Mentre il tennis mondiale è dominato da ragazzi che praticavano più discipline fino all’età in cui, in Italia, chi fa agonismo lo abbandona, qui si persevera continuando ad immaginare il talento come una linea retta: inizi presto, ti specializzi, non sbagli strada
La fotografia del campo centrale del Foro Italico, con Jannik Sinner e Casper Ruud a giocarsi la finale degli Internazionali d’Italia, potrebbe essere il manifesto della relazione tra talento, educazione, lavoro. Ruud, cresciuto in una famiglia di tennisti, tiene la racchetta in mano già a quattro anni, ma fino ai dodici si divide tra calcio, hockey su ghiaccio e golf: sarebbe uno di quei bambini che, nel nostro paese, verrebbero considerati indecisi, colpevoli di non scegliere abbastanza presto

