Si era dimesso a gennaio e ricandidato per «distruggere il modello oligarchico e combattere la mafia infiltratasi in tutti i livelli di governo del paese». Ora il suo partito si appresta a conquistare almeno 132 seggi su 240
L'ex presidente bulgaro Rumen Radev ha conquistato il primo posto alle elezioni parlamentari con il 44,7 per cento dei voti su oltre il 96 per cento delle schede scrutinate. Il suo programma filo-russo ma anticorruzione ha riscosso un forte consenso tra gli elettori del paese più povero dell’Unione europea.
Secondo i dati, non ancora definitivi, alla colazioni Bulgaria progressista dovrebbero spettare almeno 132 seggi su 240 disponibili in Parlamento.
Radev, che ha guidato il paese dal 2017 al 2026, si è dimesso a gennaio dalla presidenza e aveva dichiarato di voler scendere in campo per «distruggere il modello oligarchico e combattere la mafia infiltratasi in tutti i livelli di governo del paese» grazie, secondo lui, ai governi conservatori del Gerb, con la tacita complicità del partito della minoranza turca (Dps).
Il voto
A pochi mesi dalle dimissioni le urne certificano che è nettamente in vantaggio su Gerb dell'ex primo ministro Boyko Borissov, che guidava il precedente governo, e sui liberali del Pp-Db, che hanno ottenuto rispettivamente il 13,01 per cento e il 14,26 per cento. Il partito socialista non è riesciuto a superare la soglia di sbarramento del 4 per cento, contrariamente alle previsioni.
Se sul fronte interno la priorità di Radev è la lotta alla corruzione, in politica estera ha idee nette anche sulla guerra in Ucraina. «Non si deve prestare aiuto militare e finanziario all'Ucraina. Non sono filorusso, ho una posizione filobulgara, cioè realistica. Su Kiev, si stanno prendendo decisioni avventate, che non tengono conto delle conseguenze. Questo sta portando la Bulgaria e l'Ue verso una crisi», ha detto nei giorni scorsi.
Nelle ultime ore, infatti, la Russia ha accolto con favore la volontà del neopremier bulgaro Radev di «dialogare» pur affermando che «è troppo presto per trarre conclusioni su un eventuale cambiamento di atteggiamento dell'Europa nei confronti della Russia sulla base dei risultati delle elezioni in Ungheria e in Bulgaria».
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