il corpo come manifesto e il tennis come linguaggio di libertà

Quando un abito cambia le regole: Naomi Osaka e la politica dell'estetica

Dalle mascherine per Black Lives Matter al racconto della depressione, dalla maternità agli abiti che trasformano ogni ingresso in campo in un'affermazione di libertà, la campionessa giapponese ha allargato i confini del ruolo dell'atleta. La sua storia dimostra che performance, vulnerabilità ed espressione creativa possono diventare un atto politico

Wimbledon, il torneo in bianco, lo Slam con il dress code. Gli inglesi lo chiamano The Championships, come se non esistesse altro tennis al mondo. Lì il bianco non è solo un colore, ma un messaggio che si tramanda dal 1877 quando, in piena età vittoriana, rappresentava la rispettabilità borghese inglese, il privilegio di chi poteva permettersi di non mostrare la fatica, di non portare sul corpo le tracce del lavoro. Da quei presupposti nasce la norma che impone ai giocatori abbigliamento e acces