Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. In questa puntata pubblichiamo ampi stralci di carte giudiziarie che tengono insieme il biennio 92-93, la guerra della mafia allo stato e le bombe in Continente


Il 28-7-93, alle ore 0:03, vi fu, in piazza S. Giovanni in Laterano di Roma, un’altra esplosione, nell’angolo formato tra il Palazzo del Vicariato e la Basilica di S. Giovanni.

L’esplosione determinò l’apertura di un cratere di forma leggermente ovoidale, del diametro massimo di mt. 3,80 e minimo di mt. 3,20. Non fu possibile calcolarne la profondità (per la parte riconducibile all’esplosione) giacchè, al di sotto dello stesso, si sviluppava una galleria di servizio, alta mt. 2,80, la cui volta (corrispondente al pavimento della piazza) era spessa mt. 0,60.

Il centro del cratere era situato a mt. 7.80 dall’angolo formato dalla congiunzione tra il Palazzo del Laterano (ove ha sede il Vicariato di Roma) e la Basilica di S. Giovanni. L’esplosione ebbe gravi conseguenze sugli edifici della piazza e sulla piazza stessa.

Infatti, andarono completamente distrutti arredi e suppellettili del piano terra del Palazzo del Vicariato. Al primo e secondo piano i danni furono meno evidenti, ma più gravi (rimase gravemente danneggiato il soffitto ligneo).

Danni irreparabili si ebbero agli affreschi che decoravano il nartece della Basilica, molti dei quali si polverizzarono; lo stesso dicasi per gli affreschi che decoravano il loggiato soprastante al nartece.

Danni gravi si ebbero all’interno della Basilica (alle pitture, ai preziosi confessionali, ai marmi del pavimento e delle pareti). Distrutti o gravemente danneggiati rimasero gli infissi della Basilica e del Palazzo.

Danni minori, ma pur sempre significativi (rottura di vetri, distacchi di pareti, cedimento di contro soffittature) si verificarono in un raggio di almeno 100 metri. Ne furono segnalati, infatti, al Policlinico Militare del Celio, all’ospedale di S. Giovanni e in via Labigana.

Tra le vetture presenti in zona andò completamente distrutta una Opel Calibra; rimasero seriamente danneggiati 19 veicoli presenti nella piazza, tra cui parecchi Van (furgoni trasformati in camper), che si erano dati convegno quella sera.

Fortunosamente, non ci furono vittime; ma varie persone rimasero ferite, più o meno gravemente.

Infatti, Lombardo Marcello, che lavorava presso il servizio di vigilanza di Città del Vaticano, riportò lesioni e fratture, che richiesero più di sei mesi di cure. Bastianelli Ezio riportò lesioni guarite in circa quattro mesi. Ferite minori, per lo più da taglio, riportarono Ciraolo Grazia, Bastianelli Emanuele, Cucinotta Fabrizio, Mazzitelli Maria Domenica, Rufini Patrizia, Vernile Mario.

Sul luogo dell’esplosione accorse personale del Centro Investigazioni Scientifiche dei CC di Roma che, dopo aver isolato la zona, effettuò una accurata attività di repertazione, dividendo la zona in settori e provvedendo a raccogliere tutti gli elementi utili alle indagini (furono effettuati 128 prelievi numerati e fu “ramazzata” tutta l’area interessata dall’esplosione. Quindi, fu setacciato tutto il materiale così recuperato).

Anche in S. Giovanni l’esplosione fu provocata da una miscela di esplosivi ad alto potenziale collocata all’interno di una Fiat Uno. In questo caso, della Fiat Uno tg. Roma-8A6003 intestata alla Srl RC - Ristorazione Collettiva - con sede in S. Giovanni in Laterano, n. 26 e in uso all’amministratrice Mazzer Barbara. Infatti, nel cunicolo sottostante alla zona in cui fu collocato l’ordigno, fu rinvenuta una grossa parte del motore di una Fiat Uno contrassegnato dal telaio n. ZFA14600006625385.

Un’altra parte del motore fu trovata, invece, sui gradini del transetto destro della Basilica. Gli accertamenti effettuati dalla PG tramite l’abbinamento motore-telaio portarono appunto all’auto della Mazzer. Nei pressi del tombino che dava accesso al cunicolo suddetto fu rinvenuta una targa semi distrutta (RM 8A600...), mancante dell’ultimo numero.

Infine, da personale della società Soltega, incaricata della pulizia delle cabine sotterranee devastate dall’esplosione, furono rinvenuti frammenti cartacei riconducibili sicuramente all’auto in questione (parte del libretto di circolazione, su cui sono ben visibili il n. di telaio ed il n. del libretto dell’autovettura; stralcio del cedolino di assicurazione, su cui è ben visibile il n. di targa).

Il rinvenimento di tutti questi reperti nelle immediate vicinanze del cratere non lascia dubbi circa il veicolo utilizzato per l’attentato. L’autobomba fu sicuramente collocata nell’angolo tra il Palazzo del Vicariato e la Basilica di S. Giovanni, sopra il cratere, con la parte anteriore rivolta verso il Palazzo del Vicariato e leggermente inclinata verso la Basilica. Ciò si desume, per via logica, dal sito in cui fu trovato il motore della stessa.

Per la strage va ripetuto quanto già detto a proposito di via Fauro in ordine agli elementi costitutivi della fattispecie. Vale a dire, che il reato è integrato dal compimento di atti che pongano in effettivo pericolo l’integrità di un numero indeterminato di persone.

Non c’è dubbio che al Laterano solo un fortunoso concorso di circostanze evitò che, oltre ai beni materiali, fosse compromessa anche la vita di molte persone. Infatti, il Lombardo, di cui s’è detto tra i feriti, era transitato nei pressi dell’autobomba solo qualche secondo prima dell’esplosione; tutta la piazza era piena di gente (popolo dei Van, comprensivo di donne e bambini, che s’erano dati convegno per quella sera).

La devastazione si apprezza già dall’osservazione dei rilievi fotografici effettuati dalla PG ed è sicuramente integrata dai danni che sono stati sopra descritti. Il furto e la detenzione degli esplosivi non hanno bisogno di alcun commento.

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