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Ottant’anni fa l'Italia ripartì dal Giro. Il ciclismo univa, oggi è tutto diverso

Al Giro della rinascita si iscrissero 79 corridori, lo finiranno in quaranta: vinse Gino Bartali davanti a Fausto Coppi
Al Giro della rinascita si iscrissero 79 corridori, lo finiranno in quaranta: vinse Gino Bartali davanti a Fausto Coppi
Al Giro della rinascita si iscrissero 79 corridori, lo finiranno in quaranta: vinse Gino Bartali davanti a Fausto Coppi

Nel 1946 la Corsa rosa era la fotografia di un paese lacerato da 19 mesi di guerra civile che iniziava a costruirsi un futuro. Muoversi da nord a sud fu una scommessa vinta, nonostante 8.256 km di strade statali inagibili e 2.972 ponti distrutti. Nel 2026, mentre la 109ª edizione parte dalla Bulgaria, da noi lo sport popolare per eccellenza ha perso la centralità che aveva

Il ciclismo è lo sport che più di tutti somiglia a un lavoro: fatica, sudore, viaggio. Lo stesso concetto di pedalare è un sinonimo di muoversi, di darsi da fare. È quello che fa l’Italia alla fine della guerra, e il Giro d’Italia del 1946 è la fotografia di un paese devastato che si rimette in moto. Nessuno sport come il ciclismo contiene tutto quello che cerchiamo quando abbiamo bisogno di uscire da un isolamento, da una prigionia o da una dittatura: una fuga solitaria, una volata per la vitto

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