All’inizio della guerra del 2024, spiega Fakhoury, la solidarietà era molto diffusa. Le persone di tutti i quartieri accoglievano gli sfollati. Ma dopo alcune settimane questa dinamica è cambiata, «perché la priorità è diventata la sicurezza»
«Tutti abbiamo armi, ma non per attaccarci tra di noi. Io, per esempio, a casa ho la mia: se Hezbollah o chiunque altro volesse aggredirmi, potrei reagire. Ma non vorrei farlo. Il problema è che avremmo bisogno dell’esercito, non dovremmo essere costretti a prendere le armi per difenderci». Rabih, un giovane di Achrafieh – quartiere cristiano di Beirut – non ha alcuna intenzione di prendere le armi, ma dal momento che «questo cessate il fuoco serve solo a riprendere fiato», dice, non ha fiducia

