Il «massiccio» attacco riportato dai media. Tre attacchi aerei contro gli Houthi
«Massiccio» attacco aereo di Israele sul Libano meridionale. Lo riporta Al Jazeera citando media libanesi, e in particolare l'agenzia Nna (National News Agency), secondo cui il raid ha interessato il villaggio di Haddatha, nel distretto di Bint Jbeil.
Intanto si viene a sapere che le operazioni militari statunitensi in Yemen hanno probabilmente causato la morte di 153 civili nel 2025. È quanto riconosce il Pentagono in un rapporto consegnato al Congresso e reso noto dai media americani, tra cui Cbs News.
Tutte le vittime civili riconosciute dal dipartimento della Difesa americano sono attribuite a tre attacchi aerei contro gli Houthi. Secondo il rapporto, è «più probabile che non» che cinque civili siano rimasti uccisi in un attacco del 6 aprile nei pressi di Sana'a, altri 80 nel bombardamento del 17 aprile contro il porto di Ras Isa e 68 in un raid del 28 aprile vicino a Saada. Il Pentagono sta inoltre esaminando altri 15 episodi per verificare la presenza di eventuali ulteriori vittime civili. La valutazione è stata condotta dal Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) sulla base di informazioni di intelligence, immagini e fonti aperte, senza effettuare sopralluoghi nè intervistare testimoni. Gli attacchi facevano parte della campagna militare lanciata dal presidente Donald Trump contro gli Houthi, sostenuti dall'Iran, dopo l'intensificarsi degli attacchi del gruppo contro le navi commerciali nel Mar Rosso in seguito all'inizio della guerra israeliana a Gaza. Gli Houthi hanno ripreso ad attaccare imbarcazioni nella regione durante l'attuale escalation militare in Medio Oriente. Martedì sei persone sono state uccise in un attacco missilistico contro una nave nello Stretto di Bab el-Mandeb, secondo le autorità yemenite.
Italia, Ue e oltre 30 Paesi condannano esecuzioni in Iran
L'Italia, l'Alto rappresentante Ue per la politica estera e una trentina di Paesi hanno firmato una dichiarazione congiunta per esprimere la loro "ferma condanna per la prosecuzione delle esecuzioni dei manifestanti e il ricorso alla pena di morte da parte della Repubblica Islamica dell'Iran". La dichiarazione congiunta sull'esecuzione di manifestanti da parte dell'Iran è stata firmata da Canada, Albania, Australia, Austria, Belgio, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia del Nord, Montenegro, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria e dall'Alto Rappresentante dell'Unione Europea. I firmatari "condannano con la massima fermezza la prosecuzione delle esecuzioni dei manifestanti e il ricorso alla pena di morte da parte della Repubblica Islamica dell'Iran. L'uso della pena capitale per mettere a tacere il dissenso, intimidire le comunità e punire chi esercita i propri diritti umani non può mai essere giustificato. Il popolo iraniano deve essere libero di esercitare i propri diritti di libertà di espressione e di riunione pacifica senza paura. Esortiamo l'Iran a interrompere immediatamente il ricorso alla pena di morte e a rilasciare tutti coloro che sono detenuti in maniera arbitraria. Esortiamo inoltre l'Iran ad ascoltare la voce del proprio popolo, che chiede un cambiamento, e ad adottare passi concreti volti a garantire il rispetto dei diritti umani".
Board of Peace: "Nessun accordo finanziario con Hamas"
Il Board of Peace ha smentito l'esistenza di un accordo finanziario con Hamas, dopo che l'emittente pubblica israeliana Kan aveva riferito di un'intesa per coprire 400 milioni di dollari di debiti del movimento verso soggetti esterni. "Le affermazioni secondo cui esisterebbe un accordo tra il Board of Peace e Hamas sono false. Nessuna proposta del genere è stata discussa, negoziata o presa in considerazione e non sarà sul tavolo neppure in futuro", ha scritto in ebraico Nickolay Mladenov, principale rappresentante dell'organismo per Gaza. "Hamas non avrà alcun ruolo nel governo di Gaza e non avrà accesso ai fondi", ha assicurato, precisando che "i fondi del Board of Peace non vengono trasferiti attraverso Hamas" e che contratti, progetti e conti sono sottoposti a verifiche e controlli. "Ci sono già più che sufficienti sfide reali in questo sforzo. Non c'è bisogno di inventarne altre", ha aggiunto. Mladenov ha inoltre esortato Israele ad appoggiare la roadmap per il disarmo di Gaza, sostenendo che rappresenti la migliore alternativa a disposizione dello Stato ebraico. "L'obiettivo resta il completo smantellamento delle armi e garantire che Gaza non possa mai più rappresentare il tipo di minaccia che Israele ha subito il 7 ottobre", ha affermato, spiegando che il Board of Peace propone una "terza opzione: disarmo completo, governo civile, una presenza internazionale di sicurezza sotto il comando americano e meccanismi di supervisione e verifica". La Forza internazionale di stabilizzazione, ha ribadito, dovrà "sostenere il disarmo e l'istituzione di un governo civile nel quale Hamas non abbia alcun ruolo. Questa è stata la nostra posizione fin dall'inizio e non è cambiata".
