colloquio con il presidente Dossena

La nuova associazione dei calciatori lancia la sfida a Aic e Aiac: «Serve una vera rivoluzione»

La sconfitta ai rigori nello spareggio per i Mondiali 2026 in casa della Bosnia, 15 giorni fa, ha cristallizzato la crisi del calcio italiano (FOTO EPA)
La sconfitta ai rigori nello spareggio per i Mondiali 2026 in casa della Bosnia, 15 giorni fa, ha cristallizzato la crisi del calcio italiano (FOTO EPA)
La sconfitta ai rigori nello spareggio per i Mondiali 2026 in casa della Bosnia, 15 giorni fa, ha cristallizzato la crisi del calcio italiano (FOTO EPA)

Il campione del mondo nel 1982 è il primo presidente della nuova sigla che sfida le associazioni già esistenti sulla rappresentanza di atleti e atlete, allenatori e allenatrici, preparatori e preparatrici. L’obiettivo è «rimetterli al centro», superare le opacità attuali (su tutte, il caso del fondo di fine carriera) e dare spazio a idee e visioni del calcio femminile: «Vogliamo diventare un punto di riferimento alternativo, combinare sindacato e offerta di servizi. Non come fa l’Aic»

«Per cambiare un sistema servono le rivoluzioni, e io credo che il nostro calcio abbia bisogno di una rivoluzione culturale». Ha le idee chiare Beppe Dossena, centrocampista campione del mondo al Mundial del 1982 e primo presidente di Assocapp, nuovo soggetto che si propone di dare rappresentanza sindacale a lavoratori e lavoratrici del mondo del pallone sfidando Aic (Associazione italiana calciatori) e Aiac (Associazione italiana allenatori calcio). L’obiettivo è «rimettere i calciatori al cent

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