Nel 1994 gli Stati Uniti ospitavano una competizione percepita come estranea e il quadro internazionale sembrava avviato verso una nuova cooperazione: Washington celebrava la fine della Guerra fredda, il football cercava spazio nel mercato statunitense. Oggi i capitali americani influenzano campionati e club di mezzo mondo, mentre guerre, alleanze e rapporti di forza raccontano un ordine globale molto più fragile. Un ritorno che misura la distanza tra due epoche
Il déjà-vu è talmente forte da diventare quasi straniante. Perché 32 anni dopo il Mondiale torna negli Stati Uniti portandosi dietro le stesse, identiche, parole. Si tratta di termini vecchi e nuovi insieme, chiamati a descrivere una realtà che nel corso di tre decenni è mutata profondamente, fino ad assumere significati talvolta opposti. Era il 17 giugno del 1994, un venerdì. Il calcio entrava in pompa magna in quello che era il regno del soccer. A dargli il benvenuto c’era un pallone formato k

