Dopo sei settimane di guerra e la fragile tregua raggiunta nei giorni scorsi, Stati Uniti e Iran tentano la via del dialogo. La posta in gioco è altissima e i negoziati che partono «nella serata» di oggi, sabato 11 aprile, in Pakistan potrebbero determinare se il cessate il fuoco reggerà o se la guerra contro Teheran che ha causato migliaia di morti, danneggiato l'economia mondiale e destabilizzato il Medio Oriente riprenderà. Non è possibile in questo momento stabilire la durata dei negoziati, ma secondo alcuni media iraniani dovrebbero andare avanti per un giorno intero.

Le parti si guardano con diffidenza e il rischio che i negoziati falliscano è dietro l'angolo. «Abbiamo buone intenzioni, ma non ci fidiamo degli Usa», ha detto il capo delegazione iraniano al suo arrivo. Vance ha messo in guardia l'Iran da qualsiasi tentativo di «giocare» con Washington. «Se cercheranno di giocare con noi, vedranno che la nostra squadra negoziale non sarà molto ricettiva», ha affermato. Vance ha comunque assicurato che Washington intende «cercare di condurre negoziati costruttivi». Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha parlato di «momento decisivo», «ci attende un passo difficile: stabilire una tregua duratura e risolvere le delicate questioni attraverso i canali diplomatici».

Donald Trump ha detto che i negoziatori statunitensi si stanno concentrando principalmente sull'obiettivo di impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari. Il presidente Usa ha anche dichiarato che lo Stretto di Hormuz riaprirà presto, «con o senza la collaborazione dell'Iran» e ha avvertito che intensificherà gli attacchi se non si raggiungerà un accordo di pace. Secondo quanto scrive il New York Times, l'Iran non è ancora in grado di riaprire completamente lo Stretto di Hormuz al traffico commerciale perché non riesce a localizzare tutte le mine navali posate nelle scorse settimane e non dispone di adeguate capacità per rimuoverle rapidamente. 

Intanto, diplomatici libanesi e israeliani si sono sentiti telefonicamente e hanno concordato di incontrarsi la prossima settimana a Washington per discutere un possibile cessate il fuoco nel conflitto in corso tra Israele e Hezbollah. L'ambasciatore israeliano Yechiel Leiter ha affermato che «Israele si è rifiutato di discutere un cessate il fuoco con l'organizzazione terroristica Hezbollah». L'organizzazione sciita filo-iraniana da parte sua, ha esortato il governo libanese a disertare i negoziati diretti con Israele dopo la morte di 13 membri delle forze di sicurezza libanesi a Nabatiyeh.

PUNTI CHIAVE

12:58

Cbs: gli Usa smentiscono di aver acconsentito a sbloccare asset Iran

10:45

Iran, Araghchi a Wadephul: sui colloqui "completa sfiducia" 

10:11

Trump: "Riprenderemo le ostilità se i negoziati falliranno"

12:58

Cbs: gli Usa smentiscono di aver acconsentito a sbloccare asset Iran

Gli Stati Uniti non hanno acconsentito allo sblocco di alcun bene iraniano congelato. Lo ha dichiarato un alto funzionario statunitense alla Cbs News, smentendo le precedenti notizie diffuse dai media. Il vicepresidente J.D. Vance ha avuto un incontro bilaterale con il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, ma i negoziati non sono ancora iniziati e non sono stati discussi accordi. La delegazione americana comprende Vance, Steve Witkoff e Jared Kushner. 

12:36

Vance incontra il primo ministro pachistano Sharif

Il vicepresidente Usa JD Vance ha avuto oggi un incontro bilaterale con il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, ha reso noto la Casa bianca. Lo riferisce il New York Times. La delegazione americana comprende anche Steve Witkoff e Jared Kushner. Da parte pakistana hanno partecipato all'incontro anche il ministro dell'Interno Mohsin Naqvi e il ministro degli Esteri Ishaq Dar. In precedenza, il capo di governo pachistano ha avuto una riunione con la delegazione iraniana. 

12:12

Teheran: "Israele ostacola il negoziato con gli Usa"

Israele ostacola il negoziato tra Iran e Stati Uniti. A denunciarlo è una fonte citata dall'agenzia iraniana Tasnim e che partecipa ai colloqui di Islamabad. Secondo la fonte dalla scorsa notte, immediatamente dopo il suo arrivo, la delegazione iraniana è impegnata in "intense consultazioni" e "diversi cicli di colloqui" con funzionari pakistani "per garantire che la parte americana rispetti i propri impegni". La fonte ha assicurato che "sono stati fatti alcuni progressi in tal senso", ma accusa "Israele e Netanyahu di continuare a ostacolare i lavori e a cercare di impedire che si tengano negoziati e si raggiunga un accordo".

11:41

Media: gli Usa hanno accettato lo sblocco di beni iraniani in Qatar

Gli Stati Uniti hanno accettato di sbloccare i beni iraniani congelati e depositati in Qatar e in altre banche estere. Lo ha detto una fonte iraniana di alto livello alla Reuters online, accogliendo la mossa come un segno di "serietà" nel raggiungere un accordo con Washington nei colloqui di Islamabad. Gli Stati Uniti non hanno rilasciato alcun commento pubblico sulla questione dello sblocco dei beni. La fonte ha dichiarato a Reuters che lo sblocco dei beni è "direttamente collegato alla garanzia del passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz", che si prevede sarà un punto chiave dei colloqui. 

11:01

Iran, i colloqui di Islamabad dovrebbero iniziare in serata

I previsti colloqui tra Iran e Stati uniti a Islamabad dovrebbero iniziare nella serata e durare un giorno. Lo ha riferito oggi l'agenzia iraniana Tasnim. La delegazione iraniana, secondo quanto riportato dall'emittente di Stato Irib, si dice pronta a ogni possibile esito dei negoziati, compresa l'eventualità che non venga raggiunto alcun accordo. I colloqui dovrebbero svolgersi sia in forma diretta sia indiretta, con il Pakistan nel ruolo di mediatore, nel tentativo di arrivare a una pace duratura in Medio Oriente. La delegazione iraniana è guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e comprende anche il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale Ali Akbar Ahmadian e il governatore della Banca centrale Abdolnaser Hemmati. A guidare la delegazione americana è il vicepresidente Usa JD Vance, affiancato dall'inviato speciale del presidente Donald Trump Steve Witkoff e dal genero del presidente Jared Kushner.

10:45

Iran, Araghchi a Wadephul: sui colloqui "completa sfiducia" 

Il ministro degli Esteri dell'Iran Abbas Araghchi affronta i negoziati con gli Stati Uniti in Pakistan in condizioni di "completa sfiducia". Questa la posizione espressa dal capo della diplomazia iraniana durante una telefonata con il suo omologo tedesco Johann Wadephul, come riportato dall'agenzia stampa Mehr. Araghchi ha affermato che il suo Paese "combatterà con tutte le sue forze per garantire gli interessi e i diritti del popolo iraniano", citando le ripetute violazioni delle promesse e i "tradimenti della diplomazia" da parte degli Stati Uniti come motivazione alla sua valutazione.

10:11

Trump: "Riprenderemo le ostilità se i negoziati falliranno"

Donald Trump, in un'intervista al New York Post, ha dichiarato di aver ordinato il riarmo delle navi da guerra americane con "le migliori munizioni" per riprendere gli attacchi contro l'Iran se i colloqui di pace in Pakistan dovessero fallire. Trump ha parlato in un colloquio telefonico con il New York Post, poco dopo la partenza del vicepresidente Usa JD Vance a bordo dell'Air Force Two diretto a Islamabad, dove è affiancato dall'inviato speciale Steve Witkoff e dal genero del presidente Jared Kushner per negoziare una pace definitiva dopo il cessate il fuoco di due settimane raggiunto martedì. "Lo sapremo tra circa 24 ore. Lo sapremo presto", ha detto Trump rispondendo a una domanda sulle possibilità di successo dei colloqui.

"Abbiamo un reset in corso. Stiamo caricando le navi con le migliori munizioni, con le migliori armi mai realizzate, persino migliori di quelle usate in precedenza, e li abbiamo fatti a pezzi", ha affermato il presidente Usa. "Ma stiamo caricando le navi. Stiamo caricando le navi con le migliori armi mai realizzate, a un livello ancora superiore rispetto a quello che usavamo per una completa decimazione. E se non avremo un accordo, le useremo, e le useremo in modo molto efficace", ha aggiunto. "Abbiamo a che fare con persone di cui non sappiamo se dicano la verità o no", ha detto ancora Trump. "Davanti a noi dicono che elimineranno tutte le armi nucleari, che sparirà tutto. Poi escono davanti alla stampa e dicono: 'No, vorremmo arricchire'. Quindi vedremo".

10:03

Iran, media: Khamenei avrebbe perso una gamba nell'attacco

La nuova Guida Suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei, potrebbe aver perso una gamba nel raid Usa-Israele dello scorso 28 febbraio, in cui il padre è rimasto ucciso. A riferirlo è una fonte coinvolta nelle valutazioni dell'intelligence statunitense, citata dalla Reuters, affermando che Khamenei "ha molto probabilmente perso una gamba". Una delle altre fonti citate dall'agenzia ha osservato che potrebbero essere diffuse foto di Khamenei entro uno o due mesi, sottolineando che c'è la possibilità che la Guida Suprema appaia in pubblico entro quel periodo.

09:34

Un funzionario iraniano: convincere Teheran al ritiro delle precondizioni

Il Pakistan, in qualità di mediatore tra Usa e Iran, sta tentando di convincere Teheran ad abbandonare le sue precondizioni per avviare i negoziati con un nuovo spirito. Lo ha riferito un funzionario pakistano sotto anonimato al quotidiano qatarino Al-Araby Al-Jadeed, mentre le delegazioni iraniane e statunitensi sono arrivate a Islamabad. Secondo quanto riportato dalla stessa fonte, la delegazione iraniana continua a insistere affinché gli Stati Uniti dichiarino il loro impegno su tutti i punti del cessate il fuoco temporaneo prima di iniziare i colloqui diretti. Il funzionario pakistano ha osservato che ci sono stati segnali positivi da parte dell'Iran. 

09:15

Iran, gli Usa chiederanno il rilascio dei prigionieri americani

L'amministrazione del presidente Usa Donald Trump intende chiedere il rilascio degli americani detenuti in Iran nell'ambito dei negoziati per mettere fine alla guerra Usa-Israele nel Paese. Lo scrive oggi il Washington Post, citando fonti informate. Non è ancora chiaro con quanta decisione i funzionari americani - arrivati come la controparte iraniana a Islamabad - insisteranno su questo punto quando i colloqui di pace si apriranno nel fine settimana in Pakistan. Alcune delle fonti hanno espresso il timore che, se i negoziati dovessero rivelarsi difficili, la richiesta possa essere rinviata. Il cessate il fuoco annunciato all'inizio della settimana è già sottoposto a forti tensioni. I dettagli sulla richiesta, non riportata in precedenza, sono stati riferiti da persone a conoscenza dei piani dell'amministrazione, che hanno chiesto l'anonimato per poter parlare di un elemento sensibile della diplomazia.

09:11

Iran, la delegazione di Teheran incontrerà il premier Sharif alle 13

La squadra negoziale dll'Iran incontrerà il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif a Islamabad, alle 13 ora locale. Lo riferisce l'agenzia stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim. La delegazione iraniana ha già incontrato il capo dell'esercito e il ministro degli esteri pakistani al loro arrivo all'aeroporto di Islamabad nella notte. Sempre secondo la Tasnim, al centro dell'incontro tra la delegazione iraniana e il premier Sharif ci sarà l'esame delle violazioni degli impegni assunti dalla parte americana. Il rilascio dei beni iraniani e un cessate il fuoco in Libano sono tra le precondizioni per l'avvio effettivo dei negoziati con gli Usa a Islamabad, ricorda l'agenzia iraniana. Gli Stati Uniti avevano informato il Pakistan, in qualità di mediatore nei negoziati, di accettare queste precondizioni e altre condizioni per l'inizio dei colloqui. Tuttavia, alcune di queste non sono state ancora soddisfatte, ha sottolineato la Tasnim. Negli incontri odierni, la delegazione iraniana dovrebbe quindi valutare la posizione effettiva di Washington e il rispetto degli impegni presi, dopodiché deciderà se avviare o meno i negoziati con gli Stati Uniti.

