Seduto nel suo ufficio all’interno del palazzo comunale di Sintra, Nuno Afonso riordina la sua scrivania. Dalla finestra socchiusa arriva il rumore dei tuk tuk alla ricerca di turisti disorientati da portare all’entrata del Palácio da Pena, il motivo per cui ogni anno milioni di persone fanno un viaggio in treno di quasi un’ora da Lisbona per venire fin qui.

Quando ha finito, Afonso indica la foto di una bambina e commenta: «Gli stranieri che arrivano in Portogallo ricevono una casa dallo Stato. Tra qualche anno, forse, mia figlia non riuscirà invece a pagarsi un affitto e resterà a vivere con me fino ai 30 o 40 anni. Le sembra giusto?».

Alternativa

Eletto consigliere comunale di Sintra nel 2021, Afonso è uno dei fondatori di Chega, il partito di estrema destra che in tre anni è riuscito a diventare la terza forza politica del Portogallo e che ora, secondo i sondaggi, è in forte ascesa. Alle elezioni legislative previste per il prossimo 10 marzo, però, il suo nome sarà per la prima volta alla guida di un’altra coalizione, chiamata Alternativa 21.

«Solo io rappresento gli ideali che erano alla base di Chega: un partito di persone comuni che rappresenta persone comuni. Ora non è più così», spiega Afonso, che per quattro anni è stato il segretario generale del partito guidato dall’avvocato ed ex commentatore sportivo André Ventura.

È stato il padre di Afonso, uno dei rappresentanti locali del Partido Social Demócrata (Psd, di centrodestra), a far avvicinare Ventura alla politica e a far conoscere i due durante l’adolescenza. Poi le loro strade si sono divise: Afonso è rimasto a Mem Martins, la frazione di Sintra dove lui e Ventura sono nati e cresciuti e che oggi è la più popolosa del paese, mentre il futuro leader di Chega è andato a studiare giurisprudenza prima a Lisbona, poi a Salamanca e a Cork.

Le contraddizioni di Chega

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«Era il 2018, settembre credo, quando ho ricevuto una chiamata da parte di André. Era uscito dal Psd e voleva formare un nuovo partito», racconta Afonso, anche lui all’epoca in rotta con la direzione del centrodestra. Per l’ex braccio destro di Ventura, Chega era l’occasione per risolvere i problemi di quelle che chiama “persone reali”: la mancanza di insegnanti nelle scuole, l’aumento dei prezzi delle case e degli affitti, l’assenza di personale medico qualificato, i pochi fondi destinati alle forze armate e soprattutto, l’arrivo di stranieri in Portogallo.

«Il vero problema è che oggi le minoranze stanno smettendo di essere minoranze. Non è razzismo, perché oggi il razzismo non esiste più: la questione è che abbiamo bisogno di controllare l’immigrazione», spiega Afonso, per cui Chega doveva essere un vero partito liberale e conservatore, a differenza del Psd, che il consigliere comunale considera oggi un partito di centrosinistra. Negli ultimi quattro anni, tuttavia, Afonso ha osservato Chega prendere una piega diversa, più personalista e contraddittoria, che nel gennaio del 2023 l’ha spinto a lasciare il partito.

«Oggi André Ventura non vuole rappresentare nessuno se non sé stesso. In parlamento, una volta l’ho visto votare tre volte in maniera diversa la stessa proposta di legge», afferma l’ex numero due del partito, che ha anche qualche riserva sulla retorica che Ventura utilizza per attrarre l’elettorato dell’area metropolitana di Lisbona, il posto in cui entrambi sono nati e in cui risiede un terzo della popolazione portoghese.

«André non ha mai vissuto davvero sulla sua pelle i problemi legati all’immigrazione di cui parla. Se n’è andato da Mem Martins quando aveva 17 anni per entrare in seminario. Anche io sono cresciuto qui e posso dire che negli anni Novanta Mem Martins era un posto già abitato da immigrati, ma niente in confronto a come è adesso», conclude Afonso.

Proposte impossibili

A una fermata di treno da Sintra, Fabio Vieira, suo fratello Hugo e la madre Manuela prendono un caffè nel quartiere Cruzeiro di Mem Martins, a due strade di distanza dalla casa dei genitori di André Ventura. Nessuno dei tre ha ricordi della sua vita politica come esponente del Psd.

«Prima di Chega, qui Ventura era uno sconosciuto. Questa zona è sempre stata un’enclave del partito socialista e continua a esserlo», racconta Fabio, un laureato in Giurisprudenza disoccupato. «Vorrei davvero vivere nel mondo perfetto di André Ventura, ma da giurista so che è impossibile. E la cosa peggiore è che anche lui lo sa», continua Fabio.

Gran parte delle proposte del partito, infatti, come la castrazione chimica per gli aggressori sessuali, l’ergastolo o la deportazione delle persone migranti senza permessi, richiederebbero una modifica della Costituzione o dei trattati europei. Allo stesso tempo, negli ultimi quattro anni, Chega ha avanzato in parlamento 195 proposte di legge e ne è riuscito a far approvare solo una.

La protesta

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«Il voto a Chega non è un voto di opposizione, ma di protesta. Circa vent’anni fa noi studiosi abbiamo iniziato a osservare la domanda da parte dell’elettorato di un partito populista in Portogallo, soprattutto a causa della stagnazione economica. All’estrema destra non mancavano gli elettori, ma un leader», spiega al telefono a Domani Riccardo Marchi, professore all’Università Lusófona di Lisbona ed esperto in movimento di estrema destra nella penisola iberica.

Secondo Marchi, Ventura ha riempito questo vuoto, facendo leva sulla forte insoddisfazione dei portoghesi in età attiva, che costituiscono la base del suo elettorato. «Ventura ripete i discorsi che si fanno nelle periferie: ne copia il linguaggio politicamente scorretto, i temi, le preoccupazioni. La sua provenienza sociale, almeno sulla carta, gli permette di essere un elemento di rottura», afferma Marchi.

Il dormitorio

In un’intervista al quotidiano portoghese l’Expresso, Ventura ha descritto il luogo in cui è cresciuto come «il più grande dormitorio di Lisbona, e non esiste dormitorio senza confusione sociale, etnica e razziale. Sembra di stare in Africa». Per Fabio Vieira, la confusione di cui parla Ventura è il risultato della ghettizzazione delle persone migranti, che dagli anni Cinquanta hanno iniziato ad arrivare in Portogallo, che invece era sempre stato un forte paese di emigrazione, e della grande importanza che ha Lisbona e la sua area metropolitana per l’economia del paese.

«Mem Martins non ha niente di diverso da una periferia di una grande città: poco lavoro, microcriminalità, sovrappopolazione, tensioni tra i vicini e con i giovani. Non è il contesto drammatico che Ventura cerca di dipingere», precisa il professor Marchi.

La previsione

Al bar Pierrot, tutti i membri della famiglia Vieira hanno finito i loro caffè. Prima di andarsene, Hugo alza lo sguardo dal telefono e azzarda una previsione sulle elezioni. «Secondo me andrà com’è andata alle Azzorre: il Psd riuscirà a formare un governo di minoranza e anche questa volta Chega rimarrà fuori dai giochi. Ma non sarà per sempre così. Un giorno si alleerà con qualcuno e riuscirà ad andare al governo», afferma Hugo, un economista sulla quarantina.

I Vieira si alzano, pagano ed escono dal locale. A pochi metri di distanza, un manifesto elettorale assicura: “Vota Chega per mettere fine alla corruzione in Portogallo”.

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