Duecento milioni di cinesi in lockdown, bambini positivi al Covid separati dai genitori, animali domestici soppressi, mancanza di comunicazione da parte del governo, difficoltà nel procurarsi il cibo mentre si è chiusi in casa. Mentre l’amica Russia è impantanata in una guerra dagli esiti imprevedibili, la Cina è alle prese con una guerra interna non meno folle di quella contro l’Ucraina: la guerra al Covid nella sua variante Omicron, con l’ambizione del solito traguardo cinese “contagi zero”. Un’ambizione insensata, tenendo conto dell’altissima contagiosità di Omicron, della scarsa efficacia del vaccino cinese, della bassa diffusione del virus nel paese durante le precedenti ondate e, soprattutto, della limitata copertura vaccinale (in Cina il vaccino non è obbligatorio).

Il disastro della vicina Hong Kong poi, sta terrorizzando il paese, soprattutto dopo i 20mila contagi registrati a Shanghai pochi giorni fa. Ed è proprio Shanghai, assieme ad un’altra ventina di città, a pagare il prezzo più alto. Lucia, un’italiana che lavora nel settore manifatturiero e vive a Shanghai da sette anni, mi racconta la situazione che sta vivendo.

«Qui la situazione è allucinante, da uscire di testa. Hanno iniziato con un lockdown a macchia di leopardo più o meno un mese fa, palazzi e compound chiusi per un numero di giorni diverso a seconda della situazione».

Cioè?

Dipendeva dal grado di separazione con un positivo. Io per esempio ero già in lockdown assieme a tutto il mio palazzo quando si è deciso per il lockdown in tutta la città perché nel mio condominio era stato trovato un positivo. Bastava questo per ritrovarsi chiusi in casa pure se non lo avevi mai incontrato nemmeno in ascensore.

È vero che sopprimono gli animali domestici di chi risulta positivo e viene portato in strutture apposite?  

Sta succedendo. L’altro giorno sui social di qui, Weibo e WeChat, girava ovunque il video di un addetto sanitario del governo in tuta bianca che picchiava a sangue un cane corgi per strada (secondo una delle ricostruzioni più attendibili il proprietario, prelevato dal suo appartamento perché positivo, lo aveva liberato in strada confidando nel fatto che qualcuno dei vicini si sarebbe occupato di lui in sua assenza, ndr.).

Quanti lockdown hai fatto fino ad oggi?

La prima ondata qui a Shanghai si è sentita poco, siamo stati chiusi per un po’ ma poi rispetto al resto del mondo abbiamo passato un anno tranquillo. A novembre del 2021 ho fatto il vaccino cinese e per la prima volta sono uscita dalla Cina per andare trovare i miei cari. Avevo una forte ansia perché sapevo che se mi fossi ammalata il rientro sarebbe stato difficile, considera che per rientrare in Cina si fanno test molecolari, analisi del sangue e anche una lastra al torace in alcuni casi.

Sei rientrata tranquillamente?

No, mi hanno respinta. Ho buttato 4000 euro di volo, prezzi folli ormai. Avevo gli anticorpi troppo alti a causa del vaccino Pfizer che avevo fatto fuori dalla Cina. Quindi sono andata a Hong Kong dove ho passato tre settimane di quarantena in hotel per poi farne altre tre arrivata a Shanghai, e siamo già a gennaio di quest’anno.

Quindi stai passando la vita in quarantena.

Ero già stremata, poi a marzo imi arrivano notizie allarmanti dal mio team di lavoro, ho iniziato a capire che la strategia della città di Shanghai non funzionava. Qui c’è un governo centrale, quello di Pechino, e un governo locale, che prende alcune decisioni. Questo aiuta lo storytelling di Xi Jinping perché se le cose vanno male può dire che Shanghai l’ha gestito male…

Cosa succede a marzo?

Quando si registrava un positivo in un palazzo, vedi il mio caso, si veniva rinchiusi in casa e testati. Poi ognuno aveva l’obbligo di quarantena per un numero variabile di giorni, io per esempio 14.

Finché non inizia il lockdown per tutta la città.

La dividono in due blocchi. Il lockdown nella parte est è iniziato il 28 marzo e doveva durare fino al primo aprile. Considera che si avevano 4/6 ore al massimo per organizzarsi perché nessuno ci aveva avvisati. Dunque la città era divisa dal fiume, 10 milioni da una parte e 11 milioni a ovest dall’altra che invece aveva il lockdown dal primo aprile al 5 . Alla fine non hanno più riaperto né a est né a ovest.

