In un secolo hanno divertito ed emozionato in 124 paesi: dalla Berlino divisa dal muro all’Urss, per la gioia di Krusciov; dall’Aquila post terremoto al Sudafrica davanti a Mandela. Una festa collettiva fatta di 27mila partite, 150 milioni di fan nel mondo e tante iniziative benefiche. Non è l’America in tournée, ma una lingua universale che prende il basket, lo piega alla fantasia e lo restituisce al pubblico, fatto di grandi e piccini, sotto forma di meraviglia. E che fino al 19 aprile è in tour in Italia
Anche per gli Harlem Globetrotters il mondo si è fatto più piccolo. In un secolo di vita hanno viaggiato tanto e si sono esibiti di più: in 124 paesi su 195, mica male. Iraq, Kuwait, Bahrain, Gibuti, Qatar. Hanno portato le loro schiacciate a Berlino Ovest, nel ’51, all’Olympiastadion, in risposta al Festival Mondiale della Gioventù che aveva riunito migliaia di giovani comunisti a Berlino Est. E poi in Urss, a Mosca, negli anni Sessanta. Con la Pravda che scrisse: «Questa non è pallacanestro».