09:03

Pakistan: "Offriamo consigli, sta a loro trovare soluzione"

Il Pakistan, che ospita oggi i complessi negoziati Usa-Iran, si propone di consigliare le parti rivali ma sottolinea che la ricerca di una soluzione spetta a Washington e Teheran. Ad affermarlo in un'intervista a NBC News è stato l'ambasciatore del Pakistan negli Stati Uniti, Rizwan Saeed Sheikh. A poche ore dall'avvio dei colloqui a Islamabad, il diplomatico ha espresso la speranza che i colloqui in Pakistan possano rappresentare un evento unico per porre fine alla guerra e risolvere le questioni in sospeso tra le due parti. In qualita' di mediatore, il Pakistan fungerà da piattaforma per "risolvere" altre controversie tra le parti in conflitto, ha dichiarato Sheikh. Ha aggiunto che il suo Paese "forse" offrirà consigli se richiesti, ma altrimenti spetterà a Stati Uniti e Iran "trovare una soluzione". In risposta alle minacce del presidente statunitense Donald Trump di attaccare nuovamente l'Iran se non si raggiungerà un accordo, Sheikh ha affermato che "se riusciamo a fare le cose per bene, credo che non dovremo andare altrove". Ha sottolineato, inoltre, che i colloqui di Islamabad rappresentano anche un'opportunità per rispondere alla domanda se il Libano debba essere incluso nell'attuale cessate il fuoco. 

08:57

Cei, Zuppi: "Non si può usare Dio per giustificare la violenza"

"Penso a tutti coloro che utilizzano il nome di Dio, che è un nome di pace, per altri fini. Sono parole che nascono dalla Scrittura, dalla Parola di Dio, e dalla storia della Chiesa: in occasione della prima guerra mondiale papa Benedetto XV denunciò la 'inutile strage' indicando così di pregare per la pace e non per la vittoria". Così il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, in un'intervista a Repubblica. Le parole del Papa - Gesù, Re della pace, è "un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra" - per l'arcivescovo di Bologna sono "certamente" un riferimento all'attualità. Se Leone XIV sia il pontefice anti Trump: "è sicuramente anti violenza, anti guerra, è contro chi pensa che si possano risolvere i conflitti tornando allo strumento della guerra".

Sulla tregua tra Iran e Stati Uniti: "È la dimostrazione che si può parlare e che i problemi si risolvono parlando e che più lo si fa e prima lo si fa e meglio è", sottolinea Zuppi. Il presidente della Cei ricorda, dunque, che il "dialogo non è facile" ma "è sempre possibile. La comunità internazionale e gli organismi sovranazionali servono per questo!". "La Chiesa non rinuncerà al dialogo e non accetterà mai che le scelte di qualcuno possano giustificare fenomeni di antisemitismo" aggiunge. Quanto all'udienza del Papa a Macron, se possa rilanciare il ruolo dell'Europa e del multilateralismo: "Non sono in grado di dirlo, certamente credo che la preoccupazione di papa Leone aiuterà anche l'Europa a essere più coraggiosa, più conseguente alle proprie radici e più coraggiosa nell'impegno per la pace".

E sui bombardamenti israeliani in Libano, per Zuppi "la distruzione che sta avvenendo, le migliaia di persone costrette a fuggire, tutto questo non trova alcuna giustificazione".

08:46

Media Iran: se le precondizioni di Teheran saranno accettate, colloqui al via domenica

La delegazione iraniana a Islamabad, guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, incontrerà oggi alle 13 ora locale (le 10 in Italia) il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif per discutere dei prossimi colloqui tra Iran e Stati Uniti volti a porre fine alla guerra. Secondo l'agenzia di stampa Tasnim, qualora le precondizioni poste dall'Iran venissero accettate dagli americani, i colloqui si terranno domenica pomeriggio presso l'hotel Serena di Islamabad. La delegazione ha incontrato ieri sera il comandante dello Stato Maggiore dell'Esercito pakistano, Asim Munir.

08:45

Iran, media: Khamenei sfigurato è in cura per gravi ferite

La nuova Guida Suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei, è rimasto sfigurato nell'attacco del 28 febbraio ed è ancora in cura per le gravi ferite riportate al viso e alle gambe. Lo hanno riferito alla Reuters tre persone vicine a Khamenei, rimaste nell'anonimato per ovvi motivi. Le stesse fonti hanno affermato che il leader iraniano 56enne si sta riprendendo dalle ferite, sia al viso che a una o entrambe le gambe, e mantiene la lucidità mentale. Mojtaba Khamenei, hanno aggiunto, partecipa a riunioni con alti funzionari tramite audioconferenza ed è coinvolto nel processo decisionale su questioni importanti, tra cui la guerra e i negoziati con Washington. La questione se le condizioni di salute di Khamenei gli consentano di guidare effettivamente gli affari di Stato si pone nel momento di maggiore pericolo per Teheran da decenni, con l'apertura, oggi, a Islamabad, capitale del Pakistan, di colloqui di pace ad alto rischio con gli Stati Uniti. Nell'attacco aereo Usa-Israele al complesso della Guida Suprema nel centro di Teheran, il 28 febbraio, è stato ucciso l'Ayatollah Ali Khamenei, padre di Mojtaba. Le informazioni sulle condizioni di salute del nuovo leader del regime iraniano non sono state verificate da fonti indipendenti, per questo motivo Reuters non ne conferma la piena attendibilità.

08:35

Libano, media: Usa e Beirut chiedono pausa attacchi a Israele prima dei colloqui

Stati Uniti e governo libanese hanno chiesto a Israele una “pausa” negli attacchi contro Hezbollah prima dell’avvio di negoziati diretti tra Israele e Libano, previsti martedì a Washington sotto l’egida del Dipartimento di Stato. Lo riporta Axios. La richiesta, avanzata tramite mediatori Usa, punta a favorire una de-escalation e a creare le condizioni per un possibile cessate il fuoco. Beirut propone di tornare alle intese del novembre 2024, limitando le operazioni israeliane alle sole minacce imminenti. Washington sostiene questa linea e sta facendo pressione su Israele perché accetti. Il premier Benjamin Netanyahu sta valutando la proposta, mentre fonti israeliane sottolineano che al momento “non c’è alcun cessate il fuoco”, pur non escludendo una breve pausa tattica nei raid. Israele si dice disponibile a negoziare un accordo con il Libano, ma rifiuta l’ipotesi di discutere un cessate il fuoco con Hezbollah. I primi colloqui saranno guidati dagli ambasciatori dei due Paesi negli Stati Uniti e dovrebbero essere seguiti da negoziati più approfonditi. L’offensiva israeliana in Libano resta intanto un punto di tensione nei colloqui tra Stati Uniti e Iran, che accusa Israele di violare il cessate il fuoco, accusa respinta da Washington. In questo contesto, Usa, Israele e Libano mirano a evitare che Teheran influenzi gli sviluppi sul terreno a favore di Hezbollah. Il primo ministro libanese Nawaf Salam è atteso la prossima settimana a Washington per incontrare il segretario di Stato Marco Rubio, nella prima visita bilaterale di alto livello dall’insediamento dell’amministrazione Trump. 

07:48

Cnn: "Per l'intelligence Usa la Cina si prepara a spedire armi all'Iran"

Secondo quanto riportato da Cnn, che cita tre fonti, per l'intelligence statunitense la Cina si sta preparando a fornire nuovi sistemi di difesa aerea all'Iran entro le prossime settimane. Per l'emittente le informazioni di intelligence dimostrano che Teheran potrebbe sfruttare la tregua nei combattimenti per ricostituire le scorte di sistemi d'arma. Due delle fonti hanno riferito alla Cnn che Pechino si avvarrebbe di un Paese terzo per far transitare le armi. Ma un portavoce dell'ambasciata cinese a Washington ha smentito: "La Cina non ha mai fornito armi a nessuna delle parti in conflitto: le informazioni in questione sono false". Sarebbe una mossa provocatoria, spiega Cnn, considerando che Pechino ha affermato di aver contribuito a mediare il fragile accordo di cessate il fuoco che ha sospeso la guerra tra Iran e Stati Uniti all'inizio di questa settimana. Il presidente Donald Trump ha inoltre in programma una visita in Cina all'inizio del mese prossimo per colloqui con il presidente cinese Xi Jinping. 

07:43

Iran, media: delegazione Usa atterrata in Pakistan

La delegazione Usa statunitense per i negoziati con l'Iran è atterrata a Islamabad. Lo riferiscono fonti pakistane citate dalla Reuters e da altri media, tra cui Al Jazeera. Islamabad, la capitale pakistana, avvolta dalle nuvole, ospita gli attesissimi colloqui tra Stati Uniti e Iran. La delegazione iraniana, guidata dal presidente del Parlamento Ghalibaf, è arrivata dopo la mezzanotte (ora locale). La controparte statunitense, sotto la guida del vicepresidente J.D. Vance, è arrivata soltanto ora, motivo per cui, alcune fonti ipotizzano che i negoziati andranno avanti anche domenica. In realtà non c'è una tempistica ufficiale in merito alla durata dei colloqui, anche se più fonti riferiscono che dureranno un giorno intero. Dopo l'annuncio del cessate il fuoco della scorsa settimana, il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano aveva dichiarato l'8 aprile che i colloqui avrebbero potuto durare fino a 15 giorni.

