Venerdì la nuova edizione, dopo due anni di stop, ma per chi si trova a Gaza sarà impossibile arrivarci. Il percorso costeggia il muro costruito da Israele, tra zone bombardate e checkpoint: è da fare due volte perché non esistono 42,195 km consecutivi liberi. «Non è una gara, mostra la nostra storia», racconta la direttrice generale Eitedal Ismail. Quest’anno sono donne metà degli iscritti: «Lottiamo per i nostri diritti anche nello sport», dice Duna Kafri
«Oh, le strade...Mio dio! Le mie scarpe da corsa si rovinano in pochissimo tempo. Devo cambiarle ogni mese e mezzo. Noi non abbiamo piste per correre e le strade sono tutte distrutte». Lisa Amer, 37 anni, vive a Ramallah dove lavora come contabile in un’azienda. Tra le prime donne a fare boxe in Palestina, dal 2020 si allena regolarmente nella corsa. L’8 maggio parteciperà alla Maratona palestinese che si terrà a Betlemme: qui i corridori dovranno percorrere la stessa distanza due volte perché,

