La nazionale caraibica torna dopo oltre 50 anni. Il paese è in gran parte controllato da una confederazione di gruppi armati: «Ospedali, scuole, aeroporti, strade: vogliono radere al suolo ogni cosa», spiega la giornalista Sandrine Exil. Per molti giocatori figli della diaspora il pallone diventa un simbolo di resistenza e identità. Per milioni di cittadini, la squadra rappresenta una speranza alternativa alla violenza e a una storia fatta di instabilità politica, colpi di stato e catastrofi ambientali
Come si gioca una partita senza stadio? Come fa una nazionale a scendere in campo se le bande armate controllano la capitale? O a qualificarsi ai Mondiali se l’allenatore non è mai entrato nel paese perché «troppo pericoloso»? Eppure la nazionale di Haiti ci è riuscita e, per la prima volta dopo più di 50 anni, parteciperà alla Coppa del mondo. Nella notte tra sabato 13 e domenica 14 giugno la prima partita contro la Scozia. È un risultato storico, primo perché Haiti non partecipa ai Mondiali da

