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Canta e piange il Messico: il Mondiale di calcio tra festa e desaparecidos

A Guadalajara sono giorni di dissociazione: l’euforia della Coppa del mondo convive con le ferite aperte dei cartelli. Accanto ai tifosi e agli schermi Fifa, le madri cercano resti dei figli e un bambino cresce orfano, mentre il business del torneo copre povertà, paura e complicità istituzionali

GUADALAJARA – La donna è corpulenta, braccia possenti, testa incassata dentro le spalle larghe. La pelle scura, le mèches rosse sbiadite, i vestiti lisi, lo smalto scrostato, le scarpe sdrucite: tutto dice che è povera. «Mia figlia è scomparsa nel rancho Izaguirre. Ci era arrivata per un’offerta di lavoro come personale di sicurezza, badava da sola a suo figlio e voleva un salario più alto. Una volta lì, ha scoperto di che cosa si trattava: arruolarsi nel Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG)