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Tra riconoscimenti e forzature, il motorsport prova a diventare anche un affare per donne

Doriane Pin, campionessa 2025 della F1 Academy (foto Ansa)
Doriane Pin, campionessa 2025 della F1 Academy (foto Ansa)
Doriane Pin, campionessa 2025 della F1 Academy (foto Ansa)

Il problema non è che le donne non sono abbastanza brave. Il problema è che il motorsport moderno non è mai stato progettato per scoprire se possono esserlo. Mancano gli strumenti, le strutture, i numeri (ovvero il bacino d’utenza, ristrettissimo), la cultura. L’esperienza della F1 Academy

In occasione del GP australiano di F1 dello scorso weekend, la curva 6 dell’Albert Park di Melbourne è stata intitolata ad Hannah Schmitz e Laura Müller, rispettivamente responsabile delle strategie di gara Red Bull e ingegnera di pista di Esteban Ocon in Haas. Un’iniziativa che fotografa alla perfezione l’attuale situazione tra mondo femminile e motorsport, in bilico tra sincera volontà inclusiva e (necessaria) forzatura. Perché se da un lato il lavoro svolto in questi anni da Schmitz è di prim

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