Iran, domani ministro Esteri turco in Egitto, previsto anche colloquio con al-Sisi
Visita in Egitto, domani e venerdì, per il capo della diplomazia turca Hakan Fidan. In programma, riferisce l'agenzia turca Anadolu, colloqui con Badr Abdelatty e anche un faccia a faccia con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. In cima all'agenda dei colloqui con gli interlocutori egiziani, le relazioni bilaterali, la cooperazione in vari settori, ma soprattutto lo Stretto di Hormuz e i difficili negoziati tra Usa e Iran. Fidan confermerà il "sostegno al lavoro diplomatico" per "ripristinare il cessate il fuoco" tra i due Paesi e per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Tra i temi, anche la situazione nella Striscia di Gaza e il piano Gaza. Fidan, riporta la Anadolu, insisterà anche sulla necessità di proseguire il lavoro per garantire stabilità e sicurezza in Libia. Abdelatty era in Turchia lo scorso novembre. Fidan era stato al Cairo a giugno per la quarta riunione dei ministri degli Esteri di Turchia, Egitto, Arabia Saudita e Pakistan e, secondo la Anadolu, ora insisterà sulla "determinazione a continuare il lavoro insieme". Venerdì scorso Islamabad, Riad e Ankara hanno annunciato l'Accordo della Mecca. La Turchia punta ad allargare l'alleanza.
Media: "Impegno a saldare i debiti di Hamas fino a 400 milioni di dollari
Secondo fonti della tv pubblica israeliana Kan News, nell'ambito dell'accordo in 15 punti tra il Board of peace, i mediatori e Hamas, è stato raggiunto un impegno a saldare i debiti dell'organizzazione terroristica fino a 400 milioni di dollari. Si tratta di una formulazione nella sezione 5 del documento, secondo la quale il denaro verrà trasferito a fornitori e titolari di contratti. Una fonte del Board ha confermato la notizia all'emittente israeliana spiegando che il denaro verrà trasferito ai dipendenti pubblici "che non hanno ricevuto il pagamento, oppure ai fornitori e agli appaltatori che hanno prestato servizi alla popolazione e hanno ancora diritto al denaro". Il Consiglio assicura che ogni richiesta di pagamento sarà esaminata individualmente e che questo non costituisce un impegno a coprire "la corruzione di Hamas, altre irregolarità finanziarie legate al suo governo a Gaza o qualsiasi altra questione relativa al passato di terrorismo e oppressione dell'organizzazione". La scorsa settimana si è appreso che il Board sta anche elaborando un piano secondo il quale chi consegna le armi a Gaza e si impegna ad abbandonare il terrorismo riceverà un compenso. Secondo la bozza, sarebbe stata offerta una politica di "riacquisto delle armi" a coloro che si rendono disponibili a deporre le armi, a impegnarsi ad abbandonare la violenza e ad essere sottoposti a futura supervisione. Secondo le stime, la consegna delle armi comporterà un pagamento di migliaia di dollari e l'inserimento in un programma di riabilitazione. Il piano è principalmente volto al sequestro dei fucili tipo Kalashnikov. Il Consiglio per la pace prevede di ricevere sostegno finanziario internazionale, principalmente dagli Stati del Golfo, per finanziare il progetto di raccolta delle armi.
