quando il calcio incrocia i conflitti

Dal Duce a Trump: i Mondiali non hanno mai smesso di sfidare la storia

Giuseppe Meazza prima della finale dei Mondiali 1939 contro l'Ungheria a Parigi: indossa la maglia con il fascio littorio, utilizzata durante il fascismo (FOTO ANSA/RAI-TG1)
Giuseppe Meazza prima della finale dei Mondiali 1939 contro l'Ungheria a Parigi: indossa la maglia con il fascio littorio, utilizzata durante il fascismo (FOTO ANSA/RAI-TG1)
Giuseppe Meazza prima della finale dei Mondiali 1939 contro l'Ungheria a Parigi: indossa la maglia con il fascio littorio, utilizzata durante il fascismo (FOTO ANSA/RAI-TG1)

Nata dall’intuizione pacifista di Jules Rimet dopo la Grande Guerra, la Coppa del mondo ha attraversato quasi un secolo di dittature, rivalità diplomatiche, propaganda e crisi geopolitiche. Dall’Italia fascista all’Argentina dei militari, fino alle controversie che accompagnano l’edizione nordamericana, il pallone si conferma specchio del proprio tempo

Quando Jules Rimet immaginò la Coppa del Mondo, il suo primo pensiero fu alla pace. L'avvocato francese che nel 1930 diede vita al primo Mondiale aveva combattuto nelle trincee della Prima guerra mondiale. Tornato a casa dopo quattro anni al fronte si convinse che il calcio potesse offrire qualcosa che la politica non era riuscita a garantire: uno spazio in cui le nazioni potessero incontrarsi in un campo diverso da quello di battaglia. Quasi un secolo dopo, la 23esima edizione si apre in un con

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