Un’estate fa la Nazionale, o meglio la Nazione, lo convocava a salvare il Mondiale e i romanisti in coro dicevano: «È solo nostro». Dieci mesi dopo ha fatto capire che era stanco di ascoltare le lamentele del generale Gasperini (un virtuoso dell’alterco, visti i precedenti), così si è tolto la divisa. Chi aveva ragione? I Friedkin non si sono preoccupati di ristabilire l’onore delle armi. Ma per esistere, Ranieri non ha mai avuto bisogno di liberarsi di un’ombra. Era lui che la proiettava. Qualcuno si è illuso di cancellarla. Andrà peggio
Il fidanzato di mia zia tifava per il Catanzaro. Il fidanzato di mia zia viveva per il Catanzaro. Il fidanzato di mia zia, mia zia non la vedeva proprio. Aveva occhi solo per il Catanzaro ed era sempre in viaggio. Trenta trasferte, 60 treni, l’ossessione dialettica, non domabile, nei brevi scampoli di presenza in famiglia: «Il capitano è nato nella tua città», mi diceva. «E la mia squadra ha gli stessi colori della Roma». Io tifavo già per la Lazio e dal fidanzato di mia zia non volevo altro che

