intervista

Discussione teologica con Juan Villoro: «La Fifa di Infantino ha un merito, farci sapere dove si annida il male»

Lo scrittore messicano racconta il Mondiale tra letteratura, politica e pallone: da Messi «bravo ragazzo per caso geniale» a Maradona profeta del dio-pallone, fino agli attacchi a Infantino e Trump. Un viaggio tra poesia e prosa calcistica, miti, tifoserie e il futuro di un gioco che continua a spiegare il mondo. La disillusione sugli atleti di oggi: «Difficile trovare eroi civici come Drogba, Sócrates, Caszely o Mané»

Per Roberto Bolaño era uno dei difensori della stravaganza, anche se leggendo Juan Villoro si ha l’impressione di vedere Johan Cruijff girarsi di tacco. Nello scrittore messicano convivono l’avventura di Werner Herzog, il mondo lisergico di Burroughs, la fantasia di Italo Calvino e la profonda leggerezza di Roberto Fontanarrosa quando parla di calcio. Se gioca il Messico, da bambino infinito, mette la maglia della nazionale senza paura di dire che il pallone governa il suo umore. Alla fine delle