Immagino quanti problemi…

Ci testano continuamente, alcuni sono testati tutti i giorni. Ci hanno distribuito i test rapidi, e questo accade per la prima volta in Cina. Ognuno ha una app con un qr code assegnato che contiene tutti i dati sanitari. I problemi sono enormi, i medici per altre patologie lavorano in remoto, i pediatri sono indisponibili. Non c’è cibo a sufficienza, le persone si svegliano alle 5 del mattino sperando di potersi accaparrare qualcosa tramite app. Il procurarsi cibo e acqua è diventato un lavoro giornaliero.

Come fate?

Su Wechat ci si mette d’accordo magari col palazzo per organizzare acquisti collettivi, io oggi stavo gestendo l’acqua per il palazzo cercando di non aver contatti fisici con nessuno. Per il cibo il governo ha fatto consegne a quasi tutte le unità familiari, io ho ricevuto pacco vegano, ma non è sufficiente. Sono in una chat con 400 italiani a Shanghai, ci siamo arresi. Gioiamo per un baratto tra una zucchina e un cetriolo nel palazzo.

Cosa provoca questa mancanza di comunicazione del governo?

Che siamo in balia di pettegolezzi, girano voci di tutti i tipi. Nessuno vuole essere portato negli hangar, siamo terrorizzati dalla politica zero contagi, non dal Covid. Ci ritroviamo senza dignità, non abbiamo accesso al cibo e all’acqua e ignoriamo il futuro. Non capiamo la politica intrapresa, se non ci sono morti come sembra è tutto ridicolo. Se ci sono morti vogliamo saperlo.

Dovresti aver imparato come funziona in Cina la comunicazione..

Certo. A novembre ci sarà il congresso del partito comunista, probabilmente Xi Jinping sarà rieletto per il terzo mandato e la situazione gli sta sfuggendo di mano.  Qui per la prima volta ci sono rivolte, io non avevo mai visto i cinesi reagire da quando sono qui.

Pensi di rimanere a Shanghai in futuro?

Da Hong Kong pare siano scappate 70.000 persone nell’ultimo periodo, e lì hanno Pfizer. Qui Pfizer non c’è, abbiamo un vaccino di dubbia efficacia, quindi non so che futuro ci aspetta. Tra l’altro si parla tanto di Shanghai perché è internazionale, ha il porto, la borsa... ma ci sono vari disastri col Covid anche in tante città popolose nel nord della Cina. Ora lasciare il paese è impossibile, tra palazzi in quarantena e test da superare in aeroporto, ma capisci che succedono cose al di là dell’umana ragione?

Cioè?

Questa cosa dei figli separati dai genitori e portati in hangar ammucchiati con altri bambini, in condizioni sanitarie oscene è terribile. Pare che ora i genitori negativi li possano accompagnare, ma si sono dovuti muovere i media internazionali.

È anche difficile far trapelare informazioni.

Noi nella chat degli italiani ci mandiamo video che vengono censurati subito dal sistema, un nostro amico ci ha mandato un video delle rivolte ed è sparito non appena ha premuto invio.

Ti dispiace l’ipotesi di non lavorare più in Cina, di lasciarla?

So solo che è una situazione troppo snervante ormai. Qui di stranieri siamo rimasti in pochissimi, hanno fatto di tutto per mandarci via. Questa politica di controlli soffocanti è iniziata tre anni fa, prima del Covid, con assurdi rastrellamenti nei ristoranti e nei locali dove ti chiudevano all’improvviso e ti costringevano a fare pipì per indagare su droga e altro. In alcuni casi ti tenevano 10 giorni in galera prima di espellerti. Ormai restavo 15 minuti in un bar e uscivo per la paura di venire rinchiusa.

Poi sono arrivati i controlli per il Covid.

Si è saputo poco ma qui quando è scoppiata l’epidemia alcune persone sono rimaste per settimane chiuse in ristoranti o uffici se trovate positive. Quando sono uscita dalla quarantena io avevo paura di entrare ovunque. So di gente rimasta chiusa dentro la sede Adidas, c’era un piano intero di persone adibito a dormitorio o di altri costretti a dormire nei parcheggi dei centri commerciali, o per 48 ore all’ikea. Dopo tutto questo e mentre accade tutto questo è difficile immaginare un futuro qui, credo capirai.

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