Mondo

L’Iran tra blackout e distese di cadaveri: «Pronti alla guerra, ma anche a negoziati»

Dopo le proteste e i morti, Teheran manda in piazza contro-manifestazioni di regime e invia a Mosce le sue riserve auree. Ma intanto annuncia anche l’apertura di un «canale di comunicazione» con l’emissario del tycoon, Steve Witkoff

«Coraggio!». Questo è l’urlo che si leva all’obitorio di Behesht-Zahra, Teheran, mentre le braccia vengono tese verso l’alto per reggere una bara. Non si invoca Allah al funerale, non si prega per la sua misericordia. Il lutto diventa un grido di lotta e rabbia contro il regime: «Morte a Khamenei!». È uno dei brevi ma fondamentali frammenti di comunicazioni che alcuni iraniani hanno saputo far filtrare oltre la barriera del blackout imposto dalle autorità islamiche. Altri messaggi riferiscono: «

Per continuare a leggere questo articolo