«Lo otterremo. Non ne abbiamo bisogno e non lo vogliamo. Forse lo distruggeremo dopo averlo ottenuto, ma non permetteremo che lo abbiano», ha detto il presidente Usa riguardo all’uranio arricchito nelle mani del regime
L’accordo ancora non c’è, ma la distanza tra Washington e Teheran si fa sempre più corta. A dirlo alla Reuters è un alto funzionario iraniano, il quale ha ribadito come tra i nodi più complicati da sciogliere c’è la questione dell’uranio arricchito e il controllo dell’Iran sullo Stretto di Hormuz. A premere affinché l’uranio non venga trasferito all’estero sarebbe la Guida suprema Mojtaba Khamenei. Tuttavia, per l’amministrazione Trump si tratta di una linea rossa e non intende firmare alcun accordo senza aver risolto la questione.
«Lo otterremo. Non ne abbiamo bisogno e non lo vogliamo. Forse lo distruggeremo dopo averlo ottenuto, ma non permetteremo che lo abbiano», ha detto il presidente Usa ai giornalisti. Il tycoon ha anche ribadito che non ha intenzione di accettare alcuna tassa di transito nello Stretto.
«Nessuno nel mondo sostiene un sistema di pedaggi. È totalmente inaccettabile e ostacolerebbe qualsiasi accordo diplomatico», ha detto il segretario di Stato Rubio, definendo la questione come «una minaccia per il mondo» e «completamente illegale». Di Hormuz e libertà di navigazione se ne occuperà anche il vertice Nato convocato per oggi.
Tuttavia, Rubio ha comunque ammesso che sono stati fatti «alcuni progressi». «Ci sono alcuni segnali positivi. Non voglio essere eccessivamente ottimista, vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni», ha detto.
Intanto alla Camera dei rappresentanti Usa, i leader repubblicani hanno ritirato il voto su una mozione che prevedeva di limitare la facoltà di Trump di ordinare attacchi militari contro l’Iran. Il rinvio è arrivato dopo che c’era la seria possibilità che probabilmente venisse approvata.
PUNTI CHIAVE
09:49
Iran: iniziativa Cina-Pakistan in 5 punti, domani Xi-Sharif
08:41
Nato: Rutte, discuteremo anche di Stretto Hormuz
07:26
L'Iran discute con l'Oman un sistema di tariffe per Hormuz
Emirati, "l'Iran sopravvaluta le proprie carte"
Il consigliere presidenziale Anwar Gargash ha esortato Teheran a non esagerare nei negoziati a singhiozzo durante il fragile cessate il fuoco della guerra in Medio Oriente. I funzionari iraniani "hanno perso molte occasioni nel corso degli anni perché tendono a sopravvalutare le proprie carte", ha detto Gargash al Globsec Forum di Praga. "Spero che non lo facciano questa volta". Secondo la sua analisi, gli Stati Uniti e l'Iran hanno solo una probabilità del 50 per cento di raggiungere un accordo che libererebbe lo Stretto di Hormuz.
Emirati, il programma nucleare dell'Iran nostra prima preoccupazione
"Il programma nucleare iraniano è diventato la nostra principale preoccupazione", ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere del presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohammed bin Zayed Al Nahyan.
"In passato il programma nucleare era la nostra seconda o terza preoccupazione, ora è la prima. Abbiamo imparato che l'Iran è capace di usare qualsiasi arma abbia a disposizione".
Beirut, 6 morti tra cui due soccorritori e una bambina nel sud del Paese
Un attacco israeliano nel sud del Libano ha ucciso sei persone, tra cui due soccorritori e una bambina. Lo ha dichiarato il ministero della Salute libanese.
Tra le vittime dell'attacco al villaggio di Deir Qanun al-Nahr, c'erano due soccorritori dell'associazione scout Risala, uno dei quali lavorava anche come fotografo freelance, e una bambina siriana. L'associazione è legata al movimento Amal, alleato di Hezbollah.
