Almeno 90 persone sono morte in seguito a un’esplosione nella miniera di carbone di Liushesnyu, nella provincia dello Shanxi, nel nord-est della Cina. Secondo quanto riferiscono le autorità locali, altre nove persone sono disperse. L’incidente, che rappresenta il più grave disastro minerario nel Paese dal 2009, è avvenuto il 22 maggio intorno alle 19:30, mentre al lavoro c’erano 247 operai.

Secondo l’agenzia statale Xinhua un funzionario del gruppo Tongzhou, la società proprietaria della miniera, è già stato arrestato: sarebbero infatti stati riscontrati livelli di monossido di carbonio «oltre i limiti consentiti».

Il presidente cinese Xi Jinping ha ordinato un «dispiegamento totale» delle forze di soccorso per ritrovare i dispersi e prestare assistenza ai feriti. Xi ha anche sollecitato un’indagine approfondita sulle cause, affinché i responsabili «siano chiamati a rispondere delle proprie azioni».

I precedenti

Lo Shanxi è una delle province più povere della Cina, nonché la principale zona di estrazioni di carbone del Paese. Lo scorso anno i lavorati lì impiegati hanno estratto 1,17 miliardi di tonnellate di carbone, quasi un terzo del totale a livello nazionale.

Le miniere di carbone, che forniscono il 60 per cento del fabbisogno energetico cinese, registrano un alto tasso di incidenti, con oltre 3mila decessi tra il 2018 e il 2023. L’ultimo di gravità simile risale al 2009, quando 108 operai morirono nell’esplosione di una miniera nella provincia di Heilongjiang.

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