Sorriso timido e carisma immenso, arrivato dal Senegal nel 2007, a Bologna guida un gruppo molto giovane: «È la città giusta per la mia carriera. I miei genitori sono venuti dall’Africa in Europa per cambiare la vita economica dei figli, hanno fatto di tutto per me. Io negli Usa come Niang? Sono felice per lui. Ci penso, ma la felicità è essere in pace con sé stessi»
Palestra Porelli, Bologna. Ora del tramonto. Momo Diouf sbuca da dietro l’angolo. L’asciugamano in testa, il passo lento, l’aria indolente. «Stai bene senza treccine», sorride Manuela dell’amministrazione. «Un taglio netto. Dopo otto anni ho detto basta, mi ero stancato e mi sono rasato». Ma Diouf non è tipo da decisioni affrettate. Sa aspettare il suo turno. E sa riflettere. «Ho pensato che la mia vita è stata condizionata dall’altezza: se non fossi stato alto 2.10 avrei fatto altro». La Virtus