Rubio, "ci sono progressi nei colloqui di pace con l'Iran"
"Restiamo in attesa di notizie su colloqui attualmente in corso. Si sono registrati alcuni lievi progressi. Non voglio esagerare, ma c'è stato un leggero miglioramento e questo è positivo. I principi fondamentali rimangono gli stessi: l'Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari". Lo ha detto il segretario di Stato Usa Marco Rubio in Svezia.
Rubio, "Trump è deluso dagli alleati della Nato, il summit di Ankara molto importante"
"Siamo qui per gettare le basi di quello che, a mio avviso, sarà probabilmente uno dei vertici dei leader più importanti nella storia della Nato. Le opinioni del presidente, la delusione nei confronti di alcuni dei nostri alleati della Nato e della loro reazione alle nostre operazioni in Medio Oriente sono ben documentate. Si tratta di questioni che dovranno essere affrontate. Non saranno risolte né affrontate oggi. È un argomento che spetta ai leader discutere". Lo ha detto il segretario di Stato Usa Marco Rubio. "Ogni alleanza deve andare a vantaggio di tutte le parti, una chiara comprensione di quali siano le aspettative".
Iran: iniziativa Cina-Pakistan in 5 punti, domani Xi-Sharif
La Cina e il Pakistan hanno preparato un'iniziativa congiunta in cinque punti per mettere fine alla guerra in Iran. Lo ha annunciato il del ministero degli Esteri pakistano citato dall'agenzia Tasnim. "La Cina sostiene i nostri sforzi di mediazione e ha presentato insieme a noi un'iniziativa in cinque punti", ha detto la fonte. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif sarà domani in Cina per vedere il presidente Xi Jinping e "discuterà dell'iniziativa congiunta", ha assicurato il portavoce.
Nato: Rutte, discuteremo anche di Stretto Hormuz
Alla riunione dei ministri degli Esteri della Nato di oggi verrà discussa anche la situazione nello Stretto di Hormuz. Lo ha spiegato il segretario generale della Nato, Mark Rutte, a margine della ministeriale di Helsingborg. "Senza dubbio, quando i ministri degli Esteri si riuniranno, discuteremo di tutti gli eventi e gli sviluppi rilevanti, compreso, ovviamente, lo Stretto di Hormuz, in Iran", ha detto Rutte.
Il ministro dell'Interno pakistano ha incontrato Araghchi
Il ministro degli Interni pakistano Mohsin Naqvi ha incontrato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim. Durante l'incontro, i due funzionari hanno esaminato le ultime proposte per porre fine alla guerra, nel tentativo di risolvere i restanti punti di disaccordo tra Stati Uniti e Iran, ha riferito Tasnim.
Teheran ha distrutto droni MQ-9 Reaper per un mld Usd
L'Iran ha distrutto più di 20 droni MQ-9 Reaper durante il conflitto con gli Stati Uniti, pari al 20 per cento delle risorse del Pentagono prima della guerra, una perdita del valore di quasi un miliardo di dollari. Stando a quanto riferito a Bloomberg da una fonte al corrente della questione, molti dei droni sono stati abbattuti in volo dal fuoco iraniano, ma alcuni sono stati distrutti a terra da attacchi missilistici o in incidenti. I Reaper, che non vengono più prodotti per le forze armate americane, costano circa 30 milioni di dollari ciascuno e sono dotati di sensori ad alta potenza, tra cui telecamere. Possono anche trasportare armi come i missili Hellfire e bombe guidate JDAM (Joint Direct Attack Munition).
