Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. In questa puntata pubblichiamo pubblichiamo ampi stralci di carte giudiziarie che tengono insieme il biennio 92-93, la guerra della mafia allo stato e le bombe in Continente


Il 14-5-93, verso le 21.35, vi fu, in via Ruggero Fauro di Roma, a circa 15 metri dall’incrocio con la via Boccioni, una violentissima esplosione, che sconvolse la zona. Rimasero gravemente danneggiati i palazzi siti sulla destra della strada, per chi guarda versa la parte bassa della stessa (via Fauro è in discesa verso via Boccioni).

Subirono gravi danni, in particolare, gli edifici (di 6-7 piani) posti ai civici 6062-64 di via R. Fauro e quello posto al n. 5 di via Boccioni, dei quali furono divelti gli infissi, abbattuti gli aggetti (cornicioni, balconi, ecc), distaccati gli intonaci e alcuni muri divisori.

Furono divelti gli infissi degli immobili per un raggio di circa 100 metri; in un raggio ancora maggiore si verificarono rotture di vetri. Sul lato opposto della strada, in prossimità dell’epicentro dell’esplosione, andò parzialmente abbattuto un lungo tratto del muro di recinzione dell’Istituto Scolastico “C. Cattaneo” e gravi danni subirono la scuola elementare e l’asilo (facenti parte del complesso scolastico sopra indicato).

Circa sessanta autovetture parcheggiate nella zona rimasero danneggiate, alcune anche gravemente; sei andarono distrutte (una Mercedes 190; una Ford Fiesta; una VW Polo; una Fiat 127, catapultata entro la camiceria sita al piano terra dello stabile n. 62; una Fiat 500; una Fiat Regata). Almeno una trentina di persone dovette ricorrere alle cure dei sanitari, anche se nessuno subì, fortunatamente, conseguenze fisiche importanti.

Parecchi, però, rimasero traumatizzati dall’evento e non si sono mai più ripresi (per una puntuale descrizione dei danni provocati dall’esplosione si leggano le dichiarazioni di Castellano Elvira, Vice Questore aggiunto della Questura di Roma, sentita all’udienza del 23-12-96, e si vedano i fascicoli fotografici formati dalla Polizia di Stato e dal Reparto operativo dei CC in occasione dei sopralluoghi successivi all’attentato).

Al momento dell’esplosione erano in transito sulla via R. Fauro due autovetture: una Mercedes condotta da Degni Stefano e dove sedevano Costanzo Maurizio, noto presentatore televisivo, e De Filippi Maria, convivente di quest’ultimo; nonché una Lancia Thema con a bordo De Palo Domenico e Re Aldo, guardie del corpo private del Costanzo, che seguiva a brevissima distanza.

Nell’attimo stesso in cui vi fu la detonazione l’auto del Costanzo, proveniente dalla parte alta di via Fauro, s’era appena immessa nella via Boccioni; la Lancia di scorta stava svoltando nella via Boccioni, o aveva effettuato la svolta da qualche istante. Le due vetture rimasero gravemente danneggiate; il De Palo, autista della Lancia, subì ferite da taglio guarite in circa 20 giorni; Re Aldo riportò lesioni che gli hanno lasciato, come residuato, crampi alla testa; gli altri rimasero miracolosamente illesi.

L’esplosione provocò la formazione di un “cratere” sulla via Fauro e sul marciapiede attiguo al civico 41.

Tale cratere aveva forma ovoidale. Il diametro massimo era di metri 2,90; quello minimo di metri 2,10; la profondità di cm 40. Cause dell’esplosione Senza alcun ragionevole dubbio l’esplosione fu determinata da una miscela di esplosivo ad alto potenziale collocata all’interno dell’autovettura Fiat Uno tg Roma 5F5756, di proprietà della ditta ISAF Srl e in uso all’amministratrice Corbani Linda. Ciò si evince dal fatto che, in prossimità dell’incrocio con via Boccioni, fu rinvenuto il motore di una Fiat Uno contrassegnato dal n. 156C046*4187557. Attraverso l’abbinamento motore-telaio si risalì, appunto, all’autovettura della ISAF Srl. Inoltre, sempre nella zona, a circa 15 metri dal cratere, sotto una Fiat Tipo parcheggiata di fronte al civico 62 di via R. Fauro, fu rinvenuto il libretto di circolazione della Uno in questione. Infine, sempre in zona, di fronte al civico 62/bis di via Fauro, fu rinvenuto un pezzo di telaio di autovettura contrassegnato dal n. ZFA 146000*04693847, identificante appunto l’auto della Corbani.

L’auto della Corbani era stata rubata nella notte tra l’11 e il 12 maggio 1993 mentre era parcheggiata in Roma, via Ludovico di Savoia, di fronte alla sede della società ISAF, o meglio, all’altezza del civico 25 della via suddetta. La proprietaria si accorse del furto verso le 4,30 - 5,00 del 12-5-93.

Dalla denuncia di furto presentata dalla Corbani alla Questura di Roma si evince poi che l’auto era stata parcheggiata in via L. Di Savoia alle ore 19 circa del giorno precedente. Eppoi, tutto lo scenario al contorno era indicativo di una esplosione importante, quale solo un esplosivo ad alto potenziale poteva provocare. Infatti, i palazzi della via R. Fauro presentavano i danni già descritti, ma risultavano anche colpiti da una molteplicità di schegge compatibili solo con l’esplosione di un veicolo (o simili); sulla via R. Fauro, di fonte al civico 62, ma sul lato opposto della strada, fu rinvenuto il cratere tipico delle esplosioni; sulla parte del muro di cinta dell’asilo v’erano delle striature indicative di un’esplosione avvenuta ad una certa altezza dal suolo, in un contenitore metallico. Infine, le successive analisi evidenziarono la presenza, nei reperti, di tracce di esplosivi.

Per completezza, è bene precisare che nella zona fu rinvenuto anche il motore di una seconda vettura, appartenente, originariamente, ad una Fiat 126, ma che risultò montato sulla Fiat 500 tg Roma M12957 intestata a tale Roccella Eugenia, abitante in via Fauro, al n. 54. Tale auto, come si desume dalla testimonianza della Roccella stessa, resa all’udienza del 3-1-97, era stata dalla proprietaria parcheggiata verso le ore 20 del 14-5-93 in prossimità dell’ingresso dell’asilo, “dietro un’altra vettura, di colore bianco, non particolarmente grande” (si tenga presente che la Uno della Corbani era di colore bianco).

Tale vettura non poteva essere, ovviamente, quella usata come autobomba, sia perché era rimasta nella disponibilità della proprietaria fino ad un’ora prima dell’esplosione, sia perché i resti di questa vettura furono rinvenuti nei pressi di una Talbot, di fronte al civico 57 di via Fauro (quindi, verso la parte alta della via), a circa 50 metri dal cratere: si trattava di pezzi grossi e concentrati nella zona, con chiari segni di schiacciamento (e non di frantumazione).

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