Interi quartieri blindati, cartelloni in ogni angolo della città, traffico persino più congestionato del solito. Questo fine settimana, l’India ospiterà nella capitale Delhi il 18° vertice annuale del G20, dopo un anno nel corso del quale la guida indiana ha dimostrato quale direzione intende percorrere: «Una presidenza assertiva, possiamo definirla, così come assertiva è la politica estera indiana, generalmente» premette Antonio Armellini, ex ambasciatore italiano in India e attuale vicepresidente esecutivo dell’associazione Italia-India per la collaborazione fra i due paesi.

«Una presidenza che ha messo in luce come gli equilibri globali stiano cambiando e come la gestione delle grandi economie industrializzate, che peraltro sarebbe la ragion d’essere del G20, non è più ispirata ad una visione unipolare del mondo sviluppato ma dovrà tener conto di situazioni esternamente diverse».

L’interesse

Tra opportunità mancate in partenza, strategie nazionali e nuove traiettorie globali, questo è stato comunque, per molti osservatori, un G20 particolarmente interessante da analizzare. Per cominciare, il primo ministro indiano Narendra Modi ha sfruttato il momento per respingere gli attacchi interni ed esterni su temi come diritti umani e minoranze.

Creando durante la sua presidenza del G20 quello che, in tutt’altro campo, verrebbe definito un hype di successo. Insieme al suo partito, il Bharatiya Janata Party (Bjp), ha proiettato l’immagine di una potenza globale rafforzata dalla sua posizione, al timone. E visto che le elezioni generali, previste per inizio 2024, sono alle porte, qualcuno ha parlato di politicizzazione del G20.

«Una parola forte» dissente la professoressa Manjari Chatterjee Miller, senior fellow per India, Pakistan e Sud Asia del Council on Foreign Relations. «Tuttavia direi che lo ha sicuramente pubblicizzato a livello nazionale in un modo senza precedenti. E sì, è abbastanza chiaro che ciò è stato fatto con l'obiettivo di una spinta in vista delle elezioni nazionali del prossimo anno».

Il Sud del mondo

A livello internazionale, quest’anno l’India ha rafforzato i legami con Francia, Australia e Stati Uniti. È stata rinsaldata anche la partnership strategica con l’Italia con tanto, la scorsa primavera, di invito alla premier Meloni nella capitale indiana, quale ospite d’onore del Raisina Dialogue, una delle principali conferenze sulla geopolitica d’Asia.

In parallelo, Modi ha utilizzato il G20 come piattaforma per farsi portavoce del Sud del mondo, mettendo in cima all’agenda questioni come il finanziamento dei progetti climatici, la sicurezza alimentare, la riforma delle banche multilaterali per lo sviluppo: «L’India ha affermato, nel corso della sua presidenza, di volersi far portavoce delle esigenze del sud del mondo: dobbiamo ricordare che non si riferisce necessariamente a esigenze proprie del sottosviluppo, ma piuttosto quelle della ridefinizione delle regole internazionali, e del governo finanziario internazionale in primis» spiega Armellini.

«Regole fino ad oggi dominanti, ad esempio, nel contesto dell’Organizzazione mondiale del commercio, dove a dettare legge era l’occidente e gli altri si adattavano. Ecco, nel contesto di una crisi diffusa di quel liberismo di cui l’Omc doveva essere uno dei promotori, l’India non esiterà in alcun modo a sostenere una linea legata ai propri interessi nazionali rispetto a quelli che in occidente ritenevamo essere dominanti».

Il tema del Sud del mondo, continua Armellini, diventa quindi la chiave di volta che l’India vuole usare per affermarsi come protagonista a tutto tondo della politica internazionale, in grado di portare avanti istanze differenti sia da quelle statunitensi sia da quelle cinesi.

In questo quadro si inserisce la decisione indiana di far entrare nella compagine del G20 anche l’Unione africana: «Un interlocutore che permette all’India di rafforzare uno dei pilastri essenziali dell’equilibrio che si sta delineando. È una mossa per allargare il campo: così facendo si diluisce la capacità decisionale, ma si rafforza il ruolo dell’India di “terza parte”, ovvero una potenza globale con molti interlocutori e pochi alleati ufficiali».

La posta in gioco

Se il vertice di questo fine settimana avrà successo o meno, resta tutt’ora un’incognita. La grande ombra che incombe, e che per tutto l’anno ha complicato gli sforzi dell’India, è la guerra in Ucraina, che in questi mesi ha impedito di creare consenso (e una dichiarazione congiunta) su numerosi tavoli di lavoro.

La prospettiva che lo stesso vertice si concluda senza quello che in gergo è chiamato il Communiqué è concreta, ed è rafforzata dalle pesanti assenze sia del presidente russo, Vladimir Putin, sia del cinese Xi Jinping. «La polarizzazione in questo momento è molto forte», concorda Harsh V. Pant del think tank Observer Research Foundation, professore di relazioni internazionali presso il King's College di Londra.

«Ma credo che l’agenda sulla quale l’India ha puntato, che spazia dal digitale al sud globale, permetterà un ampio accordo perché sono questioni che non interessano solo l’India stessa, ma un ampio gruppo di nazioni». C’è anche chi ritiene che le importanti assenze possano al contrario facilitare la posizione indiana: «È certamente più difficile raggiungere un consenso su come inquadrare questioni controverse come la guerra in Ucraina se i presidenti Xi e Putin non sono presenti» premette Miller. «D’altro canto, potrebbe essere più semplice portare a termine i lavori, in particolare a margine del vertice».

Ecco quindi che questo vertice si prospetta per il paese come un’arma a doppio taglio. Sotto i riflettori del mondo, se l’India sarà in grado di sfruttare partnership e alleanze portando il gruppo ad un consenso, consoliderà sicuramente la sua posizione, continua Pant: «Ha già avuto successo nel portare il mondo intero in India, nel mostrare che il Paese è cambiato e vuole fare la sua parte nella governance globale».

Il mese scorso Delhi è stata capace a far atterrare una navicella spaziale sul polo sud della Luna, diventando la prima nazione a riuscirci. Un segnale che (almeno nei suoi piani), il cielo non è più il limite.

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