in una strada di montagna, come si riparano i freni, come si fa un’ispezione di controllo prima del viaggio», ha detto. Decine di persone hanno già risposto all’appello di Santiago, e molte altre si stanno mobilitando per organizzare proteste analoghe.

Durante l’ultima udienza del processo, Aguilera-Mederos ha raccontato delle difficoltà di convivere col trauma derivante dall’incidente. «Non riesco a dormire – ha detto – penso alle vittime tutto il tempo. È stato un terribile incidente, lo so. Ma non è stato intenzionale». Parlando al giudice, il ragazzo ha detto che avrebbe preferito morire nell’incidente: «Chiedo spesso a Dio: perché loro e non me?».

Nei prossimi mesi è prevista un’udienza di appello, ma riguarderà più la correttezza di forma con la quale si è svolto il processo, piuttosto che la sentenza in sé.

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