Iran: Teheran accusa Usa e Israele di "crimine di guerra" per l'attacco all'Istituto Pasteur
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha condannato l'attacco sferrato da Stati Uniti e Israele contro l'Istituto Pasteur di Teheran durante le ostilità dei mesi scorsi, definendolo un "palese crimine di guerra". In un messaggio pubblicato sulla piattaforma sociale X, Baghaei ha accusato Washington e Tel Aviv di aver colpito deliberatamente uno storico centro scientifico e sanitario, sostenendo che l'azione abbia violato il diritto della popolazione iraniana alla salute, alla ricerca e alla vita. Le dichiarazioni arrivano dopo un intervento della rivista medica "The Lancet", secondo cui la distruzione dell'istituto rappresenta una seria minaccia per la sicurezza sanitaria regionale. Secondo la rivista, l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha confermato che l'istituto non è più operativo e non è in grado di fornire servizi sanitari dopo i bombardamenti, avvenuti in un contesto già aggravato da anni di sanzioni internazionali contro l'Iran.
L'Iran discute con l'Oman un sistema di tariffe per Hormuz
L'Iran avrebbe discusso con l'Oman, storico alleato degli Stati Uniti, un possibile sistema di tariffe per le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, ignorando gli avvertimenti dell'amministrazione di Donald Trump contro qualsiasi richiesta di pagamento per transitare in una delle rotte marittime più strategiche del pianeta. Lo riporta il New York Times. Non è chiaro se dai colloqui emergerà un progetto concreto, ma le discussioni sembrano indicare che Washington e Teheran siano ancora lontane da una vera soluzione del conflitto che ha fortemente colpito l'economia globale, nonostante le ripetute dichiarazioni ottimistiche di Trump. Mercoledì la nuova Autorità iraniana per gli Stretti del Golfo Persico ha annunciato sui social media di aver "definito i confini dell'area di supervisione della gestione dello Stretto di Hormuz", precisando che il passaggio richiederà un permesso dell'autorità stessa. Il Golfo di Oman è adiacente allo stretto e rappresenta il passaggio obbligato per accedervi da est. Trump ha più volte condannato l'ipotesi di pedaggi iraniani, arrivando anche a suggerire che gli stessi Stati Uniti potrebbero imporre tariffe come "vincitori" del conflitto. Giovedì però ha respinto apertamente l'idea di qualsiasi pagamento: "Lo vogliamo libero. Non vogliamo pedaggi. E' internazionale. È una via d'acqua internazionale", ha dichiarato dallo Studio Ovale. Anche il segretario di Stato Marco Rubio ha definito il piano "inaccettabile", sostenendo che renderebbe impossibile qualsiasi accordo diplomatico. Nonostante il fragile cessate il fuoco raggiunto con Washington, l'Iran continua però a valutare un sistema di addebiti per le navi che transitano nello stretto, attraverso il quale passa circa un quinto del petrolio e del gas naturale trasportati via mare nel mondo.
Iran: Bloomberg, se Hormuz chiuso fino ad agosto crisi come 2008
Uno scenario in cui la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz non venga ripristinata fino ad agosto minaccia l'economia globale con una recessione paragonabile alla crisi finanziaria globale del 2008, riporta Bloomberg, citando un'analisi della società di consulenza Rapidan Energy Group. La società considera l'apertura dello stretto a luglio come scenario di riferimento. Se ciò si verificasse, gli analisti prevedono una riduzione generale della domanda di petrolio di 2,6 milioni di barili al giorno e un aumento del prezzo del greggio Brent a 130 dollari al barile. In uno scenario più pessimistico, un ritardo nel ripristino delle spedizioni fino ad agosto potrebbe spingere il deficit di approvvigionamento petrolifero nel terzo trimestre a 6 milioni di barili al giorno. "Le attuali condizioni macroeconomiche sono meno estreme rispetto a quelle degli anni '70 o del periodo 2007-2008", afferma l'agenzia citando una nota di ricerca della società. "Tuttavia, questo punto di partenza relativamente più solido non può compensare il rischio che continui shock dei prezzi del petrolio possano esacerbare le vulnerabilità finanziarie e macroeconomiche".
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