Originario della Calabria, da bambino si era trasferito negli Stati Uniti dove aveva fatto fortuna. Nel 2019 ha rilevato la società toscana, che ha condotto a due finali europee e una di Coppa Italia, senza però vincere trofei. L’eredità più importante è il Viola Park, il più grande centro sportivo in Italia e fra i maggiori d'Europa. Il più grande rimpianto? Il nuovo stadio
«Tutte le aziende attraversano momenti difficili, ma la lungimiranza di chi guida una società sta proprio nel trarre insegnamento dai momenti bui per poter uscirne insieme più forti. Io non ho mai mollato in nessuna delle mie attività e a maggior ragione non lo farò adesso». Era l’11 dicembre 2025 e con queste parole, in un’intervista concessa a La Nazione, Rocco Commisso analizzava l’anno complicatissimo della sua Fiorentina, a rischio retrocessione, e confermava di non avere alcuna intenzione di cedere il club viola nonostante le voci e la situazione di classifica della squadra toscana.
Poco più di un mese dopo, nella notte tra venerdì 16 e sabato 17 gennaio, dagli Stati Uniti è arrivata la notizia della scomparsa del presidente italoamericano della Fiorentina. Commisso aveva 76 anni e da tempo stava conducendo una battaglia contro i gravi problemi di salute che lo avevano costretto a stare lontano dall'Italia e da Firenze nel 2025. Negli ultimi tempi, però, non c'erano stati segnali di un aggravamento delle sue condizioni.
«Con grande dolore e tristezza», si legge in una nota diramata dal club, «la famiglia Commisso con la moglie Catherine, i figli Giuseppe e Marisa e le sorelle Italia e Raffaelina, comunicano la scomparsa del Presidente Rocco B. Commisso. Dopo un prolungato periodo di cure, il nostro amato presidente ci ha lasciati e oggi tutti ne piangiamo la scomparsa».
E così nel giorno del dolore, tutta la città non può che interrogarsi su cosa succederà adesso: la famiglia Commisso deciderà di continuare a gestire la Fiorentina, o la scomparsa del patron faciliterà la decisione di passare il testimone?
«Chiamatemi Rocco»
Il magnate italo-americano, originario di Marina di Gioiosa Ionica, in Calabria, da bambino si era trasferito con la famiglia negli Stati Uniti per poi fondare, dopo la laurea, Mediacom, un'azienda che è diventata un colosso mondiale nei sistemi via cavo.
Ha acquisito il club viola il 6 giugno del 2019 dalla famiglia Della Valle per una cifra intorno ai 170 milioni di euro. Da allora, la squadra è riuscita ad arrivare due volte in finale di Conference League e una volta in finale di Coppa Italia, non riuscendo però mai a riempire la bacheca e a portare un trofeo a Firenze che manca dal 2001.
La scorsa estate la società viola aveva investito più di 92 milioni di euro sul mercato, alla ricerca di un salto di qualità che però non è arrivato. Oggi la squadra è in zona retrocessione, in una situazione preoccupante ma, rispetto a qualche mese fa, in leggero miglioramento.
Appassionato di calcio da sempre, Commisso era già entrato in questo mondo con i New York Cosmos nel 2017. «Io sono un tifoso, chiamatemi Rocco», le prime parole che pronunciò rivolgendosi ai fiorentini quando lo accolsero allo stadio Franchi per la presentazione ufficiale. Sotto la sua gestione, la viola ha vissuto momenti di soddisfazioni e altri di delusioni, con tanti cambi in panchina: Vincenzo Montella, Giuseppe Iachini, Cesare Prandelli, Vincenzo Italiano, Raffaele Palladino, Stefano Pioli e adesso Paolo Vanoli. Aveva affidato l'organizzazione della società a Firenze all'amico e braccio destro Joe Barone, nel ruolo di direttore generale, la cui improvvisa scomparsa, il 19 marzo 2024, gli procurò un dolore immenso lasciandogli un vuoto incolmabile.
Al di là dei risultati sportivi - tra i suoi obiettivi c'era quello di riportare la Fiorentina almeno in Champions League - ha creato il Viola Park, il più grande centro sportivo in Italia e fra i maggiori d'Europa che porta il suo nome, 22 ettari a Bagno a Ripoli in cui si allenano la prima squadra, quelle femminili e le giovanili. Un investimento da 120 milioni di euro.
Commisso avrebbe voluto anche costruire un nuovo stadio, una lunga battaglia che non è riuscito a vincere («È stato il mio più grande fallimento», diceva) come quella con la malattia che negli ultimi mesi lo ha tenuto sempre più lontano da Firenze e dall'Italia.
«Ora è tutto maledettamente chiaro. Tutto ha una logica e una ragione. Quel silenzio, quelle voci che circolavano insistentemente sulle condizioni di salute avevano fatto insospettive e preoccupare i tifosi viola, ma nessuno aveva certezze. Tutto viaggiava sul “sentito dire” ma ogni giorno che passava i segnali purtroppo andavano tutti in un'unica direzione. Il calcio in questo momento, i diversi modi di intendere il gioco più bello del mondo, insomma tutto passa in secondo piano. Buon viaggio presidente», scrive in una nota il Centro Coordinamento Viola Club.
«Siamo vicini alla famiglia Commisso e alla Fiorentina per questa dolorosa scomparsa. Rocco Commisso ha lasciato un segno indelebile nel calcio italiano, lo ricorderemo sempre per il suo entusiasmo e per la sua visione. È stato un punto di riferimento importante anche nel percorso di rinnovamento che stiamo portando avanti, non mi ha mai fatto mancare la sua condivisione e la sua amicizia», afferma il presidente della Figc Gabriele Gravina. In sua memoria verrà osservato un minuto di silenzio su tutti i campi questo weekend.
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