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Homeless World Cup, l’altro Mondiale che restituisce dignità a chi pensava di aver perso tutto

L'edizione femminile del 2025 ha visto il successo dell'Uganda (Foto Anita Milas/Homeless World Cup)
L'edizione femminile del 2025 ha visto il successo dell'Uganda (Foto Anita Milas/Homeless World Cup)
L'edizione femminile del 2025 ha visto il successo dell'Uganda (Foto Anita Milas/Homeless World Cup)

C’è un’altra Coppa del mondo di calcio. E si gioca per ricominciare a vivere. Così il pallone diventa uno strumento di inclusione, costruisce percorsi di riscatto, crea legami, opportunità e fiducia per migliaia di persone ai margini della società: «Non sappiamo mai quanto bene farà, in futuro, una persona a cui viene data una seconda possibilità». Un movimento oggi presente in 75 paesi che ricorda la funzione più elementare dello sport: non produrre campioni, ma restituire dignità

SACRAMENTO – Quando Lisa Wrightsman entra in campo in Brasile per la Homeless World Cup è sobria da nove mesi. È il 2010 e fino a pochi mesi prima stava cercando di uscire dalla dipendenza da droga e alcol in un centro di riabilitazione di Sacramento. Oggi dirige Street Soccer nella stessa città, il programma che utilizza il calcio come strumento di inclusione sociale per persone senza dimora e altre categorie vulnerabili, e ogni anno lavora con circa duemila persone. «Non sappiamo mai quanto be