A sparare contro i fedeli sarebbero stati due adolescenti di 17 e 19 anni, i quali poi sono stati ritrovati morti all’interno di un auto. L’imam della comunità: «L'intolleranza religiosa e l'odio che purtroppo esistono nella nostra nazione sono senza precedenti»
S’indaga per crimini d’odio a San Diego, dopo che due adolescenti rispettivamente di 17 e 19 anni hanno ucciso almeno tre persone in un attacco avvenuto al centro islamico, prima di togliersi la vita. In salvo i bambini di una scuola che erano in visita nel centro. Tra le vittime c’è la guardia giurata della struttura, padre di otto figli, che secondo le autorità ha avuto un ruolo cruciale nel limitare le perdite di vite umane.
Il presidente Donald Trump ha definito l’episodio come «una situazione terribile», assicurando che quanto accaduto sarà preso seriamente in considerazione. Il governatore dello Stato della California, Gavin Newsom, ha espresso orrore per l’attacco: «I fedeli, ovunque si trovino, non dovrebbero temere per la propria vita. L’odio non ha posto in California e non tollereremo atti di terrore o intimidazione contro le comunità di fede», ha aggiunto il governatore.
Crimine d’odio
«A causa dell’ubicazione del centro islamico, consideriamo questo un episodio di crimine d'odio finché non sarà dimostrato il contrario», ha detto Scott Wahl capo della polizia di San Diego. Sul caso sta indagando anche l’Fbi.
Gli investigatori hanno trovato dei messaggi anti-islamici nell'auto dove sono stati ritrovati i due aggressori che si sono suicidati. A riportarlo è il New York Times, sottolineando che uno dei due sospettati ha prelevato un'arma dalla casa dei genitori poco prima dell'attacco e ha lasciato un biglietto di addio.
Il capo della polizia ha raccontato che il dipartimento aveva ricevuto la segnalazione su «un minore in fuga» dalla madre di uno dei sospettati. La donna aveva riferito di tendenze suicide del figlio, precisando che si era allontanato con le sue armi e la sua auto, e che era insieme a un amico, entrambi vestiti con abiti mimetici.
La comunità
Parlando alla stampa, il direttore del Centro islamico, che comprende anche una scuola, l'imam Taha Hassane, ha dichiarato: «È qualcosa che non ci saremmo mai aspettati, ma allo stesso tempo, l'intolleranza religiosa e l'odio che purtroppo esistono nella nostra nazione sono senza precedenti. Tutti noi abbiamo la responsabilità di diffondere la cultura della tolleranza».
L’attacco ha avuto un effetto anche in altre parti del paese. La polizia di New York ha annunciato di aver rafforzato la sicurezza nelle moschee della Grande Mela: «Anche se non ci sono minacce specifiche, per precauzione sono stati dispiegati più agenti nelle moschee della città». Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha definito l’attentato come «un evidente atto di violenza anti-musulmana: l'islamofobia mette in pericolo le comunità musulmane in tutto il paese».
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