Iran, Pezeshkian a Takaichi: "Mai agito al di fuori del diritto internazionale"
"L'Iran non ha mai agito al di fuori del diritto internazionale e ha sempre lavorato per rafforzare i rapporti con i Paesi vicini". Lo ha affermato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, in un colloquio telefonico con la premier giapponese, Sanae Takaichi, secondo quanto riferito dalla presidenza di Teheran e riportato dall'agenzia Irna. Pezeshkian ha ringraziato il Giappone per la sua posizione a favore della fine della guerra e ha ribadito che Teheran non intende alimentare l'instabilità nella regione. Secondo il presidente iraniano, invece, sono stati gli Stati Uniti e "il regime sionista" a compromettere pace e stabilità attraverso gli attacchi contro l'Iran, l'uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei, la strage delle studentesse a Minab e la distruzione di infrastrutture civili. Pezeshkian ha infine espresso l'auspicio che "gli sforzi diplomatici del Giappone siano fruttuosi" e contribuiscano a ristabilire la pace e la stabilità nella regione.
Media: "Gli Houthi annunciano nuovo attacco a porto yemenita al Makha, sul Mar Rosso"
I ribelli Houthi hanno sferrato nuovi attacchi con missili balistici contro lo strategico porto di al-Makha (Mocha), situato nei pressi dello stretto di Bab al-Mandeb, nel sud-ovest dello Yemen, controllato dalle forze governative. Lo annunciano i media del movimento sciita filo-Iran.
Unicef: "Oltre 170 bambini palestinesi uccisi in Cisgiordania dal 2024"
Almeno 174 bambini palestinesi ovvero “più di un bambino ogni settimana” sono stati uccisi in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est occupata, dal gennaio 2024. Lo rende noto il vicedirettore esecutivo dell'Unicef, Hannan Sulieman, intervenendo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, aggiungendo che oltre 1.500 bambini palestinesi sono rimasti feriti in quel periodo, quasi la metà dei quali da proiettili. Sulieman ha affermato che l'agenzia delle Nazioni Unite ha documentato episodi in cui bambini palestinesi "sono stati colpiti da proiettili pur non rappresentando una minaccia imminente", anche mentre cercavano di scappare. "I bambini sono stati colpiti da proiettili, picchiati, accoltellati e aggrediti con spray al peperoncino", ha aggiunto. Sono state colpite, inoltre, case, mezzi di sussistenza e infrastrutture idriche.
Secondo i dati del Servizio penitenziario israeliano citati da Sulieman, almeno 355 bambini palestinesi provenienti dalla Cisgiordania sono attualmente detenuti in carceri militari israeliane: il numero più alto degli ultimi otto anni. "Quasi la metà, ovvero 164 bambini, sono detenuti in regime di detenzione amministrativa senza accusa né processo", ha affermato. “I bambini della Cisgiordania hanno gli stessi diritti dei bambini di tutto il mondo: vivere, imparare, essere protetti e immaginare un futuro al di là della violenza e della paura”.
Politico: «Usa disposti a tollerare il rifiuto di Netanyahu al piano per Gaza se riduce gli attacchi»
La Casa Bianca è disposta, almeno per il momento, a tollerare il rifiuto pubblico del premier israeliano Benjamin Netanyahu al piano americano per Gaza in 15 punti, concentrandosi più sulle azioni di Israele sul terreno che sulle dichiarazioni del suo leader. "Riconosciamo le complessità legate alle elezioni israeliane e ovviamente daremo a Bibi lo spazio per cercare di gestirle", ha spiegato a Politico un funzionario americano, sottolineando però che Israele deve a sua volta "darci un po' di spazio, evitando le uccisioni mirate, per permetterci di provare ad arrivare alla fase successiva". Washington, inizialmente "delusa" dall'intensificarsi degli attacchi israeliani dopo la presentazione della proposta, si dice ora soddisfatta della successiva riduzione delle operazioni.
Il piano prevede il disarmo di Hamas e la rinuncia del movimento al governo della Striscia, in cambio del ritiro delle forze israeliane. I negoziati restano però bloccati sulla sequenza delle due misure: Hamas non intende deporre le armi prima del ritiro israeliano, mentre Israele non vuole ritirarsi prima del disarmo. "Nessuno era mai arrivato al punto di ottenere l'accordo di Hamas su questo, quindi è un passaggio necessario prima di arrivare effettivamente al disarmo", ha sostenuto la fonte americana. Un funzionario del Board of Peace ha assicurato che "le discussioni separate con Israele stanno continuando" e che "abbiamo visto importanti elementi di cooperazione negli ultimi giorni e stiamo intensificando gli sforzi per accelerare i progressi".
