A dieci anni dallo strepitoso successo nell’omnium ai Giochi di Rio, l’ex campione olimpico racconta il significato di quella vittoria e l’eredità lasciata alla pista italiana: «Oggi siamo una potenza». Da team manager azzurro, guarda a Los Angeles e alla strada: «Non facciamo l’errore di mettere troppa pressione sui giovani». Ma avverte: «La sicurezza sta diventando un massacro»
Era il 15 agosto 2016 quando Elia Viviani rideva e piangeva sulla pista di Rio de Janeiro con l’oro al collo. In tribuna c’erano i suoi genitori, Elena e Renato, al primo viaggio transoceanico della loro vita. Da quel trionfo è nata una generazione di corridori che, come Viviani, hanno scelto di alternare pista e strada, diventando sempre più forti. È l’eredità più pesante del fenomeno Viviani, che alla fine della stagione scorsa ha lasciato il professionismo e adesso è il team manager delle naz