Teheran: « Il Project freedom è senza sbocco»
La battaglia di Hormuz. Fra minacce e accuse, l'operazione Project Freedom lanciata da Donald Trump ha riacceso la tensione nello Stretto, fatto salire l'allerta in tutto il Medio Oriente e messo a rischio il fragile cessate il fuoco in vigore da quattro settimane.
Sia Teheran che Washington affermano di avere il controllo dell'importante crocevia e assicurano che risponderanno in modo duro alle violazioni. "L'Iran sarà spazzato via dalla faccia delle Terra" se attacca le navi americane impegnate in Project Freedom, ha tuonato il presidente americano tornando ad alzare i toni dopo aver descritto Teheran come "più malleabile" e definito "molto" positiva le trattative in corso. Gli Stati Uniti - ha spiegato il commander-in-chief - hanno più munizioni e basi in tutto il mondo: "Se dovesse servire" sono pronti ad usarle.
Le forze armate americane hanno intercettato missili e droni iraniani che puntavano alle navi a stelle e strisce impegnate in Project Freedom e hanno neutralizzato sei piccole imbarcazioni iraniane che cercavano di interferire con la navigazione commerciale. Le cacciatorpediniere che stanno operando nel Golfo Arabico - ha riferito il Us Centcom - hanno facilitato l'attraversamento di Hormuz da parte due navi commerciali battenti bandiera americana. Ma l'Iran ha smentito seccamente le informazioni diffuse da Washington. "E' completamente falso:
nulla ha attraversato" lo Stretto, ha detto ribadendo di essere in pieno controllo dell'area. La Repubblica Islamica ha anche rivendicato di aver colpito una nave da guerra americana vicino all'isola di Jask dopo che aveva ignorato gli avvertimenti iraniani. Washington si è affrettata a chiarire che nessuna sua imbarcazione è stata colpita e che, grazie alla sua azione, è stato aperto un "corridoio" nello Stretto per il transito libero.
Fra le ricostruzioni contrastanti e le smentite, al momento l'unica nave che realmente è stata colpita è una sudcoreana: "a parte" quella "non si sono registrati danni tra le imbarcazioni in transito nello Stretto", ha assicurato Trump chiedendo alla Corea del Sud a unirsi a Project Freedom. "E' un buon momento per i nostri partner per farsi avanti e fare pressione sull'Iran", gli ha fatto eco il segretario al Tesoro Scott Bessent, esortando anche la Cina ad aiutare negli sforzi per aprire lo Stretto.
L'alta tensione a Hormuz è tornata a far salire l'allerta in tutto il Medio Oriente, riaccendo i timori di una ripresa del conflitto. Missili da crociera e droni iraniani sono stati lanciati contro gli Emirati Arabi Uniti e hanno provocato un incendio in un impianto energetico di Fujairah mentre l'Oman denuncia il ferimento di due persone a Bukha, sulle sponde dello Stretto, e il Bahrein ha annunciato il massimo livello di allerta per il rischio attacchi.
"Non avevamo intenzione di colpire gli Emirati", ha chiarito Teheran. In una tregua fragile come quella in atto, anche il più piccolo e involontario degli errori rischia però di far precipitare una situazione già complicata. Secondo indiscrezioni, Israele è pronta a riprendere immediatamente i combattimenti al primo cenno degli Stati Uniti. Trump comunque continua a temporeggiare fra dichiarazioni di attacchi imminenti e mani tese verso un accordo. Il presidente è frustrato e stanco dallo stallo e con Project Freedom ha voluto inviare un segnale.
Il piano iniziale che gli era stato presentato era ben più aggressivo dell'operazione lanciata, prevedendo l'apertura con la forza dello Stretto. Con Project Freedom, il commander-in-chief ha scelto un approccio più soft che però, oltre a comportare rischi, ha creato altra confusione.
L'amministrazione non ha infatti fornito dettagli precisi sull'operazione limitandosi a spiegarla come una mossa "umanitaria" per liberare le navi bloccate da mesi nello Stretto e con equipaggi ormai allo stremo. Gli Usa - hanno messo in evidenza alcuni funzionari - le "guideranno" fuori da Hormuz.
Cosa questo esattamente significhi non è chiaro, così come non è chiaro quale sarà con precisione l'impegno americano nella missione. Per ora fra le imbarcazioni nello Stretto la cautela è d'obbligo fino a quando non ci sarà una schiarita.
Trump: "Non posso dirvi se la tregua sia ancora in vigore"
Donald Trump si è rifiutato di dire se il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran sia ancora in vigore, dopo che entrambe le parti hanno rivendicato uno scambio di colpi nello Stretto di Hormuz. Ospite del programma "The Hugh Hewitt Show", al presidente degli Stati Uniti è stato chiesto se la tregua fosse "finita" e se gli attacchi sarebbero ripresi.
"Beh, non posso dirvelo", ha risposto Trump aggiungendo che "se rispondessi a questa domanda, direste che quest'uomo non è abbastanza intelligente per essere presidente". Lo riporta Sky News.
Iran, spedizione "petrolio" in Giappone
Una spedizione di petrolio greggio russo e' arrivata in Giappone. Si tratta della prima consegna da Mosca al Paese asiatico dal blocco dello Stretto di Hormuz in seguito all'inizio della guerra in Medio Oriente, secondo quanto riportato dai media locali. Il Giappone dipende dal Medio Oriente per circa il 95% delle sue importazioni di petrolio e si sta impegnando per diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetico. Una petroliera proveniente dal progetto petrolifero Sakhalin-2 e' arrivata lunedi' al largo della costa di Imabari (Giappone sud-occidentale), secondo quanto riportato da diversi media giapponesi, tra cui TV Tokyo e l'Asahi Shimbun. Il Giappone ha investito in questo progetto, che non e' soggetto alle sanzioni economiche internazionali contro la Russia.
Iran: "Project freedom è senza sbocco"
"Gli eventi a Hormuz chiariscono che non esiste una soluzione militare a una crisi politica. Poiché i colloqui stanno facendo progressi grazie al cortese sforzo del Pakistan, gli Stati Uniti dovrebbero guardarsi dall'essere trascinati di nuovo in un pantano da parte di malintenzionati.
Lo stesso dovrebbero fare gli Emirati Arabi Uniti". Lo scrive su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, dopo che Teheran ha smentito di aver preso di mira il Paese nel Golfo .
"Project Freedom è un progetto morto", ha concluso riferendosi all'operazione Usa per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto.
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