Idf nel villaggio assediato dai coloni a Qusra, l'evacuazione non è ancora iniziata
Le forze di sicurezza israeliane sono di nuovo nel villaggio di Qusra, a sud di Nablus, dove un gruppo di coloni estremisti israeliani sta assediando abitazioni palestinesi. Nei video diffusi dal posto la situazione sembra tranquilla e l'evacuazione vera e propria degli ultraortodossi rimasti nella zona non è ancora iniziata.
Media Turchia: "Accordo con Usa per prorogare cessate fuoco in scadenza il 17 agosto"
Stati Uniti e Iran hanno "concordato" di prorogare il cessate il fuoco di 60 giorni che, sulla base del memorandum di Islamabad, scadrà il 17 agosto. Lo hanno indicato fonti del governo pakistano citate dall'agenzia di stampa turca Anadolu. "Entrambe le parti hanno comunicato ai mediatori il proprio consenso a prorogare la deadline - ha affermato una fonte vicina al processo di mediazione - Tuttavia, le due parti si stanno scambiando messaggi per decidere la durata della proroga".
Gli Stati Uniti e l'Iran, con la mediazione anche del Pakistan, hanno firmato un memorandum d'intesa lo scorso 17 giugno, concordando di avviare negoziati per un accordo definitivo. Tuttavia, i colloqui si sono arenati a causa di divergenze in particolare sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, una delle rotte strategiche per l'approvvigionamento energetico e il commercio globali. Tra l'8 ed il 24 luglio, la tregua è rimasta sostanzialmente solo sulla carta, mentre Stati Uniti e Iran hanno continuato a scambiarsi attacchi militari. Washington ha condotto raid contro obiettivi all'interno dell'Iran e Teheran ha risposto colpendo obiettivi militari statunitensi in diversi Paesi arabi, tra cui Giordania, Bahrein e Kuwait.
Naqvi ha trasmesso un messaggio di Sharif e Munir ai vertici di Teheran
Il ministro dell'Interno pakistano, Mohsin Naqvi, durante la sua visita a Teheran ha trasmesso alla leadership iraniana un messaggio speciale del primo ministro, Shehbaz Sharif, e del capo delle forze armate pakistane, il feldmaresciallo Asim Munir, sulla situazione regionale. Lo riferisce Al-Arabiya, mentre una fonte diplomatica, citata dall'emittente Dawn, ha spiegato che l'obiettivo principale della missione è dare seguito al memorandum d'intesa di Islamabad e agli sforzi di mediazione del Pakistan tra Iran e Stati Uniti. Il portavoce del ministero degli Esteri pakistano, Tahir Andrabi, ha ribadito che Islamabad continua a lavorare, insieme a "Paesi fratelli", per cercare una soluzione alla crisi tra Washington e Teheran. "Il Pakistan sta compiendo tutti gli sforzi possibili per portare le due parti al tavolo negoziale e dare seguito al memorandum di Islamabad", ha dichiarato, sottolineando l'obiettivo di favorire pace e stabilità nella regione.
Nel corso degli incontri, Naqvi ha informato le autorità iraniane anche sul recente accordo di difesa tra Pakistan, Arabia Saudita e Turchia, mettendole al corrente dei contenuti dell'intesa. Il ministero degli Esteri pakistano ha precisato che la visita di Naqvi è stata incentrata sulle relazioni bilaterali, su questioni legate alla sicurezza, con particolare attenzione alle iniziative per promuovere pace, stabilità e dialogo tra le parti. Stando ai media della Repubblica islamica, Naqvi è stato ricevuto dal suo omologo iraniano, Eskandar Momeni, e ha successivamente incontrato il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ed il presidente, Masoud Pezeshkian.
Idf: "Hamas interroga e tortura civili a Gaza, inclusi minori e civili"
La portavoce in lingua araba dell'Idf ha diffuso un messaggio urgente per i residenti di Gaza affermando che l'esercito e i servizi interni israeliani hanno osservato che "l'organizzazione terroristica Hamas ha intensificato le attività di interrogatorio e tortura nei confronti della popolazione". Secondo l'Idf e lo Shin Bet, le torture e gli interrogatori condotti da Hamas colpirebbero civili di tutti i settori della società, inclusi minori e donne, e verrebbero effettuati sfruttando strutture pubbliche. "Hamas usa edifici civili, tra cui scuole, ospedali, moschee e istituzioni governative per arresti arbitrari e torture sistematiche, non solo contro oppositori politici, ma anche contro normali cittadini convocati periodicamente per interrogatori. In questi casi, sarebbero impiegati metodi che includono violenza fisica grave, maltrattamenti, ricatti, minacce psicologiche, isolamento prolungato e abusi psicologici".
