Concluso il summit, il presidente completa la sua genuflessione: «Non faremo 15mila chilometri per una guerra su Taipei». In cambio ha avuto solo briciole: accordi su soia e manzo e vaghe promesse d’aiuto sull’Iran (non confermate da Pechino)
SHANGHAI – Donald Trump, il presidente che dava alla Cina dell’untore globale ai tempi del Covid e che considerava Pechino l’avversario principale dell’America first, ora assicura che la Cina è meravigliosa. Tanto meravigliosa da piegarsi ai diktat del Dragone senza quel minimo velo diplomatico che di solito governa le giravolte geopolitiche. «Non voglio che qualcuno dichiari l’indipendenza e che gli Usa debbano percorrere 15mila chilometri per andare in guerra», ha detto il presidente americano