07:22

Media Iran: probabile rinvio al pomeriggio dell'avvio dei negoziati

I colloqui tra Iran e Stati Uniti a Islamabad probabilmente subiranno un rinvio. Contrariamente a quanto riportato in precedenza i negoziati dovrebbero iniziare nel pomeriggio, secondo quanto riferito dall'agenzia iraniana Tasnim. Lo riporta la agenzia Mehr su X. Sempre secondo Mehr, le delegazioni iraniana e americana dovrebbero inizialmente tenere incontri separati con il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. Una volta concluse queste prime formalità diplomatiche, inizierà la fase principale dei negoziati indiretti. 

07:01

Media in Iran: costosissimo drone Usa scomparso sullo stretto Hormuz

Il 9 aprile un drone da ricognizione MQ-4C Triton della Marina statunitense, uno dei droni più costosi della flotta Usa, in pattugliamento nello Stretto di Hormuz, è precipitato da 52.000 piedi. Quando è sceso sotto i 10.000 piedi, il segnale del suo transponder si è perso. Lo scrive Forbes, citando il sistema di tracciamento di volo FlightRadar. Secondo Forbes non c'è conferma ufficiale sul fatto che il drone sia precipitato, sia stato abbattuto da un missile iraniano o se in qualche modo sia riuscito a recuperare e a tornare alla base. Il Triton è un drone di grandi dimensioni, con un'apertura alare superiore a quella di un aereo di linea Boeing 737. Secondo le stime di Forbes, ogni drone Triton è costato all'amministrazione Usa circa 400 milioni di dollari.

06:40

Wall Street Journal: "L'Iran ha ancora migliaia di missili balistici e può recuperare lanciatori"

L'Iran dispone ancora di migliaia di missili balistici e potrebbe riattivare parte dei suoi lanciatori recuperandoli da installazioni sotterranee, secondo valutazioni dell'intelligence statunitense citate tramite fonti informate dal quotidiano "Wall Street Journal". Funzionari statunitensi e israeliani anonimi hanno riferito al quotidiano che oltre la metà dei lanciatori iraniani è stata distrutta, danneggiata o intrappolata sottoterra dai raid delle ultime settimane, ma molti potrebbero essere riparati o riportati in superficie in tempi relativamente brevi. Anche le scorte di missili della Repubblica islamica sarebbero state dimezzate nel corso della campagna bellica durata poco più di un mese, ma Teheran disporrebbe comunque di circa un migliaio di missili balistici a medio raggio sui circa 2.500 iniziali. Gli Stati Uniti stimano inoltre che l'Iran disponga oggi di meno della metà dei droni d'attacco unidirezionali posseduti all'inizio del conflitto, a causa dell'uso in combattimento e dei bombardamenti contro i siti produttivi. Teheran manterrebbe anche un numero limitato di missili da crociera potenzialmente impiegabili contro navi nel Golfo Persico o obiettivi militari statunitensi nella regione.

06:22

New York Times: Teheran non in grado di rimuovere mine e riaprire Hormuz

Secondo quanto riporta il New York Times, che cita funzionari statunitensi, l'Iran non è in grado di individuare e rimuovere le mine nello Stretto di Hormuz, né di riaprire le vie navigabili. L'Iran non è riuscito ad aprire lo Stretto di Hormuz perché non è stato in grado di individuare e rimuovere le mine navali che vi aveva posato, scrive il Nyt. Teheran non ha la capacità di rimuovere le mine una volta individuate, il che complica ulteriormente i colloqui di Islamabad, dato che l'amministrazione Trump ha spinto per un maggiore transito di navi attraverso lo Stretto.

