non si sa se siano vivi o morti

Israele, il dramma degli ostaggi “dimenticati” e lo stillicidio della lista dei nomi

«Ora c’è speranza». Fra i rapiti di cui è previsto il rilascio ce ne sono due, di estrazione etiope e beduina, che sono a Gaza da 10 anni. Da soli non si erano meritati gli sforzi governativi per uno scambio. Intanto Hamas rende noto le identità di chi sarà liberato in questi giorni

Sha’aban al Sayed è un israeliano di etnia beduina. Abita a Hura, nel sud di Israele, fa l’autista di trattore e ha 65 anni. Da dieci vive nell’angoscia della scomparsa del figlio Hisham. Nell’aprile 2015, senza un motivo apparente, Hisham entrò a piedi a Gaza, un territorio proibitissimo per i civili israeliani. Poco dopo Hamas lo dichiarò prigioniero. «Non gli ho più parlato da allora», racconta al telefono Sha’aban durante una pausa sul posto di lavoro. «Solo per il fatto che mio figlio tentò

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