Il 3 settembre 2006 il tennista statunitense giocò la sua ultima partita tra dolore e lacrime. Fu il punto d’arrivo di un rapporto tormentato con il tennis (e il padre Mike). Solo più tardi, nel libro Open, avrebbe svelato cosa c’era dietro quelle lacrime: non la resa di un campione, ma la ritrovata libertà di scegliere il suo destino
La notte tra il 31 agosto e il primo settembre 2006, a New York, Andre Agassi viene portato di peso fino alla sua auto. Ha appena battuto Marcos Baghdatis, numero 8 del mondo e finalista agli Australian Open di quell'anno, in cinque set e quasi quattro ore, con una schiena tenuta insieme dal cortisone che gli iniettano quattro volte in una settimana. Sono le tre del mattino. Suo padre Mike gli dice di ritirarsi subito, di non giocare il turno successivo, e lui risponde che se avesse voluto smett