06:08

Trump: "Lo stretto di Hormuz sarà riaperto presto, con o senza la collaborazione dell'Iran"

Donald Trump ha dichiarato che lo stretto di Hormuz sarà riaperto "abbastanza presto", con o senza la collaborazione dell'Iran, Rivolgendosi ai giornalisti a Washington, alla vigilia dei colloqui tra funzionari statunitensi e iraniani in Pakistan, Trump ha affermato che gli Stati Uniti "riapriranno il Golfo" e che altri Paesi sono "pronti ad aiutare". "Non sarà facile", ha detto Trump. "Direi questo: riusciremo a riaprire (lo stretto) abbastanza presto". Lo stretto di Hormuz è uno dei principali punti di transito del petrolio mondiale e qualsiasi interruzione del traffico marittimo ha effetti immediati sui prezzi dell'energia e sulla stabilità delle forniture globali. Il cessate il fuoco di due settimane con l'Iran, annunciato da Trump pochi giorni fa, non ha ancora portato alla riapertura dello Stretto a causa di divergenze interpretative in merito ai termini dell'intesa, e in particolare all'interruzione o meno delle operazioni militari israeliane in Libano.

05:51

La delegazione iraniana in Pakistan per i colloqui con gli Usa conta 71 membri

La delegazione inviata dall'Iran a Islamabad per i colloqui con gli Stati Uniti conta in tutto 71 membri, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa iraniana "Tasnim". Il gruppo comprende negoziatori principali, consulenti tecnici, rappresentanti dei media, oltre a personale diplomatico e di sicurezza. Il team negoziale e' guidato dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e include il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, il governatore della banca centrale Abdolnaser Hemmati, il segretario del Consiglio supremo di difesa nazionale Ali Akbar Ahmadian, il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi e il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei. 

05:47

Iran, il blocco di Internet ha raggiunto le 1000 ore

Il blocco di Internet in Iran raggiunge le 1.000 ore. Lo rileva l'organizzazione di monitoraggio della sicurezza informatica NetBlocks. Il blocco di Internet in Iran, imposto dalle autorità, ha superato le 1.000 ore, ovvero quasi 42 giorni, sottolinea Netblocks, il livello più lungo mai registrato in un intero Paese. 

05:46

Iran, media: Idf pronte a fallimento negoziati e nuovi raid

Le Forze di Difesa Israeliane si stanno preparando al fallimento dei colloqui tra Stati Uniti e Iran e a nuovi attacchi. Lo dice un funzionario israeliano all'emittente israeliana Kan News. Il funzionario ha detto che ha l'Iran ha subito danni enormi durante la campagna, ma ha aggiunto che "si possono riparare. In assenza di un accordo significativo, dovremo tornare alla guerra".

05:44

 Trump: "Non abbiamo bisogno di un piano di riserva"

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto di non avere un "piano di riserva" se non verrà raggiunto un accordo con l'Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz. "Non serve un piano di riserva. Il loro esercito è finito. Abbiamo indebolito praticamente tutto. Hanno pochissimi missili. Li abbiamo colpiti duramente, il nostro esercito è stato straordinario", ha detto parlando con i giornalisti. Trump è atterrato a Charlottesville, in Virginia, dove è atteso a un evento. Il presidente ritiene che la questione chiave per un buon accordo con l'Iran sia "niente armi nucleari". "Penso che ci sia già stato un cambio di regime. Ma non è mai stato un criterio per noi. Niente armi nucleari, questo è il 99 per cento della questione", ha detto parlando con i giornalisti.

Il tycoon ha ribadito il messaggio agli alleati: il destino dello Stretto di Hormuz non interessa agli Stati Uniti ma deve interessare agli altri Paesi. "Noi non usiamo lo Stretto, sono altri Paesi a usarlo. Quindi toccherà ad altri farsi avanti e aiutare. Ma noi non lo utilizziamo". "Altri colloqui? Non lo so, non posso dirvelo. Devo vedere cosa succede. Hanno parlato per 47 anni con altri presidenti e noi non stiamo parlando molto", ha aggiunto.

05:33

Iran, Ghalibaf: "Buona volontà ma non ci fidiamo degli Usa"

L'Iran non si fida degli Stati Uniti. Lo dice Mohammad Bagher Ghalibaf, capo della squadra negoziale di Teheran, all'aeroporto di Islamabad in vista dei colloqui previsti, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa iraniana Fars. "Abbiamo buona volontà, ma non fiducia", ha affermato Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano. Teheran è aperta a un "vero accordo", ha aggiunto, ma ha perseguirà i suoi obiettivi con altri mezzi se i colloqui si trasformeranno in una "farsa". 

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