«La pace è anzitutto dono. A tal fine vi invito a riflettere sul fatto che non ci sarà pace senza porre fine alla guerra che l’umanità fa a sé stessa quando scarta chi è debole, quando esclude chi è povero, quando resta indifferente davanti al profugo e all’oppresso. Solo chi ha cura dei più piccoli può fare cose davvero grandi». Lo ha detto papa Leone sabato mattina, ricevendo in udienza i partecipanti al convegno One humanity, one planet.

Nel suo discorso il pontefice ha poi richiamato le parole di Madre Teresa di Calcutta sull’aborto: «Madre Teresa, santa degli ultimi e premio Nobel per la pace, affermava che il più grande distruttore della pace è l’aborto. La sua voce rimane profetica: nessuna politica può infatti porsi a servizio dei popoli se esclude dalla vita coloro che stanno per venire al mondo, se non soccorre chi è nell’indigenza materiale e spirituale».

Rivolgendosi ai rappresentanti del Movimento politico per l’unità, nato trent’anni fa nell’ambito del Movimento dei focolari, papa Prevost ha detto che «le diverse nazioni, culture e religioni cui appartenete non sono per motivo di rivalità, ma di collaborazione e di crescita».

Ha quindi richiamato la «funzione sociale insostituibile» della politica, invitando i leader a «cooperare nello studio di forme partecipative che coinvolgano i cittadini nella vita istituzionale degli stati».

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La reazioni

Le parole del pontefice sono accolte con approvazione dalla maggioranza di governo: «Mi sembra normale che la Chiesa difenda la vita e consideri l’aborto una minaccia. Non possiamo secolarizzare una fede religiosa», ha detto il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Alfredo Antoniozzi.

«Essendo un legislatore rispetto i principi delle leggi che prevedono l’interruzione di gravidanza, ma nessuno può togliere alla Chiesa il diritto di difendere la vita, come vogliono fare a sinistra. Le fedi religiose vanno rispettate tutte, tranne quelle che di religioso non hanno niente e che ledono i principi della Costituzione».

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