Il 10 giugno il ministro della Difesa russo Sergej Shoigu ha dato un ultimatum al gruppo Wagner, i cui volontari devono firmare un contratto con le forze armate entro il 1° luglio. Si tratta di un tentativo di assorbire la milizia di Evgenij Prigožin diventata troppo potente e troppo arrogante negli ultimi mesi.

Ma lo “chef di Putin” non ha alcuna intenzione di sottomettersi a Shoigu, dichiarando che Wagner «ha un’esperienza profonda e una struttura altamente efficiente che purtroppo la maggioranza delle unità militari russe non hanno». Prigožin si è fatto riprendere mentre si reca al ministero della Difesa di Mosca per consegnare una sua proposta alternativa di contratto tra Wagner e le forze armate, ma la segretaria gli chiude lo sportello in faccia e rifiuta di ricevere il documento.

Le due fazioni russe sono ai ferri corti da mesi. Già il 24 maggio lo Stato maggiore di Mosca aveva diffuso una direttiva per i media russi in cui considerava «qualsiasi menzione di Wagner o Prigožin come un tentativo di screditare l’esercito russo».

A inizio giugno Wagner aveva sequestrato il Tenente Colonnello Roman Venevitin, comandante della 72ª brigata russa a Bakhmut, che avrebbe sparato a un’unità dei mercenari di Prigožin dopo ripetuti incidenti. Quando Venevitin è stato rilasciato su pressione di Mosca, ha raccontato la sua versione, parlando di soldati russi torturati da Wagner e accusando Prigožin di aver persino passato agli ucraini le coordinate per colpire Adam Delimkhanov, comandante del reggimento ceceno Akhmat, in un bombardamento a Prymorsk sulla costa del mar Nero vicino a Berdyansk. Dopo giorni di silenzio Delimkhanov, braccio destro del dittatore ceceno Kadyrov, ha smentito di essere rimasto ferito ma senza apparire in pubblico.

Anche il reggimento Akhmat, formalmente parte della Rosgvarija, la guardia nazionale russa, ha firmato il contratto con il ministero della Difesa come richiesto da Shoigu, ma resta di fatto agli ordini diretti di Kadyrov. Non è la prima volta che Prigožin viene accusato di tradimento, infatti secondo alcune fonti russe avrebbe offerto agli ucraini informazioni sulle posizioni dell’esercito di Mosca in cambio dell’abbandono di Bakhmut, per poter rivendicarne la conquista.

Altre milizie private competono con Wagner in Ucraina, è il caso dei battaglioni Potok, Plamija e Fakel promossi da Gazprom, oltre alle già note Redut e Patriot. Anche loro devono firmare il contratto con la Difesa russa entro il 1° luglio. Ma la mossa di Shoigu sembra fatta appositamente per il gruppo di Prigožin. Il sito Meduza ha chiesto ad alcuni funzionari di intelligence russi per quali motivi il capo di Wagner possa insultare impunemente i vertici della Difesa russa senza conseguenze o l’arresto.

Secondo gli anonimi dirigenti, Prigožin ha la protezione diretta del Cremlino e Putin pensa di usarlo come un mastino interno. Ma forse ha anche a disposizione dei kompromat che risalgono a quando organizzava cene e ricevimenti per il governo russo.

I numeri dei caduti russi

Resta il fatto che Mosca sembra avere ancora bisogno dei mercenari di Prigožin, con più esperienza e capacità, per manovrare sul fronte ucraino, dove la controffensiva sta infliggendo perdite all’esercito regolare che ha preso in consegna da Wagner il settore di Bakhmut. A settembre 2022 Shoigu aveva riconosciuto meno di seimila perdite subite in Ucraina, ma una ricerca condotta dalla Bbc e dall’organizzazione indipendente russa Mediazona ha verificato le identità di oltre 25mila russi morti nella guerra, con nomi e cognomi, tra cui almeno 2100 ufficiali di cui 242 con gradi da tenente colonnello a generale. Inoltre, è confermata la morte di almeno 159 piloti, che non possono essere rimpiazzati facilmente per gli alti costi e i lunghi tempi di addestramento.

