Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo su questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa serie pubblicherà ampi stralci del lavoro svolto dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2 presieduta da Tina Anselmi


L'inserimento prepotente della Loggia P2 negli ambienti militari (spesso non a caso definiti «casta») è stato certamente effetto di una disattenzione della società civile e politica nei confronti di un ambiente che trova il suo momento di coesione in motivazioni a torto spesso ritenute superate dalla moderna società, fortemente laicizzata e contrassegnata da una cultura, soprattutto di ordine superiore, al tempo problematica e dissacrante.

Un non corretto od incompleto circuito di motivazioni e di ideali tra società civile e società militare può certo generare quelle situazioni di frustrazione morale e materiale che hanno costituito il fertile terreno di coltura dell'interessato proselitismo di Gelli e della Loggia Propaganda, facendo balenare la possibilità di una presenza nella vita del paese che finiva per trascendere, pervertendolo, il ruolo che in un moderno Stato costituzionale i cittadini in divisa devono, in quanto tali, legittimamente ricoprire, nel quadro delle leggi e degli ordinamenti generali.

È dato qui individuare uno dei punti di possibile debolezza del sistema, nel quale trova spazio per inserirsi un'operazione di segno sostanzialmente eversivo quale quella al nostro esame. Un dato interpretativo di estremo interesse ai nostri fini sta nella considerazione che il piano di rinascita democratica, pur contenendo un'analisi dettagliata, corredata da proposte di riforma, praticamente di tutti gli apparati esecutivi, ignora completamente il settore delle Forze Armate.

È questa una disattenzione che non può non destare meraviglia, attesa la pignoleria argomentativa del documento, e che non può non essere interpretata se non nel senso che questi problemi costituivano per il Venerabile e per i suoi tutori una sorta di riserva personale da non porre in alcun modo in discussione con terzi.

Questa osservazione è suffragata dall'esame dei vari documenti citati sinora, dai quali emerge la constatazione che essi, contenendo argomentazioni critiche intorno ai più vari problemi della società, non toccano mai i problemi del mondo militare, pur essendo in sostanza tali ambienti tra i destinatari più qualificati di questi discorsi. L'enucleazione della tematica militare da questo contesto argomentato, non può non colpire in modo significativo e va, a questo punto del discorso, interpretata alla luce dell'analisi svolta nel precedente paragrafo sulla appartenenza di Licio Gelli all'ambiente dei Servizi, ovvero al settore che del mondo militare costituisce uno dei centri nevralgici di maggiore interesse politico.

Ricordiamo a tal proposito che il Gelli ebbe a testimoniare di aver influito sulla nomina di Miceli a capo del SID, e di averlo introdotto negli ambienti della massoneria facendolo iniziare da Salvini. Questa notizia, presa con la dovuta cautela che la fonte merita, quando fosse da considerarsi vera non potrebbe che indicare come il Gelli nell'ambito dei Servizi aveva conquistato un proprio potere contrattuale, che non lo sottraeva al loro potere di controllo ultimativo, come dimostra l'episodio Pecorelli, ma gli attribuiva di certo un margine di spazio autonomo.

Tale spazio può essere spiegato sia con il peso che il Gelli aveva nel frattempo conquistato come capo della Loggia P2 sia ipotizzando altri possibili punti di riferimento per l'operazione piduista, nell'ambito dei quali i Servizi trovavano collocazione non esclusiva. In altri termini, la carriera di Gelli, volendo prestare fede a questa sua testimonianza, lungi dal contestare la tesi espressa sulla sua appartenenza ai Servizi, verrebbe ad indicare che la parabola percorsa in quell'ambiente segna un percorso in parte analogo a quello seguito nella massoneria, dove da delegato del Gran Maestro egli era al fine pervenuto ad impadronirsi della Loggia P2 ed a condizionare la vita dell'intera comunione. In tale ottica il Commissario Gabbuggiani ha rilevato come il rapporto tra Gelli ed i Servizi si qualifica come un rapporto non a senso unico.

In questo senso può essere estesa in via generale l'osservazione formulata con riferimento ai Servizi segreti dai Commissari Mattarella e Rizzo, ipotizzando che la compenetrazione tra la Loggia P2 e gli ambienti del vertice della gerarchia militare aveva finito per creare una situazione nella quale l'accesso alla loggia costituiva una sorta di passaggio obbligato per accedere a superiori livelli eli responsabilità.

Del resto, testimonianze in tal senso, già ricordate, denunciano la pressione di ufficiali superiori nei confronti dei subalterni con la indicazione dell'ingresso nell'organizzazione per accedere ai gradi superiori della gerarchia ed a certe destinazioni particolarmente qualificate. Una concordante indicazione può essere colta nella testimonianza del generale Dalla Chiesa il quale, pur in modo sfumato, inquadra in tale contesto la proposta di iscrizione alla Loggia P2 rivoltagli dal generale Picchiotti.

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