La Corte Suprema ha stabilito che il presidente Trump ha violato la legge federale quando ha imposto unilateralmente dazi ai partner commerciali degli Stati Uniti in tutto il mondo. La sentenza è stata votata con sei voti a favore e tre contrari.

Per la corte il presidente non può imporre i dazi in base all'International Emergency Powers Act, quello a cui ha fatto ricorso il presidente per giustificare i dazi del “Liberation Day”. La legge dà al presidente l'autorità di affrontare «minacce straordinarie» in caso di un'emergenza nazionale, inclusa quella di «regolare l'importazione» di beni. Ma non fa alcun riferimento esplicito ai dazi, competenza esclusiva del Congresso come le tasse e per i quali sono state concesse solo alcune deleghe al presidente.

Perciò i giudici hanno stabilito che il presidente ha oltrepassato i propri poteri imponendo dazi a numerosi paesi. Nonostante la maggioranza conservatrice, sei giudici su nove hanno ritenuto che l'approccio di Trump non fosse consentito. La decisione non riguarda tutte le tariffe imposte da Trump, lasciando in vigore quelle su acciaio e alluminio, adottate tramite altre leggi.

La sentenza, tuttavia, annulla i dazi in due categorie: la prima riguarda le cosiddette tariffe "reciproche" paese per paese, che vanno dal 34 per cento per la Cina a un 10 per cento di base per il resto del mondo; la seconda è una tariffa del 25 per cento su alcuni beni provenienti da Canada, Cina e Messico.

La reazione di Trump

«La sentenza della Corte suprema mi ha deluso molto, mi vergogno per alcuni giudici che non hanno avuto il coraggio di fare la cosa giusta per l'America», ha dichiarato in conferenza stampa accusando la Corte di «essere influenzata da interessi esteri» da «una  minoranza ignorante e rumorosa». Trump ha aggiunto che «la maggior parte dei dazi resterà», perché «abbiamo delle alternative». E conclude annunciando ulteriori dazi del 10% «oltre a quelli già esistenti».

© Riproduzione riservata