Le stime del ministero della Difesa britannico parlano di perdite tra le 40mila e le 60mila unità, mentre Kiev afferma che tra morti e feriti i russi abbiano subito oltre 200mila perdite. Rispetto ai primi mesi di guerra, è cambiato anche il profilo del soldato russo caduto in combattimento. Nei primi tre mesi dell’invasione aveva in media 21 anni e un contratto a termine con l’esercito. Secondo la Bbc e Mediazona quasi 800 ufficiali e 2300 soldati con questo profilo sono morti in quell’intervallo temporale. Un caso emblematico riguarda Alexander Tutrinov, morto in Ucraina nel luglio 2022. Nella scuola del suo villaggio natale di Kuratovo, nella remota Repubblica dei Komi, è stata apposta una targa in sua memoria proprio a fianco di quella che ricorda il padre Semyon, nato nel 1981 e morto nella seconda guerra cecena nel 2002. Viene da chiedersi se Alexander, nato nel 2001, abbia fatto in tempo a fare un figlio per la prossima guerra imperialista russa. Nei primi tre mesi del 2023, invece, il caduto russo ha in media 34 anni ed è un ex galeotto o un mobilitato a fine 2022.

Il governo russo aveva modificato la legge che permetteva di convocare i coscritti attraverso un sistema di posta elettronica, ma non è stato utilizzato nella leva di primavera, che coinvolge circa 147mila uomini tra i 18 e i 27 anni da addestrare sino a luglio.

In teoria la legge proibisce di mandarli a combattere in Ucraina, ma sappiamo che così non è stato nel 2022 e potrebbero essere comunque impiegati in quelle regioni che Mosca ha illegalmente annesso e considera nuovi oblast russi. L’attivista russo contro la guerra Anatolij Beryozikov è stato torturato a morte nella prigione di Rostov sul Don a metà giugno, dov’era detenuto per aver affisso manifesti dell’iniziativa “Voglio vivere” che permette ai soldati russi di arrendersi agli ucraini ed essere guidati attraverso il fronte da un drone.

L’avvocato di Beryozikov ha riferito di aver visitato il suo cliente il giorno prima della morte e aver notato segni di elettroshock sul suo corpo, ma la polizia ha sostenuto che si sia suicidato. La Duma russa ha votato anche emendamenti alla legge che permette ai servizi dell’FSB di confiscare i passaporti dei russi che vogliono viaggiare all’estero, per evitare nuove diserzioni tra i coscritti.

Sono venuto a conoscenza di un ufficiale dell’Fsb che ha defezionato attraverso la Georgia e chiesto asilo in Europa occidentale. È un capitano dell’esercito nella riserva e ho visto il suo passaporto militare. Non è il primo caso di funzionari di agenzie di sicurezza che disertano perché contrari alla guerra. Gleb Karakulov era un capitano dell’Fso, il servizio di protezione presidenziale, e si è rifugiato a Londra, mentre l’ex agente Fsb Emran Navruzbekov aveva chiesto asilo in Polonia ma è stato deportato in Russia, dove rischia la morte.

I mafiosi nei ranghi russi

Anche Prigožin ha ammesso gravi perdite da parte di Wagner. Al 18 giugno sarebbero morti circa 16mila mercenari del gruppo, dei quali oltre diecimila ex galeotti. Mentre altri 32mila hanno superato i sei mesi di servizio e sono tornati da liberi in Russia. Secondo Prigožin questi ex delinquenti hanno un tasso di recidiva ottanta volte inferiore a quello degli altri criminali e fino ad ora hanno commesso in totale solo 83 reati.

Sul medio lungo termine questo segmento sociale rappresenta un problema per le autorità russe, sia in termini di criminalità (molti non hanno un lavoro, un posto nella società, ma sono armati, addestrati e talvolta alcolizzati), sia in termini di sicurezza (di fatto si tratta di un esercito leale a Prigožin che li ha liberati dal carcere).

Il sito russo Poligon ha anche raccolto almeno 11 casi di mafiosi russi che hanno combattuto in Ucraina, ma non sempre per Prigožin. Nikolaj “Kalbon” Ashinov, ad esempio, era un boss di Belgorod a capo del clan mafioso Kalbonovskie che si era arruolato con i ceceni di Akhmat ed è morto in Ucraina il 10 maggio scorso. Stanislav Lobyanov, un membro della banda di Tsapkov nel Krai di Krasnodar, e Alexander Enaleev, capo della banda dei Trassoviki del Tatarstan, sono morti a Bakhmut dopo il reclutamento per Wagner, mentre un altro membro del suo clan, Sergej Zuzlev, è riuscito a sopravvivere.

Anche Sergej Gryaznov e Roma Kibirev, due criminali siberiani sono morti combattendo per Wagner. Il vor-v-zakone (ladro-nella-legge, titolo mafioso russo) dell’Altai Sherali Khatamov, noto come Sasha l’uzbeko, è morto durante l’assalto a Soledar ordinato da Prigožin.
 

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