Media: "Israele colpisce edificio scolastico nel sud del Libano"
Le forze israeliane hanno colpito un edificio scolastico nel villaggio di Zawtar al-Sharqiyah, nel sud del Libano: lo riporta riporta l'agenzia di stampa nazionale libanese Nna. Il consiglio del villaggio ha fatto appello al presidente libanese Joseph Aoun e al primo ministro Nawaf Salam affinché intervengano per fermare la distruzione degli edifici nella zona. Parlando all'emittente televisiva Al Araby, con sede in Qatar, una fonte delle Forze Armate libanesi ha affermato che l'esercito israeliano ha distrutto il municipio, una clinica, un asilo e diverse abitazioni.
Trump, volo segreto dopo vertice Nato in Turchia per minacce di attentato dall'Iran
Una minaccia di attentato iraniano contro il presidente Donald Trump ha dato origine, lo scorso mese di luglio, "a un'operazione straordinaria durante la quale egli è partito segretamente dalla Turchia a bordo di un aereo militare alternativo, mentre la Casa Bianca dichiarava che si trovava sull'Air Force One". È quanto emerso da informazioni ottenute in esclusiva dal Washington Post.
Libano media: drone israeliano ha colpito un raduno religioso a Tiro
Un drone israeliano ha colpito un raduno religioso a Tiro, nel sud del Libano. Lo riporta l'Agenzia di stampa nazionale libanese. Intanto, citando residenti e funzionari della protezione civile, il Guardian scrive che l'esercito israeliano sta appiccando incendi in tutto il Libano meridionale, prendendo di mira oliveti e terreni agricoli.
Iran, petrolio in rialzo
I prezzi del petrolio sono aumentati oggi, con i future sul Brent che hanno guadagnato 72 centesimi, pari allo 0,81%, raggiungendo quota 89,63 dollari al barile. Il greggio statunitense West Texas Intermediate (Wti) è salito di 71 centesimi, pari allo 0,85%, a 83,91 dollari.
Droni di Teheran sulla provincia irachena di Erbil
Quattro droni iraniani si sono schiantati nella provincia irachena di ErbilIn. Lo riporta la piattaforma di notizie curda Rudaw, dopo aver riferito che diversi missili e droni erano stati lanciati da Teheran contro località curde nella provincia. Secondo quanto riportato, i quattro droni si sono schiantati nelle prime ore di stamattina nei distretti di Soran
"L'Iran sapeva dove alloggiava Trump ad Ankara"
Secondo due funzionari statunitensi, la minaccia iraniana che ha spinto il presidente Usa Donald Trump a lasciare in segreto il vertice Nato in Turchia, su un aereo diverso dall'Air Force One, includeva la possibilità di un missile terra-aria contro l'Air Force One e la conoscenza precisa da parte degli iraniani del luogo in cui il presidente alloggiava ad Ankara. Lo riporta il 'New York Times'. La minaccia è emersa proprio mentre il tycoon si apprestava a iniziare il suo ultimo giorno al vertice Nato in Turchia, l'8 luglio.
Secondo i funzionari statunitensi a conoscenza della minaccia, l'intelligence americana ha raccolto diverse fonti di informazione e sapeva che esisteva una minaccia specifica di un missile terra-aria contro l'Air Force One, e che qualcuno nelle vicinanze del vertice Nato era stato avvistato con un missile portatile. Inoltre, gli iraniani sapevano esattamente dove alloggiava Trump ad Ankara, compreso il piano dell'edificio, hanno evidenziato i funzionari.
Tra chi ha viaggiato sul volto dal quale Trump è stato segretamente fatto scendere in Turchia c'erano, sempre secondo due funzionari Usa citati dal 'Nyt', il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario del Tesoro Scott Bessent. Ma anche Stephen Miller, il principale consigliere del presidente per la politica interna; e Steven Cheung, direttore delle comunicazioni della Casa Bianca.
Trump: "Non mi fido dell'Iran. Hormuz lo controlliamo noi"
Non mi fido dell'Iran e siamo noi a controllare lo Stretto di Hormuz, non loro". Lo ha detto Donald Trump, parlando con i giornalist al suo ritorno a Washington dall'Ohio. L'Iran "non diventera' il bullo del Medio Oriente", ha aggiunto il presidente.
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