Si era dimesso a gennaio e ricandidato per «distruggere il modello oligarchico e combattere la mafia infiltratasi in tutti i livelli di governo del paese». Ora il suo partito si appresta a conquistare almeno 132 seggi su 240
L'ex presidente bulgaro Rumen Radev ha conquistato il primo posto alle elezioni parlamentari con il 44,58 per cento dei voti. Il suo programma filo-russo ma anticorruzione ha riscosso un forte consenso tra gli elettori del paese più povero dell’Unione europea.
Secondo i dati, non ancora definitivi, alla colazioni Bulgaria progressista dovrebbero spettare almeno 132 seggi su 240 disponibili in Parlamento.
Radev, che ha guidato il paese dal 2017 al 2026, si è dimesso a gennaio dalla presidenza e aveva dichiarato di voler scendere in campo per «distruggere il modello oligarchico e combattere la mafia infiltratasi in tutti i livelli di governo del paese» grazie, secondo lui, ai governi conservatori del Gerb, con la tacita complicità del partito della minoranza turca (Dps).
Il voto
A pochi mesi dalle dimissioni le urne certificano che è nettamente in vantaggio su Gerb dell'ex primo ministro Boyko Borissov, che guidava il precedente governo, e sui liberali del Pp-Db, che hanno ottenuto rispettivamente il 13,01 per cento e il 14,26 per cento. Il partito socialista non è riesciuto a superare la soglia di sbarramento del 4 per cento, contrariamente alle previsioni.
Tutti i dati si basano sui risultati pubblicati dalla Commissione elettorale centrale che ha scrutinato più del 61 per cento delle schede.
Se sul fronte interno la priorità di Radev è la lotta alla corruzione, in politica estera ha idee nette anche sulla guerra in Ucraina. «Non si deve prestare aiuto militare e finanziario all'Ucraina. Non sono filorusso, ho una posizione filobulgara, cioè realistica. Su Kiev, si stanno prendendo decisioni avventate, che non tengono conto delle conseguenze. Questo sta portando la Bulgaria e l'Ue verso una crisi», ha detto nei giorni scorsi.
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