L’esercito israeliano ha ordinato a 1,1 milioni di palestinesi di evacuare la parte nord della Striscia di Gaza e di dirigersi verso la parte meridionale del territorio assediato, un ordine senza precedenti che si applica a quasi la metà della popolazione della striscia in vista dell’invasione di terra contro il gruppo terroristico di Hamas.

Gli aerei israeliani hanno gettato volantini su Gaza, sigillata da 17 anni, per invitare la popolazione a fuggire a sud. Secondo le Nazioni Unite, più di 423mila persone sono state costrette a fuggire dalle case nella Striscia di Gaza. Sempre le Nazioni Unite hanno avvertito che una fuga in massa del genere – con solo una scadenza di 24 ore – sarebbe disastrosa e ha chiesto di revocare l’ordine.

Hamas, che ha organizzato un brutale e sanguinario attacco contro Israele quasi una settimana fa e da allora ha lanciato migliaia di razzi, lo ha liquidato come uno stratagemma o propaganda e ha invitato le persone a rimanere nelle proprie case.

Anche perché senza gli “scudi umani” della popolazione civile la sua situazione militare diventerebbe presto insostenibile sul terreno. 

La questione politica

«Il trasferimento forzato» della popolazione di Gaza «è un crimine», ha commentato la Lega Araba. Forse alla fine qualche migliaio di persone se ne andranno al sud di Wadi Gaza, ma difficilmente saranno centinaia di migliaia, o un milione come richiesto dall’esercito israeliano.  

A quel punto però rimane da chiarire il problema politico di chi guiderà Gaza una volta sconfitta Hamas.

Nelle precedenti tornate di questo conflitto, l’idea di fondo israeliana era quella di indebolire Hamas ma di tenere in piedi il suo governo a Gaza. Sia per mancanza di alternative concrete sul terreno che per favorire le divisioni interne palestinesi, secondo il motto: divide et impera.

Adesso però il premier Netanyahu deve annichilire Hamas per sperare nella sopravvivenza politica, visto che la sua dottrina degli Accordi di Abramo, cioè raggiungere la pace con il mondo arabo e ignorare i palestinesi, si è rivelata velleitaria. Ma chi riempirà il vuoto lasciato da Hamas a Gaza? Un gruppo più radicale o una formazione moderata?

Israele potrebbe tornare a fare un’occupazione militare diretta della striscia o convincere i palestinesi di Gaza a trasferirsi in Egitto, che però non li vuole perché teme un esodo permanente con i relativi problemi sorti in passato in Libano o in Giordania.

L’Autorità palestinese di Abu Mazen non può certo riprendere il controllo di Gaza in seguito all’invasione israeliana, perché verrebbe percepito come un governo fantoccio. Escluso anche il ricorso alle elezioni visto che anche a Ramallah non si va al voto dal 2006 proprio per timori di vittoria di Hamas dopo che l’Europa rifiutò di riconoscere il risultato favorevole al gruppo terroristico. Un ginepraio.

Razzi di Hamas

Due razzi da Hamas sono caduti a Sderot, cittadina israeliana a ridosso della Striscia. Uno di questi ha centrato una casa ma al momento non si hanno notizie di vittime. Hamas ha poi rivendicato il lancio di almeno 150 razzi su Ashkelon.

Pesanti bombardamenti israeliani hanno colpito nella notte la Striscia: le forze israeliane dicono di avere colpito «750 obiettivi militari».

Israele ha accusato Hamas di usare i tetti delle case a Gaza come siti di lancio di droni. Israele afferma di aver sganciato in sei giorni 6.000 bombe, per un peso di 4.000 tonnellate, sugli obiettivi di Hamas a Gaza, colpendo oltre 3.600 obiettivi.  Secondo fonti di Hamas tredici ostaggi, inclusi alcuni stranieri, sarebbero stati uccisi negli attacchi israeliani a Gaza.

Il capo del Pentagono

La diplomazia americana si muove per evitare che il conflitto si allarghi. Il segretario della Difesa americano, Lloyd Austin, è arrivato in Israele: incontrerà il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Yoav Gallant.

C'è urgente bisogno di stabilire «corridoi umanitari per Gaza e consentire alle organizzazioni internazionali di operare liberamente», ha detto re Abdallah di Giordania incontrando ad Amman il segretario di stato Usa Antony Blinken.

Poi ha sottolineato l'importanza che la guerra non coinvolga la Cisgiordania, perché a quel punto la situazione potrebbe sfuggire di mano.

Hezbollah e Iran a Beirut

Il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian ha affermato a Beirut, durante il suo incontro con il leader di  Hezbollah, alleato di Hamas, che «bisogna rompere l'assedio imposto sulla Striscia di Gaza». Amir-Abdollahian ha ribadito che l'Iran è «solidale con i fratelli palestinesi» e che «bisogna fare di tutto per portare aiuti umanitari» alla popolazione della Striscia.

L'Iran ha negato che gli Usa e il Qatar abbiano trovato un accordo affinché la Repubblica islamica non abbia accesso ai 6 miliardi i dollari detenuti in Corea del sud e recentemente sbloccati nell'ambito dell'intesa per il rilascio di cinque prigionieri americani.

«La notizia è priva di veridicità», ha affermato la missione dell'Iran presso l'Onu, in riferimento a un articolo del Washington Post, secondo cui la decisione di non consentire l'accesso è arrivata dopo l'attacco di Hamas in Israele.

Il governo Usa è consapevole di non potersi sottrarre all'accordo, fa sapere la missione di Teheran all'Onu. Ma l’attacco di Hamas ha cambiato tutte le carte in tavola.

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